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La luce d'ombra di Fiorella Villella

Scritto da Antonio Pittella. Postato in Spazio ai lettori

Fiorella Villella, nata a Lamezia Terme e vissuta per sedici anni nel nord Italia tra le provincie torinesi e quelle milanesi, è, come lei stessa ama definirsi, una mamma in carriera. Alla domanda su quale sia il motivo che la spinge a scrivere, risponde: “Scrivere mi consente di viaggiare con la fantasia, ma senza allontanarmi troppo dalla realtà: scoprire con gli occhi sorpresi e curiosi di un bambino luoghi mai visti e conoscere persone mai incontrate, imparando ad amarle pagina dopo pagina. Sono sempre alla ricerca di nuove emozioni e mi diverte coinvolgere il lettore rendendolo protagonista. … E’ lui che vive in prima persona la storia, è lui che cammina passo, passo con i personaggi, emozionandosi, amandoli, contraddicendoli, sostenendoli, arrabbiandosi e, a volte, piangere e ridere con loro. Il bello e l’assurdo di tutto ciò è che non mi prendo mai sul serio. Mi diverto. Seria è la vita. E mi basta”. Risposta esauriente per rendersi conto della personalità di una scrittrice sincera, senza ironia, che non avanza pretese, ma che ama l’impegno letterario solo per soddisfare una sua esigenza, un suo modo: “giocare” con i personaggi e le vicende che la sua fantasia e la sua creatività pongono sulla scena. Nel 2011 pubblica il romanzo “Marhia come il vento” presentato alla rassegna “Il Maggio dei libri” che si tiene a Lamezia Terme presso la Biblioteca comunale, riscuotendo un caloroso successo, anche attraverso recensioni pubblicate su giornali locali. Nel 2015 pubblica “Luce D’Ombra”, edito da Vertigo. Anche questo testo, presentato a “Il Maggio dei libri”, esposto alla “Fiera del libro di Torino”, viene pubblicizzato sulla piattaforma Sky e in radio, è accolto con favore di pubblico e di critica. Il titolo “Luce D’ombra” mi ha incuriosito, volevo capire cosa è: un fenomeno naturale, un dipinto o altro. La lettura di poche pagine è stata sufficiente per accrescere la curiosità e contestualmente scatenare un forte interesse e una avvincente ansia di andare avanti. Al termine dell’introduzione, mi è apparso chiaro il disegno dell’autrice: presentare un racconto il cui sviluppo si articola in un periodo di tempo di oltre trenta anni, con vicende che iniziano in un piccolo paese situato nelle valli a ridosso delle montagne della Sila Calabrese, e successivamente, si sviluppano a Parigi e a New York, dove si chiude il sipario di questo libro dagli intrighi e dai colpi di scena veramente mozza fiato. Il contenuto di fondo è di carattere storico-sociale, articolato su un piano di azioni che toccano, stuzzicano e, talvolta, turbano la sensibilità del lettore. Dal secondo capitolo in poi inizia la costruzione di una architettura da suspense, entra in scena il vero racconto poliziesco che tiene avvinto chi legge, sollecitato a seguire la narrazione densa di passaggi intriganti, di improvvisi e inaspettati mutamenti di scenari, di descrizioni introspettive di personaggi visti nelle valli silani, ma che compaiono, successivamente, con nuove identità e in altre realtà metropolitane. Luce D’ombra, di Fiorella Villella, è un racconto “Giallo”, un Thriller che si può benissimo inserire, a mio avviso, nella migliore letteratura appartenente a quel filone di scrittori che fanno capo ad Agata Christie, a Medeles, ad Auguste Le Breton, a cui si attribuisce la paternità del filone più truce e realistico del noir francese, autore del famoso romanzo Rififi, ad Andrea Camilleri ecc. La curiosità e l’interesse, è da ritenere, che siano sentimenti che svegliano l’ansia della conoscenza e l’impegno del sapere. E, così, ho continuato la lettura di questo straordinario e sorprendente romanzo denso di storia, di sociologia, di amori proibiti, di passioni, di intrighi e, soprattutto, di “quadri letterari” che stupiscono il lettore per la finezza della descrizione, la ricchezza del linguaggio, la conquista dell’obiettivo: creare l’atmosfera che introduce gradualmente chi legge nell’ambiente geografico, sociale e umano in cui e per cui si articolano e si sviluppano le diverse azioni. I vari personaggi che dominano e/o agiscono nel corso della narrazione non nascono “ex abrupto”, ossia non sono improvvisati e, quindi, attori del momento, ma sono persone vere, con una loro storia reale o verosimile, con una loro psicologia, con i loro vissuti drammatici, le loro esperienze familiari, sociali e umane. Mi sembra giusto affermare, perciò, che l’autrice ha costruito questo capolavoro con sapienza e conoscenza dei sentimenti che si agitano nell’essere umano, in ogni momento della storia personale, e con una non comune capacità di introspezione e di rappresentazione: dipingere le scene, le mosse, i comportamenti dei personaggi che via via diventano protagonisti della vicenda. Il racconto, “Luce D’ombra” inizia con la descrizione di una comunità che vive, negli anni del primo dopo guerra, (1947) in un paesino della Sila Calabrese; è in quella realtà che nasce l’occasione di una storia che, a distanza di 35-36 anni si concluderà a New York. Storia di povera gente, contadini e pastori la cui vita è trapuntata di sofferenze, di angherie, di soprusi, di violenze, di rancori, di omicidi, di sotto missioni, dove impera l’analfabetismo strumentale e culturale. Prevale sempre la legge del più forte e, guarda caso, il prepotente è sempre il “signorotto” del luogo, il padrone della terra, il latifondista, l’intoccabile, colui che decide delle sorti dei paesani, perché è lui che detiene il potere, è lui che schiavizza i paesani costringendoli a lavorare le sue terre per una manciata di grano o di fagioli o per qualche litro di olio all’anno, servendosi, cosa ancora più abominevole, del ricatto per costringere uomini e donne a soddisfare le sue insane voglie. Leggendo questa prima parte del testo viene da pensare alle condizioni di vita ante Rivoluzione Francese del 1789, quando la società era strutturata in tre classi: Nobiltà, Clero, Servi della gleba: uno spaccato di società che si pensava, e si pensa tuttora, che sia tramontata con l’avvento dello Stato di Diritto (Democratico), purtroppo non è così, ancora oggi si vive in condizioni di vita che denunciano lo strapotere di pochi che detengono immense ricchezze e di sterminate fasce sociali che vivono nella miseria, nel degrado e nella sofferenza fisica e morale. Il brigantaggio, nato a causa di tale situazione, si diffonde con l’obiettivo di riscattare il popolo sofferente dalle angherie dei padroni, ma ovviamente, anche questo movimento, gradualmente, degenera in assunzione di potere e di conquista sempre a scapito dei più deboli. Maddalena, a pacchiana più bella del villaggio” , incinta a seguito di uno stupro perpetrato da un soldato americano “… quella sera, quando si trovò faccia a faccia con uno di loro, ubriaco, sbucato all’improvviso da dietro gli alberi di alto fusto … i monti riecheggiarono le sue urla, come l’eco della voce dell’aquila quando stende le sue piumose ali in picchiata verso il vuoto delle valli”. Quel dolore segnò tutta la sua vita. Maddalena lo serbò per sé, assorbendo con dignità le maldicenze dei paesani. Come se ciò non bastasse il signorotto del luogo, il Cavaliere Vincenzo Gr.., vuole a tutti i costi possedere quella donna dal corpo invitante “dal viso attraente, dai tratti mediterranei forti e marcati”, ma Maddalena non ci sta, ha ancora una dignità da difendere. Allora il Cavaliere, senza farsi alcuno scrupolo, uccide Gaetano, marito di Maddalena. Negli anni ’50 inizia il fenomeno dell’emigrazione, le Americhe del Sud e del Nord divengono le mete di tanta povera gente che si imbarca su navi fatiscenti, affrontando lunghi viaggi e sofferenze di ogni sorta, senza avere la certezza di raggiungere il miraggio agognato. Certamente alcuni personaggi, che compongo i fatti avvenuti in quel Villaggio Silano, si trovano tra quella moltitudine che lascia la propria terra per cercare migliore fortuna negli Stati Uniti d’America. L’azione si sposta a New York e precisamente nel Bronx, nuovi episodi di violenza,   nuovi personaggi.  1955 Parigi, eccezionale descrizione con stile pacato, accattivante, sobrio, e, comunque, tale da rendere palpabile la bellezza delle località e dei monumenti descritti: la Tour Eiffel, la passeggiata su la Senna, Montmarte e gli Champs Elysèes, altri attori. Dal 1984 in poi, eccetto una brevissima visita a Parigi, il racconto si sviluppa a New York.  Città dai mille volti, dalle vie interminabili affollate di gente di varie razze e costumi, di maestosi edifici affiancati a grattacieli: Manhattan. “… 57/ma strada, alle spalle delle meravigliose balconate bronzee e gli stucchi ornamentali del Carnegie Hallsi scaricano delle casse contenenti quadri ed altre opere per l’allestimento di una mostra d’arte. Bri, amica fedele di Cecile, ha l’incarico di sistemare le casse contenenti le opere da collocare al posto giusto nella Galleria, rivolgendosi a Cecile, artista responsabile e autrice della mostra, domanda “Dove la mettiamo questa?” Cecile risponde “Aspetta. Quella è molto importante”. Mentre avviene l’allestimento, inaspettatamente, irrompe nella Galleria un uomo “con baffetti alla Clarke Gable e icapelli corti e ben pettinati: l’Ispettore Midler. E il ricordo affondò nel presente”. Entra nella scena l’Ispettore Midler, il quale si ritrova a continuare una indagine dai risvolti nuovi e sempre più intricati, per dipanare, quel ricordo affondato nel presente: groviglio di numerosi intrecci. L’ispettore di Polizia, persona di poche parole, con un carattere chiuso, poco incline alle apparenze, distaccato, ma cortese, riflessivo, ma determinato, ha il compito di affondare l’azione investigativa in vicende iniziate nel Villaggio Silano, all’ombra della Tour Eiffel, nei parchi degli Champs Elyisées di Parigi. Scorrono sulla scena numerosi personaggi conosciuti che, nell’arco degli anni, si sono cresciuti e formati “a pane e odio”, bramosi di vendicare un passato che li tieni attanagliati, che, a tutti i costi bramano l’eliminazione totale di quelle figure che sono state causa di omicidi, di soprusi, di abusi nei confronti delle loro persone care. Dominano la scena vicende amorose, forti passioni, corse per la conquista della Casa Bianca, piani segreti finalizzati ad impadronirsi di un oggetto prezioso di valore inestimabile, ancor prima che economico, affettivo; sparatorie, spostamenti repentini, cambi di identità, insomma un vero rompicapo per Midler. I nomi di alcuni personaggi non sono più gli stessi di quelli conosciuti nelle valli della Sila o nel Bronx o a Parigi, occorre un vero e stressante lavoro di intelligence, di ricerca di dati, di relazioni per capire chi è Fòresti, il candidato a Presidente degli Stati Uniti, chi è Morris …? Certamente il lettore, prima di giungere a conoscere la “Luce D’ombra”, dovrà svegliare l’intelligenza e aguzzare l’intuito, al fine di riconoscere alcuni personaggi del passato che si ritrovano attori, con nuove identità, e che agiscono e lottano per distruggere le scorie di un passato da dimenticare e faticare per conquistare un presente di alto profilo sociale. A conclusone di questa breve presentazione-recensione-del libro “Luce D’ombra” scritto da Fiorella Villella, mi sembra opportuno aggiungere che il complicato Thriller merita veramente di essere conosciuto non soltanto per le vicende complesse e le trame intriganti che suscitano emozioni e apprensione, quanto per avere, pure, l’occasione di gustare le meravigliose descrizioni dei luoghi che ospitano le varie vicende. Stile letterario di apprezzabile valore linguistico: perfezione, ricchezza e proprietà del vocabolario, capace di dipingere, luoghi e vicende con colori talvolta tenui, talaltra vivaci e forti, e comunque, sempre piacevoli, affascinanti e reali.