Stampa

Welfare e cittadinanza al centro del secondo incontro di Scuola della dottrina sociale

Scritto da Roberta Saladino. Postato in Vita diocesana

“Evangelizzare l’economia ed il lavoro. Welfare e Cittadinanza”. È stato questo il tema del secondo incontro della Scuola di dottrina sociale della chiesa che ha avuto come relatore stato Vincenzo Antonelli, docente di Diritto Pubblico della Luiss. Il Welfare, è stato ricordato nel corso dell’incontro, è una caratteristica dei moderni stati di diritto che si fondano sul principio di uguaglianza, se è deficitario in qualcosa la dignità della persona è minata. Il termine "Welfare State", "Stato del benessere", viene utilizzato a partire dalla seconda guerra mondiale per designare un sistema socio-politico-economico in cui la promozione della sicurezza e del benessere sociale ed economico dei cittadini è assunta dallo Stato, nelle sue articolazioni istituzionali e territoriali, come propria prerogativa e responsabilità. Il Welfare State, detto anche "Stato sociale", si contraddistingue per una rilevante presenza pubblica in importanti settori quali la previdenza e l'assistenza sociale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione e l'edilizia popolare; e tale presenza si accompagna generalmente a un atteggiamento interventistico e dirigistico nella vita economica, sia a livello legislativo, sia attraverso la pianificazione e la programmazione economica, sia attraverso imprese pubbliche. Il Welfare State, con il corollario dello Stato-imprenditore, rappresenta la modalità di gestione dello Stato contemporaneo nei paesi capitalisti a regime democratico. Dalla metà degli anni 1960 si è cominciato a parlare di "Stato assistenziale", come degenerazione dello "Stato sociale", per indicare la crisi profonda di tale modello nella generalità dei paesi in cui è stato adottato. In Italia con la Costituzione i bisogni si trasformano in diritti esigibili, non è più concessione, ma diventa cittadinanza sostanziale, diversi sono gli articoli in cui sono racchiusi i diritti sociali. Tale ispirazione unitaria si tradusse in particolare negli articoli due e tre della Costituzione, che usano più volte l’aggettivo “sociale”: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (articolo due della Costituzione). Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (articolo tre della Costituzione).

Il prossimo incontro si terrà il 24 marzo prossimo ed avrà come relatrice Rita Bichi, docente di Sociologia generale all’Università cattolica del Sacro Cuore che parlerà di "Donna e lavoro: la sfida del doppio si".