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L'omelia del Vescovo per l'Ordinazione diaconale di Sandro Gullo

Scritto da Redazione. Postato in La parola del Vescovo

 

 

Carissimi, in questo giorno solenne in cui ci ritroviamo davanti a Maria nostra Madre, Madonna della Quercia, la vicaria di Maida è in duplice modo protagonista. In primo luogo perché ha offerto l’olio per la lampada votiva alla Vergine di Visora e poi perché l’accolito Sandro della Parrocchia di San Pietro a Maida oggi riceve l’ordinazione diaconale. Saluto i sacerdoti presenti, il vicario foraneo, il parroco di Sandro, don Fabio, le autorità civili e militari, i Sigg. Sindaci e tutti voi carissimi che siete giunti così numerosi per questa celebrazione. Saluto in particolar modo la famiglia di Sandro che partecipa in modo così speciale e diretto a questo evento di grazia! È molto significativo che l’ordinazione diaconale di Sandro avvenga nella cornice della solennità della Santissima Trinità. Questa festa ci dice che, “Dio non è solitudine, ma perfetta comunione. Il Dio della Bibbia non è una monade chiusa in se stessa, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura” (Benedetto XVI, omelia 8 maggio 2009)

Come si dona Dio a noi? Ebbene, tutta la storia della salvezza ci narra il dono di Dio.

Il Padre mette a disposizione quanto ha di più caro: il Figlio!

Il Figlio si spoglia della sua gloria per donarsi a noi.

Lo Spirito abbandona l’abbraccio del Padre e del Figlio per fa fiorire i deserti dell’umanità.

La Trinità non è un mistero chiuso, ma è il mistero che dischiude il cuore di Dio.

Guardando la Trinità, capiamo anche cosa significhi essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio. “La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati” (Angelus, 7 giugno 2009)

2 Ed è proprio per questo motivo, che la festa odierna dona un accento del tutto missionario alla celebrazione che stiamo vivendo.

Il Vangelo insiste su un rapporto speciale che Gesù Risorto ha con ogni uomo.  Il Vangelo deve essere annunciato a ogni uomo, perché Gesù è la verità di ogni uomo. Il Padre gli ha dato ogni potere in cielo e in terra, perché ha compiuto la volontà del Padre, aprendo la via perché tutti gli uomini vivano in pienezza.

Gesù si avvicina ai suoi per inviarli ad annunciare il Regno e battezzare tutte le genti, ovvero aprire per loro la strada verso il Padre.

In questo disegno del Padre, che ruolo ha la Chiesa e che compito hanno i suoi ministri? E un diacono che cosa è chiamato a fare?

La risposta è semplice. Nel disegno del Padre, i ministri servono e precisamente il diacono è colui che serve. Il diacono è un discepolo del Signore Gesù che è chiamato ad entrare in intimità di vita con lui e a renderlo visibile nella comunità come colui che serve. In altre parole il diacono è chiamato ad essere come una “immagine” di Gesù: Gesù si è messo al servizio del Padre e dei fratelli, così fa anche il diacono.

            E’ vero che tutti i cristiani e perciò tutti i membri della Chiesa sono chiamati ad imitare il Signore Gesù in questa dimensione del servizio. Ma il diacono riceve un sacramento, una grazia speciale dello Spirito Santo, perché tutta la sua vita sia un servizio.

Con la sua consacrazione il diacono si mette al servizio della Chiesa, per aiutare il Vescovo e il suo presbiterio nell’annuncio del Vangelo, nella celebrazione dell’Eucaristia e delle altre azioni liturgiche, nella testimonianza della carità particolarmente verso i sofferenti e i bisognosi.

            Ma al di là di tutto ciò che concretamente il diacono potrà fare, il senso della sua presenza nella Chiesa è quello di essere segno e perciò costante richiamo a tutti i membri della comunità cristiana perché essi stessi vivano la dimensione del servizio.

            Il diacono, ad esempio, ricorda allo stesso Vescovo e al Sacerdote che essi sono stati ordinati per il servizio alla Chiesa. Il Vescovo, quando ha accanto il diacono, capisce o si ricorda che la sua presidenza non è un comandare, ma un servire. Così il sacerdote che presiede l’eucaristia, se ha un diacono vicino, deve ricordare che anche la sua presidenza deve essere un servizio.

            Peraltro, se il Vescovo e il sacerdote hanno bisogno dalla testimonianza del diacono, il diacono a sua volta ha bisogno del Vescovo e del sacerdote perché si ricordi che il suo servizio è per Gesù Cristo, viene da Gesù Cristo e deve condurre a Gesù Cristo.

            Quanto si dice per il Vescovo e i sacerdoti, vale anche per i fedeli laici: la testimonianza del diacono ricorda loro che anch’essi, per essere veri discepoli di Cristo, devono impegnarsi nel servizio di Dio e dei fratelli.

4 Carissimo Sandro, dopo un lungo percorso di impegno in Parrocchia e nell’Azione Cattolica, affianco a Don Domenico e ora a don Fabio, è maturato in te, il seme della vocazione al diaconato permanente.

Tecnicamente, il nome diacono permanente si dà a colui che, una volta salito sul primo dei gradini dell’ordine sacro, il diaconato appunto, si ferma in modo stabile lì, senza la prospettiva di ascendere, in seguito, agli altri due livelli: del presbiterato, cioè, e dell’episcopato.

Questa spiegazione però è molto negativa! Lo stato di vita di un diacono non è lo stato di vita di chi non può diventare presbitero, ma è la condizione di vita che incarna il mistero della vita cristiana: tutta la vita deve essere messa al servizio di Dio e dei fratelli.

Il diacono è per la nostra Chiesa locale, l’immagine del rifiuto per un servizio a tempo e provvisorio.

I diaconi ci ricordano che la vita cristiana e l’impegno cristiano non sono un “dopolavoro” o un semplice hobby, ma l’occasione  grazie alla quale possiamo mettere a frutto il Battesimo ricevuto.

Per questo motivo, carissimo Sandro  grande è la tua vocazione, grande il dono che tra poco ricevi e grande sarà il tuo compito e la testimonianza che tutta la Chiesa da te si aspettano.

Ti affidiamo alla Vergine Maria, ai santi perché la grazia del Signore possa condurti giorno per giorno nel servizio di Dio e dei fratelli.

E ricorda: diacono è il gradino più basso nella gerarchia dell’ordine sacro; è, però, la soglia più alta che l’avvicina a Cristo, che è il «diacono di Jahvè».