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Raduno delle famiglie della Diocesi con padre Ermes Ronchi

Scritto da redazione. Postato in Vita diocesana

 

Nel suggestivo colle di Sant’Antonio, dove sembra essere fuori dal mondo, con uno sguardo verso il divino, Padre Ermes Ronchi ci ha fatto toccare con mano e gustare con il cuore il Vangelo della Famiglia.

Il “Raduno delle Famiglie” ha concluso l’anno pastorale con questo significativo momento: don Leonardo e don Antonio ci hanno introdotto al tema guidandoci per mano con la preghiera e i segni tangibili della presenza di Dio tra noi. La musica, il Coro Rorate Coeli, ancora di più, hanno disposto il nostro cuore all’ascolto della Parola narrata (in maniera direi concreta ma nello stesso tempo tanto elevata) di Padre Ermes.

L’esperienza di comunione vissuta nella diversità o meglio ancora come la chiama Padre Ermes “polifonia dell’esistenza e degli affetti”, ci ha fatto vedere una Chiesa vera, in cammino, al passo con i tempi, dove l’AMORE è ciò che più conta.

Noi crediamo in un Dio che ama. E l’Amore attraversa tutto e tutti: “Dio non sta in cielo, in terra e in ogni luogo, ma è dove tu lo fai entrare”. Dove è la tua casa, dove è la tua roccia.

Questo è il “mistero grande” che ci ha narrato il Padre: non c’è un amore spirituale e umano, c’è un unico Amore per usare le parole di Dante: “L’amor che muove il sole e le altre stelle”.

Allora lo sguardo verso gli altri, verso la moglie, il marito, i figli, non deve essere di giudizio, ma “lo sguardo di Dio”, uno sguardo d’amore, e “l’amore è buono quando c’è tenerezza e fedeltà”.

Queste due cose deve coltivare la coppia, la famiglia, nella fragilità che ci accompagna, nelle imperfezioni che ci appartengono, là è presente questo amore che unisce.

Il matrimonio riesce se tra l’uomo e la donna c’è una terza persona, che è la fonte dell’amore”. Allora, ancor prima di amare mio marito/moglie sono consapevole che lui è amato da Dio. E’ questo amore incarnato il “mistero grande”.

Don Lorenzo Milani nel suo testamento: “caro Michele, caro Francesco, cari ragazzi …. ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”. E così anche per una mamma, per un papà che amano i loro figli.

Non siamo nel mondo per essere perfetti ma incamminati”. Così ricordiamo l’episodio di Gesù che alza lo sguardo verso Zaccheo e lo invita a scendere: “oggi devo fermarmi a casa tua”, desidero, ho bisogno di entrare nel tuo mondo, ancora di più “alla tua tavola che è il luogo dell’amicizia”.

E’ Dio che è alla mia tavola, come un familiare, come una persona cara, un Dio alla portata di tutti. E Padre Ermes ci fa guardare il mondo che rincorre tre verbi maledetti: “Avere – Salire – Comandare. E Gesù oppone a questi verbi Dare – Scendere – Servire”.

L’uomo, la persona vive una vita cristiana piena solo se nel bisogno si apre all’altro, donando quando si china per guarire le ferite del povero, quando oppone alla logica del mondo il servizio, proprio come aveva fatto l’adultera con Lui, ora Lui lava i piedi ai suoi discepoli.

E, di seguito, Padre Ermes stila come “un decalogo” per le famiglie:

  1. L’amore vero ti obbliga a diventare il meglio di ciò che puoi essere;

  2. Sposarsi ogni giorno;

  3. Oggi ti amerò, scelgo di amarti;

  4. Non basta l’amore, ci vuole il terzo tra i due che è Dio;

  5. Non dire mai, mi hai deluso;

  6. Non siamo angeli, il gesto buono conta più del gesto cattivo;

  7. Non lasciare appassire la tenerezza;

  8. Salvare la memoria;

  9. Io mi prendo cura della tua felicità;

  10. Ogni famiglia scriva il suo, perché ogni famiglia è diversa dalle altre.

L’incontro è, poi, continuato con le domande poste a Padre Ermes da diversi Operatori, componenti della Consulta di pastorale familiare, nonché famiglie delle Parrocchie della Diocesi; le domande poste hanno riguardato le tematiche che oggi vive la famiglia nelle sue fragilità, nella sua ricchezza, nella sofferenza; domande relative ai diversi ambiti del servizio di pastorale familiare: pastorale ordinaria, percorsi per i fidanzati, servizi di sostegno alla fragilità, l’impegno di chi vive la spiritualità familiare in seno ai diversi movimenti e gruppi relativi e, ancora, la realtà dei nonni, la ricchezza del loro vissuto (tramite tra le generazioni precedenti e la presente).

Naturalmente, non è stato possibile che riprendesse le tematiche postegli e così Padre Ermes ci ha esortati a riprenderli e viverli nel cammino di servizio alla pastorale familiare della Diocesi e nel nostro quotidiano; di fronte alle fragilità della persona e della famiglia, le stesse, ha affermato, da ferite debbono da noi essere trasformate in feritoie, affinché la luce possa penetrarle e trasformarle in ricchezza e dono per la famiglia, per la comunità.

Il “Raduno delle Famiglie” si è concluso con l’intervento del nostro Vescovo, Mons. Cantafora, che ha sottolineato la responsabilità ad essere testimoni della bellezza della famiglia, risorsa per tutto l’uomo, per l’intera società.

 Don Leonardo, infine, ha ringraziato, ancora una volta, Padre Ermes Ronchi, tutti noi presenti e coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di questo momento di comunione, di preghiera, nonché il Commissario Prefettizio e i Padri Cappuccini del Santuario per la loro accoglienza.