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Liturgia

Riflessione sulla solennità della Madre di Dio

Rosario Dara · 11 anni fa

L’anno è la misura umana del tempo. Il tempo ci parla del “trascorrere”, al quale è sottoposto tutto il creato. L’uomo è consapevole di questo trascorrere. Egli passa non soltanto nel tempo, ma parimenti “misura il tempo” del suo trascorrere: tempo fatto di giorni, settimane, mesi e anni. In questo fluire umano c’è sempre la tristezza del congedo dal passato e, insieme, l’apertura al futuro.

Proprio questo congedo dal passato e questa apertura al futuro sono iscritti, mediante il linguaggio e il ritmo della liturgia della Chiesa, nella solennità del Natale del Signore.

Il primo giorno del mese di gennaio è anche l’ultimo giorno dell’ottava di Natale. La grande festa dell’incarnazione del Verbo eterno continua ad essere presente in esso e in un certo senso vi risuona con un’ultima eco.

La nascita parla sempre di un inizio, dell’inizio di ciò che nasce. Il Natale del Signore parla di un singolare inizio. In primo luogo parla di quell’inizio che precede qualsiasi tempo, del principio che è Dio stesso, senza inizio. Durante questa ottava siamo stati posti ogni giorno davanti al mistero della perenne generazione in Dio, del mistero del figlio generato eternamente dal Padre: “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato”.

In questi giorni siamo stati, poi, in modo particolare, testimoni della nascita terrestre di questo Figlio. Nascendo a Betlemme da Maria Vergine come Uomo, Dio-Verbo, accetta il tempo, per entrare nella storia e sottoporsi alla legge del fluire umano. Con Lui ha fine il tempo di attesa, si chiude il passato con l’antica alleanza per aprire l’avvenire con la nuova alleanza della grazia e della riconciliazione con Dio. è l’“Inizio” del tempo nuovo e ogni nuovo anno partecipa di questo “Inizio”: ogni nuovo anno è perciò l’anno del Signore.

Ma la nascita del Signore trova sempre la sua risonanza più profonda nella divina maternità della Vergine Maria, perciò quest’ultimo giorno dell’ottava di Natale, che è contemporaneamente il primo dell’anno nuovo, è dedicato alla Madre del Figlio di Dio. In questo giorno veneriamo la sua divina maternità: Maria è Madre di Gesù, Madre della Persona Eterna del Verbo, dal momento della sua concezione nel seno verginale. Poiché Gesù Signore è il Figlio di Dio, ed è nato da Lei per quanto attiene alla sua umanità, a giusto titolo Maria è detta Madre di tutta la Persona, non solo della sua umanità. Da questo mistero tutti gli altri titoli: Madre della Grazia, della Redenzione, della Chiesa.

San Paolo sulla Madre di Gesù ha una sola frase: "Nato da Donna", che la seconda lettura di questa solennità riporta. Questa frase è grande quanto tutto il Vangelo, poiché afferma e proclama la verità dell'umanità di Gesù, la verità dell'essere la “Donna” Madre del Verbo della vita.

Alla “Donna”, Madre di Dio, la Chiesa ci affida oggi, perché l'anno che inizia sia per ogni fedele santo, sia santificato dalla sua materna intercessione, dal suo solerte aiuto in favore dei discepoli che credono nel suo Figlio Gesù.

Il nuovo anno, liturgicamente, non è solo posto dalla Chiesa sotto il manto materno della Vergine Madre, ma anche sotto la benedizione di Dio.

La benedizione dona, nella fede di chi la riceve, protezione, pace, propiziazione. La storia è come il deserto, piena di insidie, di pericoli, di tentazione, così ci lascia intendere la vicenda storica del popolo d’Israele riportata nella prima lettura; lo scoraggiamento potrebbe impossessarsi dei cuori e renderli pusillanimi, pavidi, arrendevoli al male, impedendo così il loro cammino verso il regno.

La benedizione di Dio è fortezza, sicurezza, stabilità, certezza di non essere soli, infonde coraggio, determinazione; con essa si può percorrere la via della liberazione. La benedizione è talmente potente da fare l'uomo bene, nell'anima, nello spirito e nel corpo; è capace anche di miracoli, sempre che l'uomo creda nella potenza di una parola detta nel nome del Signore.

La benedizione di Dio è per il mondo intero la via della pace e della vita. Se l'uomo vuole la vita deve rientrare nella benedizione di Dio: "Ti benedica il Signore e ti protegga". Ma nella vita si entra, e la si possiede, nell'osservanza dei Comandamenti. La vita è nell'obbedienza a Dio, la morte invece è nella trasgressione del precetto del Signore.

Ed è Cristo la vita di ogni uomo. Se l'uomo potesse avere in sé la vita, Cristo sarebbe non necessario, non salvatore, non redentore, oppure un salvatore, un redentore, un benefattore dell'umanità. Mentre Egli è “il Redentore”, “il Salvatore”, “la Vita”, “la Verità”, “la Via”, “la Giustizia”, “la Pace”, “la Misericordia”, “la Risurrezione”, “la fede”, “la nostra vittoria”, “il futuro eterno”, “il presente”. Entrare nella vita è essere suo corpo, è far parte di Lui, come tralcio della Sua vite. Che nessuno creda al falso profetismo che vuole e propone la vita senza Cristo e senza Dio.

Fin dal suo inizio anche l’anno 2014 è misura del tempo nuovo, iscritto nel mistero della nascita di Dio!

Iniziamo questo nuovo anno con rinnovato impegno cristiano nell’identificarci a Cristo Gesù, portando avanti la sua missione di salvezza, invocando la benedizione di Dio e la protezione della Madre sua.

Iniziamo bene il nuovo anno, incamminiamolo sulla via della vita, pena la caduta nella passività, nella inerzia, nel sonno morale, nella morte spirituale, nella sterilità.