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La crisi: dalla dimenticanza alla memoria dell'essere

Scritto da Maria Antonia Gariano. Postato in Spazio ai lettori

sostLa crisi interroga tutti perché fa vacillare l’economia, lacera le famiglie, paralizza i sistemi politici, distrugge i valori, e chiede a ognuno, lo sforzo dell’analisi e della comprensione per conoscerla, meglio affrontarla e soprattutto per contribuire all’avvio di un processo risolutivo.
Il percorso attiva una serie di passi che vanno dalla rivisitazione storica verso un’istintiva richiesta assolutiva assegnata alla ineluttabile ciclicità dei tempi critici, per poi giungere, faticosamente, alla messa sotto indagine dell’assetto culturale, sociologico, politico, economico dominante che alla fine assegna la responsabilità del gap oramai planetario a quelle scelte, che a ogni livello, allontanano il respiro etico e legittimano nel pensiero e nell'agire umano lo sgancio da ogni legame di trascendenza. Nel più raccolto dei luoghi umani e nei rapporti più intimi così come nell’ambito pubblico delle relazioni affettive, lavorative, professionali, nei mercati del quotidiano così come nei palazzi del potere economico-finanziario, negli spazi locali delle dottrine e delle ideologie così come nelle alte sfere istituzionali dello spirito e della politica, l’uomo coglie autonomamente i valori con la propria ragione ed esperienza e fonda l’impegno su un pensare e su un fare rielaborati dalla funzione vitale della propria coscienza che sfugge il patrimonio normativo omogeneo, ben determinato e ben strutturato, fissato alla base della permanenza e dello sviluppo dei popoli da categorie portanti quali libertà, autorità, sacro, famiglia, patria, legge naturale, legge morale, vita, morte…. L’etica della situazione affida alla storicità, al momento oggettivo, la fondazione del comportamento e porta a organizzare il modello umano, i suoi pensieri, i suoi sguardi, le sue decisioni, il suo operare, attorno a criteri valutativi utilitaristici. L’avere e non l’essere, traccia le coordinate antropologiche contemporanee. La Città del Sole è sempre più lontana. Il politeismo dei valori che sempre più spesso porta alla tirannia di un solo, d’altronde abitua a un valutato e quindi al relativo che oscura il divino, l’assoluto, l’universale posti nella sacralità della relazione umana.  
La positività di questa disamina, nonostante il triste quadro che offre, è innegabile: il pensiero umano prende coscienza che le direttrici del futuro che salva, dipendono dalle scelte morali che gli uomini vanno operando e preparando per coagulare l’umanità. 
La sfida è prettamente etica e come tale raggiunge il tabernacolo di ogni coscienza. Il bisogno di ricucire lo strappo avvenuto con la trascendenza chiama ogni uomo, cittadino del popolo di Dio e cittadino del popolo della terra, a mettersi in cammino sulla strada della vita nel mare del tempo e, con la mente e il cuore, a reinterpretare l’essere come centro del viaggio, orma dell’Essere tracciata dal Bene su un sentiero della storia dove Bontà, Bellezza e Verità generano, vivificano e consegnano uno stile di vita improntato dalla rettitudine. 
L’uomo che accoglie l’invito e in umiltà orante cerca, imbocca e percorre la via segnata dal Divino, riceve il dono della Vita morale. L’agire umano diventa così Spirituale perché trova dimora: principio e fine, in Dio e nel suo agire che è Amore.