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"Padrini e padroni" secondo Gratteri e Nicaso

Scritto da Roberta Saladino. Postato in La recensione

"Padrini e padroni. Come la 'ndrangheta è diventata classe dirigente". Questo l’ultimo libro scritto dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri in collaborazione con Antonio Nicaso, presentato nei giorni scorsi nella libreria Tavella. Un libro, questo, di denuncia forte, coraggioso, che racconta una verità amara, senza sconti per nessuno.  Viene raccontato ciò che accadde nel 1908, dopo il tragico terremoto che divorò Messina e Reggio Calabria, in cui furono stanziati quasi centonovanta milioni di lire per la ricostruzione, ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti, molti dei quali tornati dall'America per l'occasione, causerà danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale. Lo stesso scenario che si ripeterà, atrocemente, cent'anni dopo, nel 2009, con il terremoto dell'Aquila. Mentre la gente moriva, in Abruzzo c'era chi già pensava ai guadagni. E ancora, nel 2012, nell'Emilia che crolla la mafia arriva prima dei soccorsi. In Piemonte, la 'ndrangheta era riuscita a infiltrarsi nei lavori per la realizzazione del villaggio olimpico di Torino 2006 e in quelli per la costruzione della Tav nella tratta Torino-Chivasso. La corruzione, l'infiltrazione criminale, i legami con i poteri forti, scrivono i due autori, sono ancora oggi parte di una strategia di reciproca legittimazione messa in opera da decenni da tutte le mafie e in particolare dalla 'ndrangheta. Vengono raccontate anche, le elezioni amministrative di Reggio Calabria avvenute nel 1869, che furono annullate per le evidentissime collusioni 'ndranghetiste. Il primo caso di una serie di episodi che nei decenni hanno segnato l'intera penisola, arrivando fino a Bardonecchia, in Piemonte, nel 1995, e a Sedriano, in Lombardia, nel 2013. Lo scambio di favori fra criminalità e certa parte della politica è continuo e costante, il ricatto reciproco un peso enorme sulla cosa pubblica, con ripercussioni su tutti i settori, dalle opere pubbliche alla sanità, dal gioco di Stato allo sport. Anche lo sport, il calcio è popolare e ha bisogno di investimenti, e le mafie, da tempo, si sono accorte delle sue potenzialità, non mancando di sfruttarle, come dimostrano le recenti inchieste giudiziarie. In questo vermicaio c'è di tutto: oltre al riciclaggio di denaro, ci sono partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, e ultrà che gestiscono attività illecite. Il vero problema è che né i ricorrenti disastri ambientali, né il consumo dissennato del territorio, né il degrado di opere e servizi sembrano più scalfire l'opinione pubblica. I due autori denunciano così l’assenza di anticorpi economici all’influenza del potere ‘ndranghetista in tutto il territorio italiano, in molte aziende che diventano così permeabili al contagio mafioso. Si tratta, secondo Nicaso e Gratteri, di una connessione tra Padrini e padroni.