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Domenica delle Palme. Il Vescovo: lasciamoci attirare dall'amore di Cristo

Scritto da Redazione. Postato in La parola del Vescovo

 

 

Si è aperta la Settimana Santa che porta alla Pasqua, con la Domenica delle Palme. Il Vescovo ha celebrato la Santa Messa alle 10.30, in Cattedrale con la benedizione degli ulivi e la processione, che a causa del cattivo tempo, si è snodata lungo la navata centrale della Cattedrale. Erano presenti anche le comunità parrocchiali di San Domenico e Santa Maria Maggiore con i loro parroci e fedeli.

Di seguito il testo dell'omelia di Mons. Vescovo

Carissimi, abbiamo celebrato l’ingresso di Gesù in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione e, nelle letture odierne, siamo stati introdotti dentro il mistero della nostra salvezza. «Come pellegrini andiamo verso di Lui, come pellegrino Egli ci viene incontro e ci coinvolge nella sua «ascesa» verso la croce e la risurrezione, verso la Gerusalemme definitiva che, nella comunione con il suo Corpo, già si sta sviluppando in questo mondo» (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret 2° vol, p 21). Al culmine della Quaresima, anche noi siamo invitati a deporre i nostri mantelli ai piedi del Dio che viene. Deponiamo la nostra vita davanti a Colui che si è fatto servo per noi, amandoci fino in fondo, gratuitamente. Oggi è un giorno di festa perché il Re entra, viene nella nostra città, ma è anche un giorno di mestizia, perché il suo entrare è accompagnato al rifiuto e dall’oltraggio. L’uomo di ieri e di oggi, lasciato alle sue sole forze, è incostante, inaffidabile. Qui viviamo la nostra eterna contraddizione come fanciulli sballottati dalla onde. La folla osannante diventa accusatrice dell’Innocente. Anche oggi accade ciò e molti fatti di cronaca lo confermano. Così noi, scoraggiati e delusi, vorremmo lasciarci andare alla sfiducia e “gettare la spugna” sulla possibilità di credere ancora al bene, all’amore. Ma Cristo entra cavalcando un asinello, e sfonda il nostro cuore duro e fragile con la sua mitezza, con il dono della sua vita. Il Signore Gesù non usa sotterfugi, strategie, inganni, per amarci. Alla nostra inaffidabilità egli contrappone un amore fedele, affidabile, certo. Egli sa di essere in Dio: «Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso» (Is 50,7). Il Signore Gesù «svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo» (Fil 2,7): il Figlio di Dio si fa schiavo e muore come uno schiavoEgli è schiavo dell’amore del Padre per il mondo. Egli è l’uomo, il Figlio veramente obbediente al Padre. Contro la volubilità del nostro amore spesso superficiale e ridotto a pura passione, si impone la solidità dell’amore vero che è dono di sé, l’amore che è il morire per l’altro. Ognuno di noi, nella misura in cui vive un serio ed autentico rapporto di amore, in ogni condizione di vita, conosce la forza costruttiva dell’obbedienza al vero bene dell’altro. Il Signore Gesù dona semplicemente ma coerentemente se stesso per ciascuno di noi. Lasciamoci afferrare, attirare da un amore così!