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Preghiamo S. Francesco per la nostra città a cinquant'anni dalla nascita

Scritto da Vescovo Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

 

 

L'omelia pronunciata dal Vescovo Luigi Cantafora in occasione della solenne concelebrazione eucaristica nel giorno della festa di S. Francesco di Paola a Sambiase

«Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa … dite agli smarriti di cuore: coraggio, non temete!».
Queste parole del profeta Isaia risuonano nel celebrare il Signore per la santità di Francesco di Paola; a testimonianza che dove cammina un santo, un uomo che crede e si fida del Signore, anche il deserto fiorisce e ogni sua parola è fonte di coraggio!
La prima lettura del profeta Isaia, mentre annuncia i tempi messianici, ci porta a considerare anche Francesco di Paola come un uomo di Dio che ha vissuto donando speranza agli uomini del suo tempo.
Alcuni santi, tra cui il nostro San Francesco, sono stati così simili al Signore Gesù da incarnare nella loro esistenza i tratti del suo volto. In particolare il nostro Santo ha avuto la grazia unica e speciale di morire proprio nel Venerdì Santo, mentre in Chiesa si annunciava la morte del Signore, con il passo del Vangelo, “e chinato il capo spirò”.
Una morte così mistica è stato il sigillo di una vita unita a Cristo sin dalla più piccola età!
Il Santo che veneriamo è un santo che potrebbe attirarci poco in realtà! È stato eremita, ha fatto miracoli certamente, ma ha avuto sempre parole forti e dure contro ogni ingiustizia! Ha operato risurrezioni, ma ha anche predetto morti e guerre! Ha consolato, ma è stato sempre temuto!
Ma, la liturgia di oggi tesse un elogio del nostro santo, proprio con le parole stesse di Cristo: Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.
Gesù si rivolge al Padre,lo loda e lo benedice perché ha tenuto nascosto i misteri del Regno ai sapienti e agli intelligenti del mondo per manifestarlo ai piccoli.
I piccoli, nel linguaggio evangelico, sono coloro che vengono proclamati beati perché poveri in spirito, puri di cuore e semplici come bambini.
Vediamo che questo brano evidentemente si è compiuto, realizzato nella vita di Francesco.
Ma qual è questo segreto che il Signore ha voluto rivelare ai piccoli? Lo abbiamo ascoltato dalla voce di Paolo, nella seconda lettura: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla”.
Ecco la verità che solo i piccoli conoscono: solo l’Amore crea! E solo ciò che è nato dall’Amore resta in eterno!
Questa è la via, migliore tra tutte, anzi l’unica che porta alla salvezza! Allora i santi, non sono superuomini; ma sono uomini che hanno creduto all’amore che ha Dio per tutti gli uomini e per ogni uomo.
Ed è proprio per questo motivo che San Francesco è uno straordinario Maestro di carità. Anche perché ci insegna, in maniera unica, l’attenzione e la vicinanza agli ultimi. Gli ultimi, carissimi fratelli miei, si sentono oggi più che mai abbandonati, sono senza voce, senza sostegno: non sanno a chi rivolgersi, dove bussare, come implorare, in che maniera vivere. Gli ultimi oggi sono diventati invisibili! E siamo chiamati ad andare proprio incontro a loro!
Perché gli ultimi sono invisibili? Perché non sono visti e guardati in faccia dagli altri! L’indifferenza li circonda, il disprezzo e la vergogna li rende invisibili!
Ma, San Francesco ci ammonisce: «Sappiate che se ci nascondiamo al mondo, non ci possiamo nascondere davanti a Dio»; volendo dire: “possiamo far finta di non vedere, ma Dio vede che non abbiamo voluto vedere”. Se tra vicini non sappiamo vederci, stimarci e aiutarci a cosa serve stare insieme?
In questo giorno così speciale, a cinquant’anni dalla nascita di Lamezia Terme, vogliamo pregare per la nostra città. San Francesco era un eremita eppure ha saputo stare alla corte del re di Francia; era un uomo di preghiera ma si interessava delle vicende di tutti gli uomini.Chiediamo a lui che possano sorgere uomini e donne che si mettano a servizio del bene comune, del bene della città.
Ringraziamo Sua Eccellenza il prefetto Alecci per la sua presenza e tutte le altre autorità civili e militari; a tutti va il mio deferente saluto. Ringraziamo infine il Signore per la presenza dei frati minimi qui a Sambiase, per la loro fedeltà al carisma e per il dono che offrono alla nostra chiesa diocesana. Sosteniamoli con la nostra preghiera e con gratitudine perché possano continuare a servire il Signore nella nostra chiesa. Invochiamo da San Francesco la sua intercessione e gli chiediamo con quella confidenza fraterna, che la comune origine calabrese ci consegna, di ottenerci dal Signore, giorni di pace, colmi di opere di pace, benedetti dalla pace del Signore che invochiamo per noi, la nostra città e il mondo intero. Amen