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Se ci occupiamo solo di interessi di parte non mangiamo l'Eucaristia

Scritto da Vescovo Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

Carissimi, la Solennità del Corpo e del Sangue del Signore è motivo di grande gioia, di gratitudine, di adorazione, di unità tra noi. Questi sentimenti animano la nostra liturgia e insieme ci lasciamo guidare dalle letture che la Chiesa oggi ci propone per entrare più profondamente, più consapevolmente nel dono che il Signore ci fa attraverso il suo corpo e il suo sangue offerto per noi.
Saluto e ringrazio le autorità presenti, in particolare Sua Eccellenza il dottor Alecci, le associazioni e i movimenti e tutti voi fedeli che partecipate a questo rendimento di grazie.
Viviamo questa celebrazione non semplicemente come un rito, ma come realmente è: un rendimento di grazie a Dio per la sua fedeltà alla vita del suo popolo, perché il Signore non ci abbandona e ha voluto che noi fossimo uniti a Lui.  Tutte le letture sono così incentrate in uno dei temi forti della Sacra Scrittura: l’alleanza tra Dio con il suo popolo.
Nella prima, tratta dal libro dell’Esodo, attraverso Mosè, c’è un impegno reciproco. Dio si impegna ad aver cura del suo popolo, a guidarlo e a proteggerlo. Il popolo da parte sua promette di osservare la legge che Dio propone. È interessante la risposta del popolo: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
La Parola di Dio non solo si ascolta, si fa. C’è un modo concretissimo di obbedire alla legge: farla, compierla, viverla. Naturalmente i comandi del Signore, ciò che noi chiamiamo “la Legge”, non è una norma teorica, non è un laccio che tiene schiavi, è una via di libertà e di pace. Il Signore ci vuole felici, ci ama e per questo ci offre una pista su cui camminare. Non si può andare avanti senza regole, in una modalità libertina in cui si pensa di fare solo ciò che si vuole. Il popolo dice: noi faremo e poi ascolteremo. Molto affascinante!
Il popolo dice sì al suo Dio, si affida, è certo che Lui vorrà il bene e per questo dice in anticipo: “ci sto, vivo e ascolto ciò che tu mi dici”. Ma per fondare l’alleanza ci vuole anche un segno che la certifichi. Per questo qui abbiamo il sacrificio dell’alleanza che consiste in una serie di olocausti di animali che sono sacrifici di comunione.
Il senso è: dare a Dio il meglio che ho, perché tutto è dono suo.
Con il sangue degli animali uccisi viene asperso il popolo. Poiché dal sangue viene la vita, questo gesto crea un’unità, una comunione tra il popolo e Dio. È un modo simbolico per dire che la nostra vita viene da Dio. Ma la storia ci conferma che questo rito è inefficace.
Nonostante tutti questi segni, dobbiamo constatare che il cuore del popolo non cambia. Non bastano i sacrifici degli animali o l’aspersione del sangue. Nonostante tanta grazia, l’uomo fa fatica a volgersi totalmente a Dio.
Occorrerà un sacrificio più grande e più perfetto perché l’uomo, cioè noi, capiamo l’amore di Dio. L’autore della lettera agli Ebrei ci dice perciò: «Egli (cioè Gesù) entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna».
 Possiamo così entrare nella Nuova alleanza, quella instaurata da Gesù attraverso il dono del suo corpo e del suo sangue, il dono di se stesso. Nell’ultima cena, la cena pasquale, Gesù compie un gesto sorprendente: prende il pane e lo spezza – lo rende cioè ancora più piccolo e condivisibile. Poi lo offre ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Così col vino. Prende il calice, rende grazie, lo condivide e tutti ne bevono: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti».
Queste parole e questi gesti non sono più un rito, sono la realtà che cambia la storia. Questa offerta di Gesù per noi accade ogni volta che ci accostiamo all’Eucaristia. Gesù si offre a noi, si dona con il suo corpo e il suo sangue e, attraverso la sua morte Egli ha stretto con noi un’alleanza indissolubile, eterna, per sempre. Egli è il nostro Dio e noi siamo suoi. Questa offerta di Gesù per la nostra vita è una luce che illumina la passione e che non permette alle tenebre di prevalere. Il cuore del Signore Gesù si spezza per donarci vita e così apre un varco e un senso nuovo alla storia. Il cuore di Cristo si apre, come il Mar Rosso per Mosè e Israele e ci introduce nel mistero grande. I cieli ora sono aperti nel cuore di Cristo e nel cielo del Padre!
Gli eventi del mondo, le alleanze tra gli uomini sono spesso fallaci, mancano di spessore e consistenza perché manca il dono di sé per amore, manca l’offerta di sé. Se ci occupiamo solo di interessi di parte e non allarghiamo lo sguardo a ciò che è veramente il bene di tutti, non mangiamo l’Eucaristia, ma soltanto il boccone di Giuda: cibo preteso e non donato, vita venduta e non consegnata. Si tradisce quando si guarda il proprio tornaconto e il proprio interesse e tradendo non si ferisce uno solo, ma un’intera comunità!
Oggi vengono istituiti e rinnovati i ministri straordinari della Comunione. Una porzione eletta a servizio dei bisognosi e degli ammalati. Siete istituiti ogni anno perché sia chiaro che il vostro ministero è puramente straordinario. Essere ministri non è arrivare al gradino più alto della collaborazione in parrocchia! Anzi significa saper stare con umiltà e discrezione nelle proprie comunità come servi umili e dimessi. Anche per questo chiedo e raccomando che ci sia rotazione tra i laici e che non succeda che questo ministero venga esercitato per decenni dalle stesse persone.
Carissimi, nella santità si cresce attraverso l’Eucaristia. Nell’ordinario dei nostri giorni possiamo diventare uomini e donne eucaristici, quindi crescere nella santità se ci nutriamo di questo cibo che la vita di Gesù donata a noi.
«La spiritualità del dono di sé, che messa ci insegna, possa illuminare le nostre giornate, le relazioni con gli altri, le cose che facciamo, le sofferenze che incontriamo, aiutandoci a costruire la città terrena alla luce del Vangelo» (papa Francesco).
Amen