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Vita diocesana

UCID Lamezia: dal codice dei contratti pubblici allo sviluppo dell'impresa

Si è tenuto venerdì 15 giugno presso la Sala Giovanni Paolo II del Seminario Vescovile di Lamezia Terme, alla presenza del Vescovo Monsignor Luigi Cantafora, il convegno dal titolo “Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici: contributi per una revisione critica”, organizzato dalla sezione lametina UCID unitamente alla sezione locale del Movimento Forense.

Scopo dell’evento l’approfondimento e la discussione di alcune delle criticità relative all’interpretazione e all’applicazione dell’attuale Codice dei Contratti Pubblici, disciplinato dal D.lgs 50/2016, la cui entrata in vigore ha determinato una elevata flessione delle procedure di gara bandite dalla Pubblica Amministrazione ed effetti negativi sull’economia interna con grave sofferenza delle imprese che prestano la propria attività soprattutto a favore della P.A.

Il convegno, introdotto e moderato dall’avv. Caterina Apostoliti, Presidente delle sezioni locali del MF e dell’UCID, ha visto la partecipazione di relatori di elevato spessore: il Consigliere Nicola Durante, Presidente di sezione del Tar Calabria, il Prof. Avv. Fabio Saitta dell’Università della Calabria e l’avv. Francesco Balsamo (Confindustria Cz).

Alta e qualificata la presenza del pubblico, composto da imprenditori, professionisti legali e tecnici e dirigenti pubblici tutti interessati e attenti sino alla fine, a dimostrazione della esigenza fortemente sentita di approfondire la conoscenza della nuova disciplina e chiarire la portata di alcune norme fondamentali spesso oscure.

“L’UCID ritiene che non si possa rimanere inerti innanzi a un problema che coinvolge imprese, lavoratori e famiglie, ovvero quel bene comune che costituisce uno degli scopi statutari dell’associazione” ha dichiarato la Presidente dell’Unione, che si è detta pienamente soddisfatta della chiave non meramente critica, ma propositiva con cui si è trattato l’argomento, in ossequio al principio di sussidiarietà orizzontale mutuato dalla Dottrina Sociale della Chiesa ed entrato ormai a far parte del diritto Comunitario e Interno. La Presidente ha poi assicurato che “l’evento è il primo di altri che seguiranno e che tratteranno settori specifici del Public Procurement con l’obiettivo di accompagnare gli imprenditori e i professionisti in questo percorso ad ostacoli e aiutarli ad affrontare le criticità di maggiore impatto determinate dalle difficoltà interpretative di un codice oggetto di continua evoluzione e causa di forte incertezza”.

Da questo lavoro di analisi e di proposta l’UCID inizia a progettualità per sostenere l’impresa competitiva e lo sviluppo in Calabria.

Redazione · 3 mesi fa

Vita diocesana

Anche i gruppi del Vangelo lametini all'udienza generale con Papa Francesco

I “gruppi del Vangelo” animati dalla Tenda del Magnificat hanno partecipato in piazza S. Pietro all’Udienza Generale del mercoledì con papa Francesco. Ci siamo messi in cammino, da Nord a Sud, per ringraziare il Signore nel sessantesimo anniversario di fondazione della comunità della Tenda, nata nel 1957 a Milano con Costanza Badoni. Le parole pronunciate dal Santo Padre sul Battesimo sono andate al cuore della nostra esperienza: renderci sempre più consapevoli della nostra fede che è “la consegna di se stessi al Signore Gesù”.

Il ringraziamento ha raggiunto il culmine con la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Luigi Cantafora, nella Basilica di S. ro. Con lui hanno concelebrato il Vescovo di S. Benedetto del Tronto, Mons. Carlo Bresciani, e molti sacerdoti amici. Abbiamo respirato un clima di preghiera profonda e ci siamo sentiti accolti nel cuore della Chiesa; è stata per noi un’occasione preziosa per gustare la gioia di essere cristiani e la fraternità che i gruppi del Vangelo suscitano.

Un pellegrinaggio al quale ci siamo preparati per due anni, sia attraverso un memoriale dell’incontro di ciascuno di noi con il Signore nella sua Parola, sia mediante l’approfondimento del Credo, che abbiamo professato insieme presso la tomba del Principe degli Apostoli. Un pellegrinaggio concreto ma ancor di più interiore, un’esperienza di Chiesa e di comunione profonda con tutti i gruppi del Vangelo di S. Benedetto del Tronto, Pesaro, Crotone, Reggio Calabria, Cosenza, Bergamo, Cuneo, Roma, e con tanti altri amici che hanno condiviso con noi un tratto di storia.

Rientrati a Lamezia, il Vescovo Mons. Cantafora ci ha accolti in Episcopio per vivere un momento di condivisione e prolungare la gioia dell’incontro vissuto a Roma. Sentiamo profonda gratitudine per il nostro Vescovo che ha voluto e incoraggiato i Gruppi del Vangelo anche a Lamezia e ci accompagna con attenzione paterna.

Redazione · 4 mesi fa

Vita diocesana

Raduno delle famiglie della Diocesi con padre Ermes Ronchi

Nel suggestivo colle di Sant’Antonio, dove sembra essere fuori dal mondo, con uno sguardo verso il divino, Padre Ermes Ronchi ci ha fatto toccare con mano e gustare con il cuore il Vangelo della Famiglia.

Il “Raduno delle Famiglie” ha concluso l’anno pastorale con questo significativo momento: don Leonardo e don Antonio ci hanno introdotto al tema guidandoci per mano con la preghiera e i segni tangibili della presenza di Dio tra noi. La musica, il Coro Rorate Coeli, ancora di più, hanno disposto il nostro cuore all’ascolto della Parola narrata (in maniera direi concreta ma nello stesso tempo tanto elevata) di Padre Ermes.

L’esperienza di comunione vissuta nella diversità o meglio ancora come la chiama Padre Ermes “polifonia dell’esistenza e degli affetti”, ci ha fatto vedere una Chiesa vera, in cammino, al passo con i tempi, dove l’AMORE è ciò che più conta.

Noi crediamo in un Dio che ama. E l’Amore attraversa tutto e tutti: “Dio non sta in cielo, in terra e in ogni luogo, ma è dove tu lo fai entrare”. Dove è la tua casa, dove è la tua roccia.

Questo è il “mistero grande” che ci ha narrato il Padre: non c’è un amore spirituale e umano, c’è un unico Amore per usare le parole di Dante: “L’amor che muove il sole e le altre stelle”.

Allora lo sguardo verso gli altri, verso la moglie, il marito, i figli, non deve essere di giudizio, ma “lo sguardo di Dio”, uno sguardo d’amore, e “l’amore è buono quando c’è tenerezza e fedeltà”.

Queste due cose deve coltivare la coppia, la famiglia, nella fragilità che ci accompagna, nelle imperfezioni che ci appartengono, là è presente questo amore che unisce.

“Il matrimonio riesce se tra l’uomo e la donna c’è una terza persona, che è la fonte dell’amore”. Allora, ancor prima di amare mio marito/moglie sono consapevole che lui è amato da Dio. E’questo amore incarnato il “mistero grande”.

Don Lorenzo Milani nel suo testamento: “caro Michele, caro Francesco, cari ragazzi …. ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”. E così anche per una mamma, per un papà che amano i loro figli.

“Non siamo nel mondo per essere perfetti ma incamminati”. Così ricordiamo l’episodio di Gesù che alza lo sguardo verso Zaccheo e lo invita a scendere: “oggi devo fermarmi a casa tua”, desidero, ho bisogno di entrare nel tuo mondo, ancora di più “alla tua tavola che è il luogo dell’amicizia”.

E’Dio che è alla mia tavola, come un familiare, come una persona cara, un Dio alla portata di tutti. E Padre Ermes ci fa guardare il mondo che rincorre tre verbi maledetti: “Avere – Salire – Comandare. E Gesù oppone a questi verbi Dare – Scendere – Servire”.

L’uomo, la persona vive una vita cristiana piena solo se nel bisogno si apre all’altro, donando quando si china per guarire le ferite del povero, quando oppone alla logica del mondo il servizio, proprio come aveva fatto l’adultera con Lui, ora Lui lava i piedi ai suoi discepoli.

E, di seguito, Padre Ermes stila come “un decalogo” per le famiglie:

L’amore vero ti obbliga a diventare il meglio di ciò che puoi essere;

Sposarsi ogni giorno;

Oggi ti amerò, scelgo di amarti;

Non basta l’amore, ci vuole il terzo tra i due che è Dio;

Non dire mai, mi hai deluso;

Non siamo angeli, il gesto buono conta più del gesto cattivo;

Non lasciare appassire la tenerezza;

Salvare la memoria;

Io mi prendo cura della tua felicità;

Ogni famiglia scriva il suo, perché ogni famiglia è diversa dalle altre.

L’incontro è, poi, continuato con le domande poste a Padre Ermes da diversi Operatori, componenti della Consulta di pastorale familiare, nonché famiglie delle Parrocchie della Diocesi; le domande poste hanno riguardato le tematiche che oggi vive la famiglia nelle sue fragilità, nella sua ricchezza, nella sofferenza; domande relative ai diversi ambiti del servizio di pastorale familiare: pastorale ordinaria, percorsi per i fidanzati, servizi di sostegno alla fragilità, l’impegno di chi vive la spiritualità familiare in seno ai diversi movimenti e gruppi relativi e, ancora, la realtà dei nonni, la ricchezza del loro vissuto (tramite tra le generazioni precedenti e la presente).

Naturalmente, non è stato possibile che riprendesse le tematiche postegli e così Padre Ermes ci ha esortati a riprenderli e viverli nel cammino di servizio alla pastorale familiare della Diocesi e nel nostro quotidiano; di fronte alle fragilità della persona e della famiglia, le stesse, ha affermato, da ferite debbono da noi essere trasformate in feritoie, affinché la luce possa penetrarle e trasformarle in ricchezza e dono per la famiglia, per la comunità.

Il “Raduno delle Famiglie” si è concluso con l’intervento del nostro Vescovo, Mons. Cantafora, che ha sottolineato la responsabilità ad essere testimoni della bellezza della famiglia, risorsa per tutto l’uomo, per l’intera società.

Don Leonardo, infine, ha ringraziato, ancora una volta, Padre Ermes Ronchi, tutti noi presenti e coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di questo momento di comunione, di preghiera, nonché il Commissario Prefettizio e i Padri Cappuccini del Santuario per la loro accoglienza.

Redazione · 4 mesi fa

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Cantafora: “Dio ha un sogno per questa città. Lamezia non può essere dilaniata da interessi di parte”

“Mai come in questo tempo stiamo sperimentando, la debolezza della nostra città. Eppure la città è il nostro patrimonio. A cinquant’anni dalla sua fondazione, non possiamo considerarla come un anonimo agglomerato senza identità e dilaniata da interessi di parte. Dio ha un sogno per la nostra città. E il sogno di Dio è che la nostra città sia sempre più umana, più vivibile, più vicina a tutti. Ma, questo sogno di Dio ha bisogno dell’impegno di tutti noi”: E' stato uno dei passaggi centrali del messaggio alla città del vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, a conclusione della processione in onore di S. Francesco di Paola, nella giornata di ieri Il monito alla ricerca del bene comune e dell'unità di Lamezia, nel cinquantesimo anno della sua nascita, è ritornato nelle parole pronunciate dal presule a conclusione della processione del Santo paolano “il Santo dei miracoli, la cui fama resta intramontabile anche ai nostri giorni. Eppure questa nostra città non è tranquilla! Sembra che, come un torrente carsico, serpeggi sempre chi vuole seminare morte, odio, violenza e malaffare! In tutto questo, sembra a volte che la città abbia paura dei più deboli e che la tranquillità debba essere raggiunta mediante la tutela della potenza. Il problema è sempre l’altro, quando invece è radicato spesso nei nostri costumi!” Come nel corso della celebrazione eucaristica mattutina, Cantafora ha rinnovato l'appello all'unità di Lamezia “unità e ricerca del bene comune di cui questa città ha bisogno come il pane” e il pensiero “ai tanti giovani di questa città. Dobbiamo interrogarci su che futuro stiamo costruendo per loro”. Da qui l'invito accorato del presule a imparare da Francesco da Paola anzitutto “ la condivisione e la solidarietà con chi soffre. San Francesco ha vissuto questo valore cristiano con grande impegno, diventando voce dei più poveri e indifesi. Ha invitato e invita ancora oggi i suoi seguaci con queste parole: “Secondo le vostre possibilità, compirete le pie opere di misericordia a favore dei poveri, degli orfani, delle vedove e degli invalidi”. Per questa ragione i Vescovi italiani, anni or sono, ebbero a definire San Francesco di Paola “il Santo della carità sociale”. L’invito che il Santo ci fa è di creare legami di solidarietà!”.

Redazione · 4 mesi fa

Vita diocesana

Cantafora: “San Francesco faccia sorgere uomini e donne a servizio del bene comune della città”

“In questo giorno così speciale, a cinquant’anni dalla nascita di Lamezia Terme, vogliamo pregare per la nostra città. San Francesco era un eremita eppure ha saputo stare alla corte del re di Francia; era un uomo di preghiera ma si interessava delle vicende di tutti gli uomini. Chiediamo a lui che possano sorgere uomini e donne che si mettano a servizio del bene comune, del bene della città. Invochiamo da San Francesco la sua intercessione e gli chiediamo con quella confidenza fraterna, che la comune origine calabrese ci consegna, di ottenerci dal Signore, giorni di pace, colmi di opere di pace, benedetti dalla pace del Signore che invochiamo per noi, la nostra città e il mondo intero.” Così il vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora che questa mattina ha presieduta la concelebrazione eucaristica nella Chiesa Matrice di Sambiase, in occasione dei festeggiamenti di S. Francesco di Paola.

Nell'omelia, il vescovo indica nella vita di S. Francesco la testimonianza concreta che “i santi, non sono superuomini; ma sono uomini che hanno creduto all’amore che ha Dio per tutti gli uomini e per ogni uomo. San Francesco è uno straordinario Maestro di carità. Anche perché ci insegna, in maniera unica, l’attenzione e la vicinanza agli ultimi. Gli ultimi, carissimi fratelli miei, si sentono oggi più che mai abbandonati, sono senza voce, senza sostegno: non sanno a chi rivolgersi, dove bussare, come implorare, in che maniera vivere. Gli ultimi oggi sono diventati invisibili! E siamo chiamati ad andare proprio incontro a loro!”.

Dal presule un monito a ripensare il nostro atteggiamento verso gli ultimi, i piccoli, gli scartati della società. “Perché gli ultimi sono invisibili? Perché non sono visti e guardati in faccia dagli altri! L’indifferenza li circonda, il disprezzo e la vergogna li rende invisibili!” - ha aggiunto Cantafora - San Francesco ci ammonisce: «Sappiate che se ci nascondiamo al mondo, non ci possiamo nascondere davanti a Dio»; volendo dire: “possiamo far finta di non vedere, ma Dio vede che non abbiamo voluto vedere”. Se tra vicini non sappiamo vederci, stimarci e aiutarci a cosa serve stare insieme?” Da Cantafora un appello a a rinsaldare l'unità della città di Lamezia “che cresce solo se è capace di stare insieme”, a valorizzare e dare spazio ai tanti giovani competenti della comunità lametina.

Nel corso della concelebrazione, come da tradizione, il commissario straordinario Francesco Alecci, a nome della comunità, ha consegnato le chiavi della città nelle mani dell'immagine di S. Francesco, segno e preghiera di affidamento della città di Lamezia al Celeste Protettore della Calabria.

Redazione · 4 mesi fa