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Dall'altro capo del mondo

Scritto da Oreste Paliotti. Postato in Testimonianza

Due anziani coniugi australiani e due giovani fidanzati calabresi:  due mondi diversi  entrati in contatto non effimero grazie a quello scalo forzato a Reggio

«Reggio Calabria, 28 aprile – Nella serata di ieri il passeggero australiano N.D., di 72 anni, ha avuto un arresto cardiaco a bordo della nave da crociera Msc Orchestra partita dal Pireo e diretta a Palermo, mentre era in navigazione a tre miglia da Mèlito Porto Salvo.A causa delle condizioni dell'uomo, il personale medico della motonave battente bandiera panamense ne ha disposto l'evacuazione attraverso una richiesta al centro internazionale radio medico. Dal porto di Reggio Calabria è partita una motovedetta della guardia costiera con personale del servizio 118, che ha proceduto al trasbordo del paziente, accompagnato dalla moglie. Il viaggiatoregiungeva cosìnel porto alle 21.40 circa, e da lì veniva trasferito presso gli Ospedali riuniti». Quel mattino di martedì, Giuseppe rifletteva su questo breve comunicatoletto scorrendo le ultime notizie da Internet. Avrebbe potuto limitarsi a commiserarelo sfortunato crocierista; provò invece a mettersi nei suoi panni: uno che ti arriva dall’altro capo del mondosperando di fare una bella vacanza in Italia, e invece... «Magari avrà bisogno di qualcosa e non sa come farsi capire…», rimuginava fra sé. A Giuseppe, provvisto di una buona conoscenza dell’inglese,fu spontaneodecidere di mettersi a disposizione di quello sconosciuto. Prima però doveva accertarsi dove era stato ricoverato. Decise di telefonare al pronto soccorso. Non risultava. Il personale del turno mattutino non aveva idea dove fosse quel tale delle iniziali N.D. Provare in cardiologia? Niente anche lì. Dopo vari tentativi, dal reparto di unità coronarica il giovane ebbe la confermache un paziente stranierosi trovava lì e lo stavano monitorando. Poco dopo, Giuseppe telefonava alla fidanzata in arrivo da Cosenza, dall’Università, per confermarle che l’aspettava in stazione; accennò anche la faccenda del crocierista e il suo desiderio di andarlo a trovare. Daisy approvò. Appena fu scesa dal treno, montati in auto,insieme puntarono verso gli Ospedali riuniti. Non era ora di visita nel reparto di terapia intensiva al quale erano stati indirizzati, ma in attesa fuori viderouna signoranon più giovane con tratti da straniera, in lacrime: di sicuro la moglie del paziente. Giuseppe si presentò, spiegandole come aveva intercettato la notizia del maritoe il motivo per cui era venuto. La donna, siaperché piangeva, sia per il suo inglese “australiano”,risultava poco comprensibile. Per fortuna la porta del reparto si aprì e una infermiera la invitò a entrare per una breve visita. Giuseppe ne approfittò: «Senta, io non sono un parente, sono qui semplicemente per rendermi conto se hanno bisogno di aiuto a livello di lingua». L’infermiera non fece difficoltà e annunciò alla caposala: «È arrivata la signora con l’interprete». Il marito divideva la camera con un altro paziente: era a letto, collegato con una selva di elettrodi a diverse apparecchiature. Ma a parte questo, sembrava normale e perfettamente in sé. Al vederlo così, la signora si tranquillizzò. Giuseppe ripeté anche a lui quanto aveva spiegato alla moglie e si mise a disposizione per qualsiasi cosa di cui avessero bisogno. S’immaginava d’incontrare un minimo di diffidenza… In fondo chi era lui? Uno sconosciuto. Invece fu accolto cordialmente: all’altro non dovette sembrar veroche unoarmato di buone intenzioni s’interessasse a loro. Per cui, quando il giovane si offrì di accompagnare la moglie al suo alloggio in albergo, senz’altro la incoraggiò ad accettare, ringraziando. Anche nei giorni seguenti Giuseppe e Daisysi ritagliarono dai propri impegni di studio lo spazio per una visita pomeridiana a Judy e Dirk Nieuwenhoven (così si chiamavano). Sempre più convinti che averli incontrati non era frutto del caso, sentivano ormai la responsabilità di entrambi, immaginando che al loro posto avrebbero desiderato altrettanta vicinanza da parte di qualcuno. «Faceva tenerezza – ricorda Giuseppe –quel paziente ancora vestito con una maglietta da crocierista, che inizialmente tristeper non trovarelì in ospedalenessuno con cui parlare,col passare del tempo s’era andatorasserenando fino ad aprirsi al sorriso. Diventando anzi sempre più loquace, si mostrava interessato a noi e alle nostre tradizioni». L’inglese del giovanesi rivelò provvidenziale per spiegare le cure a cui sottoporsi e per chiarire con medici e infermieri i frequenti equivoci dovuti alladifficoltà di comunicare. Oltre a ciò, non mancava di farsi vivo con qualche telefonata in modo cheDirk e la moglie non si sentisseroabbandonati a sé stessi. In realtà, come avrebbe appreso poi, le compagnie di navigazione non hanno l’abitudine di accertarsi delle condizioni d’un passeggero sbarcato per malore da una nave di crociera, a meno che questi non abbia provveduto a stipulare in precedenza una assicurazione extra a tal fine. Piccole attenzioni rendevano meno pesante la degenza. Poiché Dirk non sapeva come trascorrere il suo tempo, Giuseppe scaricava per lui da Internet quotidiani australiani e parole crociate in inglese. La serapoi i due fidanzati prelevavano dall’albergo Judye per farla distrarre la scarrozzavano in giro o l’invitavano a mangiare una pizza. Effettuati i primi esami, Dirk fu trasferito nel reparto di cardiologia.«I giorni passavano senza che gli fossero prestatecure particolari e non era chiaroil perché, tanto più che sembrava aver avuto solo una sincope.  Il fatto è che si rifiutava di sottoporsi agli ultimi esami. E senza quelli, l’ospedale non potevaautorizzare la dimissione di un paziente a rischio cardiaco come lui, che avrebbe dovuto affrontare un volo di circa 24 ore fino adAdelaide». Quel tiro e molla fu risolto solo quando Giuseppe riuscì a parlare con il medico responsabile e a convincereDirk. Finalmente la situazione si sbloccò. Nel frattempo il giovane era riuscito a sbrigare, presso la filiale milanese della compagnia d’assicurazione dei Nieuwenhoven, le pratiche burocratiche necessarie al via libera dei biglietti aerei per il loro rimpatrio. Dirk venne dimesso tre giorni prima della partenza per l’Australia: una buona occasione per far svagare anche lui, portandolo in giro con Judy in pizzeria, a prendere un gelato e a scoprire le attrattive di Scilla e Chianalea. Prima di partire,fra saluti commossi e ripetuti grazie agli “angeli” che si erano presi cura di loro, i due coniugi vollerolasciare a Giuseppe e Daisyun regalo in vista del loro matrimonio e a suggello di un’amicizia che tuttora viene alimentata via e-mail o per telefono. Dirk e Judy sono di nuovo nella loro cittadina di Goolwa, ad un’ora da Adelaide. Lui sta bene, anche gli ultimi controlli fatti lì sono risultati negativi.Daisuoi medici è stato rassicurato circa i cardiologi italiani, descritti come «i migliori al mondo». Era davvero finito in buone mani durante la disavventura che gli era toccata! In una recente e-mail inviata ai loro amici italiani i Nieuwenhoven raccontano di aver seguito in tv due puntate sulla ‘ndrangheta calabrese. Hanno riconosciuto con gioia certi scorci di Reggio e, diversamente da quanto denunciato in quel programma televisivo, possono ora testimoniare di aver conosciuto un’altra Calabria. Quanto a Giuseppe e a Daisy: «Quel continente così lontano ci sembra ora più vicino. Mai avremmo immaginato questo filo che ora ci lega all’altro capo del mondo».

(Fonte: Città Nuova)