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Il Papa, il lavoro, la nostra Carta. Per dignità e per onore

Scritto da Alessandra Smerilli. Postato in Santa Sede

«L’obiettivo da raggiungere non è reddito per tutti, ma lavoro per tutti». È chiaro e forte, come sempre, papa Francesco nel suo dialogo con i lavoratori dell’Ilva a Genova. Il lavoro dà dignità: vivere e mangiare attraverso il lavoro delle proprie mani non è come ricevere un sostegno economico, che mi permette di vivere, sì, ma che proviene dal lavoro di altri. Il lavoro è una dimensione così importante dell’essere umano, che quando manca è negata la democrazia, è negato l’umanesimo cristiano. Parole che ricollegano Francesco ai padri del monachesimo, da Basilio, a Cassiano, a Benedetto: ora et labora. Il labora non è l’opposto dell’ora, ma il suo complemento, amico e alleato. Il vero nemico di una vita buona e della spiritualità non è il lavoro, bensì l’ozio o l’accidia. Chi non capisce il lavoro non capisce neanche l’eucaristia, ha ricordato ancora il Papa. Chi non lavora non fa mai festa, perché la festa è amica del lavoro e nemica dell’ozio. Sentire recitare l’articolo 1 della nostra Costituzione è sempre una esperienza che non lascia indifferente chi ama la democrazia e il lavoro; ma sentirlo pronunciare dal Papa, figlio di italiani emigrati in cerca di lavoro e libertà, è stato straordinario e commovente – non dobbiamo dimenticare che i Padri e le Madri costituenti hanno scritto quell’articolo 1 mentre vedevano i loro concittadini imbarcarsi sulle navi con la valigia di cartone. La prima forma di libertà è quella di poter lavorare, e di non dover cedere al "ricatto sociale" degli speculatori (gli anti-imprenditori) che trattano il lavoro come una merce, e la lasciano alle corse al ribasso e ai giochi della domanda e dell’offerta. Ma anche anche quando si lavora, la competizione che le imprese innescano tra i lavoratori può essere una forma di schiavitù. Chi conosce la buona teoria e la vita delle organizzazioni e delle imprese sa che non è attraverso incentivi e competizione che si migliora l’efficienza. Il lavoro è prima di tutto una grande intrapresa cooperativa. Si lavora bene, e le imprese crescono, quando ognuno opera in un contesto che lo mette nelle condizioni di poter dare il meglio di sé; quando ciascuno sa che i suoi sforzi saranno visti e riconosciuti, saranno apprezzati. Il management di molte grandi imprese vogliono convincerci che le imprese migliorano quando aumenta la competizione interna alle imprese stesse. Ma, il Papa lo ha detto con grande convinzione, «questo è un errore». (da Avvenire)