Stampa

San Francesco e la gente di mare. Cantafora: “L’amore ci sospinge, la paura ci paralizza”

Scritto da redazione. Postato in Vita diocesana

 

“In questi tempi è bene ricordare che San Francesco è patrono della gente di mare. È stato Pio XII a volerlo tale, ricordando quel fatto prodigioso avvenuto sullo stretto di Messina. Potrebbe essere un’immagine appropriata per questi nostri giorni in cui abbiamo tanta paura della gente del mare? Quantomeno dobbiamo riconoscere che San Francesco protegge anche loro! E questo patronato così alto, non gli può essere tolto!”.  Lo ha detto il Vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora a conclusione dei festeggiamenti di S. Francesco di Paola a S. Eufemia.

“Siamo in questa parrocchia attraversata senza sosta da “altri da noi”, sia calabresi, che italiani e stranieri, alcuni dei quali bisognosi di una parola, di un orientamento, di pane. Questa porzione di città non va trascurata, ma attenzionata, curata e promossa!  È la devozione ai santi che ci fa interessare degli uomini e delle donne del nostro tempo; questi irrompono nel nostro territorio bisognosi di sguardi di amore. E dove c’è amore lì c’è il Dio dei miracoli”, ha proseguito il presule invitando a guardare al carisma del Santo Paolano per imparare da lui l’amore verso Dio e verso il prossimo. “L’amore – ha aggiunto Cantafora - ci sospinge, mentre la paura ci paralizza! E la paura si materializza in diverse forme: paura dell’altro vicino, paura dello straniero, ma anche paura di gridare e denunciare le grandi ingiustizie di cui possiamo essere vittime noi o gli altri, che paralizzano la nostra città e il nostro territorio, impoverendole sempre di più.  Scegliere l’amore significa sconfiggere e mettere da parte ogni paura, ogni odio e ogni egoismo che non ci fa riconoscere i nostri fratelli e le nostre sorelle, vicini e lontani”.

Riferendosi in particolare alla realtà di S. Eufemia, Cantafora ha detto di “essere contento di vedere come la Parrocchia sia in grado di entrare in dialogo con il territorio e si stia facendo interprete del bisogno diffuso di non far piombare Sant’Eufemia in un degrado sociale e umano. Più è l’amore a farci avvicinare al prossimo, più la nostra comunità umana può crescere nel dialogo abbandonando la competizione e l’indifferenza, collaborando e non intralciandosi, costruendo città e prosperità a vantaggio non di pochi ma di tutti. Solo così ci sentiamo operatori del bene comune.”