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In preparazione del Sinodo 2018

Scritto da Redazione. Postato in Santa Sede

Non si limita a discussioni astratte il documento preparatorio del Sinodo 2018 dedicato ai giovani, pubblicato oggi, ma scende nella concretezza della vita quotidiana dei ragazzi, delle ragazze e delle coppie di ogni latitudine. Non un documento compiuto, dunque, ma una mappa per favorire una ricerca sulla vocazione dei giovani (intesi nella fascia dei 16-29 anni), nel suo senso più ampio. Quindi tutte quelle scelte che articolano stato di vita, professione, impegno sociale e politico, stile di vita, gestione del tempo e dei soldi. “Assunte o subite, consapevoli o inconsapevoli, si tratta di scelte da cui nessuno può esimersi”, si legge nel testo, “lo scopo del discernimento vocazionale è scoprire come trasformarle, alla luce della fede, in passi verso la pienezza della gioia a cui tutti siamo chiamati”. Insieme al documento preparatorio – indirizzato da oggi a Sinodi dei Vescovi, Consigli delle Chiese Orientali Cattoliche, Conferenze Episcopali, Dicasteri e Unione dei Superiori Generali – viene pubblicato il consueto questionario. La novità dell’assise 2018 è una seconda consultazione di tutti i giovani che avverrà attraverso un sito Internet, con un questionario sulle loro aspettative e la loro vita. Le risposte ai due questionari che – dovranno pervenire per la prima settimana di maggio – costituiranno la base per la redazione del Documento di lavoro o Instrumentum laboris, che sarà poi il punto di riferimento per la discussione dei Padri sinodali. L’obiettivo primario è “non escludere nessuno” lungo questo cammino. Anzi lo sguardo si rivolge principalmente a quelle ‘periferie esistenziali’, come le definisce il Santo Padre, in cui vivono ragazzi, bambini, adolescenti “che passano direttamente dall’infanzia all’età adulta e a un carico di responsabilità che non hanno potuto scegliere”. Giovani in situazione di povertà ed esclusione; quelli che crescono senza genitori o famiglia oppure non hanno la possibilità di andare a scuola; bambini e ragazzi di strada, disoccupati, sfollati, migranti, e ancora, vittime di sfruttamento, tratta e schiavitù, baby soldati, spose bambine. “Accompagnare i giovani richiede di uscire dai propri schemi preconfezionati, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi”. Significa anche “prenderli sul serio nella loro fatica a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per le loro vite”, si legge nel documento vaticano. Che assicura che la Chiesa, con “le ricchezze della sua tradizione spirituale”, può offrire “molti strumenti con cui accompagnare la maturazione della coscienza e di un’autentica libertà”.Nel testo diffuso oggi, edito dalla LEV, si delineano poi, in maniera sommaria, le dinamiche sociali e culturali del mondo in cui i giovani crescono e prendono le loro decisioni, tenendo presenti le “rilevanti” differenze tra le diverse aree del pianeta: demografia, storia, tradizioni religiose e differenze tra genere maschile e quello femminile. Si analizza inoltre nel documento “la rapidità dei processi di cambiamento e di trasformazione”, soffermandosi sulla “crescita dell’incertezza”, cioè “la combinazione di malessere sociale e difficoltà economica”, nel qual contesto rientrano le problematiche dello sfruttamento e l’aumento esponenziale e globalizzato del numero di rifugiati e migranti. Tra le 69 pagine anche temi come l’aumentata flessibilità sul lavoro, le “seconde generazioni” e i figli di coppie miste, il mondo “iperconnesso” di internet e dei social media e quello ‘poco connesso’ della comprensione tra figli e genitori; quindi i sentimenti di “sfiducia, indifferenza o indignazione» dei giovani verso le istituzioni, a cominciare dalla “Chiesa nel suo aspetto istituzionale”. In generale, ciò che osserva il documento preparatorio è che “valide opportunità e rischi insidiosi si intrecciano in un groviglio non facilmente districabile”. È dunque necessario un percorso “riflessivo”, perché “se nella società o nella comunità cristiana vogliamo far succedere qualcosa di nuovo, dobbiamo lasciare spazio perché persone nuove possano agire”. Nel testo viene poi citata la Misericordia et Misera e la sua accusa ad “una cultura ‘scientista’, spesso dominata dalla tecnica e dalle infinite possibilità che essa promette di aprire, al cui interno però sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani”. Si richiama anche l’insegnamento dell’enciclica Laudato si’ circa “l’intreccio tra paradigma tecnocratico e ricerca spasmodica del profitto a breve termine” all’origine della cultura dello scarto che esclude milioni di giovani.

Non si trascura anche il fattore di multiculturalismo e multireligiosità che caratterizzano le società odierne, davanti ai quali “può crescere il disorientamento e la tentazione del relativismo”, ma insieme aumentare “le possibilità di confronto fecondo e arricchimento reciproco”. Particolare attenzione viene data al diffondersi del fenomeno dei NEET (not in education, employment or training), cioè “i giovani non impegnati in un’attività di studio né di lavoro né di formazione professionale”. “La discrepanza tra i giovani passivi e scoraggiati – è scritto – e quelli intraprendenti e vitali è il frutto delle opportunità concretamente offerte a ciascuno all’interno del contesto sociale e familiare in cui cresce, oltre che delle esperienze di senso, relazione e valore fatte anche prima dell’inizio della giovinezza. Oltre che nella passività, la mancanza di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità può manifestarsi in una eccessiva preoccupazione per la propria immagine e in un arrendevole conformismo alle mode del momento”. “I giovani – osserva ancora il documento sinodale – non si percepiscono come una categoria svantaggiata o un gruppo sociale da proteggere e, di conseguenza, come destinatari passivi di programmi pastorali o di scelte politiche. Non pochi tra loro desiderano essere parte attiva dei processi di cambiamento del presente, come confermano quelle esperienze di attivazione e innovazione dal basso che vedono i giovani come principali, anche se non unici, protagonisti”. Per questo vengono delineate nelle successive due parti dell’elaborato delle linee di azione pastorale orientate da alcune parole-chiave. “Discernimento”, anzitutto, nel senso di “prendere decisioni e orientare le proprie azioni in situazioni di incertezza e di fronte a spinte interiori contrastanti”.  “Riconoscimento” degli effetti “che gli avvenimenti della mia vita, le persone che incontro, le parole che ascolto o che leggo producono sulla mia interiorità”. “Interpretare”, cioè entrare nel vivo delle proprie esperienze e dei propri desideri. Poi “scegliere” quale “esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale”. “Uscire”, anzitutto “da quelle rigidità che rendono meno credibile l’annuncio della gioia del Vangelo, dagli schemi in cui le persone si sentono incasellate e da un modo di essere Chiesa che a volte risulta anacronistico”. “Vedere”, perché “uscire verso il mondo dei giovani richiede la disponibilità a passare del tempo con loro, ad ascoltare le loro storie, le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce, per condividerle”. L’obiettivo, anzi il “sogno”, è “una Chiesa che sappia lasciare spazi al mondo giovanile e ai suoi linguaggi, apprezzandone e valorizzandone la creatività e i talenti”. In questo processo i primi ad essere coinvolti sono gli adulti, “punti di riferimento” di cui i giovani d’oggi sentono fortemente il bisogno; essi devono dimostrarsi “maturi” ed evitare ogni forma di “abuso”. Sono importanti anche i luoghi in cui incontrare i giovani, parrocchie o movimenti cattolici in primis, ma anche il volontariato sociale e, appunto, il mondo digitale. Proprio per questo sarà lanciato dal primo marzo il sito sinodogiovani2018.va. Ciò non esclude che “in una società sempre più rumorosa, che offre una sovrabbondanza di stimoli, un obiettivo fondamentale della pastorale giovanile vocazionale è offrire occasioni per assaporare il valore del silenzio e della contemplazione e formare alla rilettura delle proprie esperienze e all’ascolto della coscienza”. E in questo può essere utile il questionario di 15 domande che conclude il Documento preparatorio. Ad esso seguono gruppi di tre ulteriori quesiti divise in ordine geografico, elaborati dai membri della Segreteria del Sinodo provenienti dai cinque continenti. (da Zenit)