Per mezzo di Isaia, il Signore fa sapere che non vuole un culto vuoto, fatto di parole, di argomentazioni fini, di progettualit� sterile; Egli comanda l'amore concreto, reale, fattivo, operativo. Dio � amore e l'uomo fatto a sua immagine deve concretamente amare, fatti-vamente operare, deve sentire l'altro parte di se stesso, bisognoso, nella necessit�, nell'afflizione, nell'urgenza. La fame, la sete, la nudit� del prossimo si assume e si risolve. Dio si � fatto povero chiede una briciola di pane che tutti possono dare, nessuno � cos� povero da non avere un tozzo di pane. Ogni uomo, d�altronde, � sempre �un povero e un bisognoso", in ordine alla vita che ha avuto in dono da Dio. Il Signore risponder� sempre secondo quanto ha dato a chi ha risposto a Lui; a chi ha ascoltato il Suo grido di aiuto, lo a-scolter� e lo esaudir�.
Sempre nella Scrittura � raccomandata l'opera; questa rende credibile il discepolo di Ges� che opera secondo il volere del Signore: "Vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro celeste". Le opere che l'uomo deve vedere dal discepolo di Ges� sono: la giustizia, la misericordia, la mitezza, la povert� in spirito, l�amore e la carit�, la fortezza nelle tribolazioni, la grande speranza, il distacco dalle cose di questo mondo, ma soprattutto il grande amore per il Padre celeste e la filiale fiducia ed abbandono in Lui.
Ges� vuole che i suoi discepoli siano per il mondo intero il sale della sapienza, la luce della verit�; li vuole uomini della saggezza e della conoscenza spirituale. Per questo occorre che il discepolo di Ges� trasformi in opera buona la sua nuova essenza ricevuta nelle acque del battesimo per opera dello Spirito Santo; egli deve ardere facendo divenire l�olio nuovo con il quale lo Spirito Santo lo ha unto, luce perenne di giustizia, di verit�, di amore, di carit�, solidariet� e condivisione. � proprio del cristiano modificare la sua nuova essenza di luce e di sale in opera di bene.
Nel Vangelo di questa domenica, Ges� Signore definisce i suoi discepoli �il sale della terra e la luce del mondo�: Ges�, circondato da una grande folla, sta ammaestrando i suoi discepoli (cf. Mt 5,1), e proprio ad essi, quasi all�improvviso, dice non che �devono essere�, ma che �sono� il sale della terra e la luce del mondo. Si direbbe, insomma, che Egli, senza escludere ovviamente il concetto di dovere, designi una condizione normale e stabile del discepolato: non si � suoi veri discepoli, se non si � sale della terra e luce del mondo.
Facile, d�altra parte, � l�interpretazione dell�immagine del sale e della luce: il sale � quella sostanza che si usa per dar sapore alle vivande e per preservarle, altres� dalla corruzione. Il discepolo di Cristo, dunque, � sale nella misura in cui offre realmente agli altri uomini, anzi all�intera societ� umana, qualcosa che valga come un salutare fermento morale, qualcosa che insaporisca e tonifichi. Fuori di metafora, un tale fermento non pu� essere che la virt� o, pi� esattamente, il complesso di quelle virt� cos� bene indicate nella serie precedente delle Beatitudini.
Riguardo all�immagine della �luce� si presenta fin da subito come complementare ed integrativa rispetto all�immagine del sale: se questo suggerisce l�idea della penetrazione in profondit�, quella suggerisce l�idea della diffusione nel senso dell�estensione e dell�ampiezza.
Il cristiano dunque, per essere fedele discepolo di Cristo maestro, deve illuminare col suo esempio, con le sue virt�, con quelle �belle opere�, di cui parla l�odierno testo evangelico (Mt 5,16) e che gli uomini sono in grado di vedere. Egli deve illuminare proprio perch� � seguace di Colui che � �la vera luce, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo� (Gv 1,9) e che si autodefinisce �luce del mondo� (Gv 8,12).
Cristo vuole che il cristiano si rivesta di questa sua nuova natura, e che viva in conformit� ad essa tutti i giorni e gli attimi della sua esistenza, cos�, se compie questa trasformazione, sar� visto diverso, differente, porr� il mondo in questione, far� elevare agli uomini un inno di lode e di glorificazione per il Padre dei cieli, altrimenti essi mancheranno della prova della fede che il cristiano � tenuto a dare e sono posti nell�impossibilit� di aprire il loro cuore alla verit�.
Sovente purtroppo la luce non � la nuova natura del cristiano e neanche la sua parola, poich� la parola pronunciata � frutto della sua natura non trasformata.
Quando il cristiano si fa non-luce, anche la sua parola diventa non-verit�. Dio non pu� pi� illuminare il mondo della Sua luce di salvezza. Oggi si parla, si annunzia, si catechizza, si evangelizza; c'� anche come una mobilitazione per la nuova evangelizza-zione. Ma se ci� viene fatto dal cristiano non-luce, abbiamo una parola detta che non genera verit�. La prima riforma cristiana � il nostro passaggio dalle tenebre alla luce.
La legge della salvezza vuole che salvi chi si � lasciato salvare da Dio e che illumini colui che in Cristo � divenuto luce delle nazioni. Il Vangelo non conosce altre vie per la salvezza del mondo. � il discepolo-luce la via della salvezza.