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Messa in Coena Domini: "Dio attraversa le nostre notti"

Scritto da Vescovo Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

 

 

 

La liturgia del giovedì santo anticipa già la grande notte di Pasqua e ci propone tre letture che hanno a che fare con la notte: la notte in cui Dio passa in Egitto per strappare un insignificante popolo dalla schiavitù; la notte in cui Gesù spezzò il pane, ricordata da Paolo; la notte che inizia nel Vangelo di Giovani con la cena durante la quale Gesù lava i piedi ai discepoli.

Qual è il messaggio?

Dio attraversa le nostre notti! Tutte le notti, anche la mia, anche la tua! Innanzitutto la notte dell’umanità. È la notte del caos, come quella in cui Dio inizia la creazione: dove tutto era informe. Dio attraversa la notte del popolo d’Israele rassegnato alla sua schiavitù. È in quella notte che l’agnello viene consumato ed è in quella notte che il sangue dell’agnello è versato per segnare un’appartenenza. È in quella notte che Dio passa.

La liberazione avviene mentre eravamo ancora schiavi in Egitto.

La liberazione avviene sempre dentro una schiavitù. Solo collocando il gesto e le parole di Gesù nel contesto della cena della pasqua ebraica, possiamo coglierne pienamente il significato: Cristo è morto mentre eravamo ancora peccatori, ci ha visitati nella nostra schiavitù. Si tratta di un dono gratuito, talmente gratuito che ci viene donato mentre siamo ancora peccatori ovvero indifferenti o nemici al Suo cospetto.

Gesù infatti lava i piedi ai discepoli mentre sono traditori: non solo Giuda, ma ciascuno di loro, ciascuno di noi, è colui che lo tradirà. Eppure Gesù si abbassa davanti a chi lo tradisce. Il perdono o è gratuito o non è. È “per-dono”. Il perdono è massimamente autentico quando si perdona l’imperdonabile, altrimenti è pietà o commiserazione, giustizia riparativa o al più compassione.

Gesù ci insegna la gratuità del perdono: mentre l’altro è ancora lontano, traditore, peccatore, e potrebbe anche rimanere tale. Gesù si abbassa davanti a chi non lo merita. Lava i piedi a chi se li è sporcati per andare a vendere la vita. Gesù vede il suo volto deformato nell’acqua sporca della malizia dell’amico che lo ha tradito.

Quel gesto non è un gesto di umiltà e neanche un gesto romantico. Quel gesto è il martirio della gratuità di un amore smisurato fino al perdono di offese smisurate, il martirio a cui tutti siamo chiamati: vi ho dato l’esempio…

Questo è il martirio – la testimonianza per eccellenza - del cristiano. Questa è la guerra con se stesso che deve combattere, è come il seme che muore per trasformarsi e portare frutto.

Se non vedessimo in questo gesto il martirio del perdono, non capiremmo perché Giovanni sostituisca questo gesto alla descrizione della cena: l’eucaristia è il martirio, in cui la vita è donata gratuitamente per la liberazione, la giustificazione, il riscatto, la salvezza, la redenzione come dono di vita divina a chi non lo meriterebbe.

Fare eucaristia, vivere questo sacramento, vuol dire sentirsi perdonati gratuitamente, mentre eravamo ancora schiavi del nostro Faraone, mentre eravamo ancora peccatori, per offrire la stessa gratuità a colui che mi uccide.

Entriamo in questa notte, la notte del Signore, la notte più lunga per restare abbagliati da una luce che non tramonterà più. Adesso guardiamo al Cristo, chinato su di noi e sul nostro cammino. E preghiamolo:

 

Siamo qui, o Signore Gesù.

Siamo venuti come i colpevoli ritornano

al luogo del loro delitto.

Siamo venuti come colui che ti ha seguito,

ma ti ha anche tradito,

tante volte fedeli e tante volte infedeli.

Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto

fra i nostri peccati e la tua passione:

l’opera nostra e l'opera Tua.

 Siamo venuti per batterci il petto.

 per domandarti perdono.

Siamo venuti perché sappiamo che Tu puoi, 

che Tu puoi perdonarci,

perché Tu hai espiato per noi.

 Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza.

 Paolo VI