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L'Eucaristia cibo che ci unisce come fratelli

Scritto da Luigi Antonio Cantafora, Vescovo. Postato in La parola del Vescovo

 

 

Carissimi fratelli e sorelle, celebriamo la Solennità del corpo e del sangue del Signore.Ogni anno questa festa è un invito a celebrare il dono più grande che il Signore Gesù poteva lasciarci: il dono del suo corpo e del suo sangue, nelle specie eucaristiche. Questo evento della nostra salvezza, inaugurato con l’Incarnazione del Figlio di Dio, prosegue nel tempo attraverso il dono dell’Eucaristia: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno». Gesù definisce se stesso il “pane vivo”. È un’espressione inconsueta. Un pane come può essere “vivo”? Gesù intende che la sua vita offerta, donata per noi è un pane che nutre e fa vivere per sempre, per la vita che non muore. Il pane, nella cultura mediterranea, è sinonimo di vita, è alimento base. Esso rinvia non solo agli alimenti ma a tutto ciò che è essenziale per vivere. Dice il Siracide: «Indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo» (Sir 29,21). Come la manna era il cibo che sostentava il cammino di Israele nel deserto e quel cibo ricordava al popolo che ciò che fa vivere è il dono di Dio, così il pane vivo che è l’Eucaristia, memoriale della Pasqua del Signore, ci ricorda qual è il nostro vero bisogno, il nostro desiderio: vivere di Dio! Il pane eucaristico ci ricorda ciò che è essenziale, cioè che la nostra esistenza è interamente dipendente da Dio. Il pane è sì frutto del lavoro dell’uomo, ma soprattutto della benedizione di Dio. L’uomo sente fame, ma questa fame non può essere solo saziata con il cibo ordinario, perché noi abbiamo fame di vita, d’amore, di eternità. Possiamo domandarci allora: di che cosa ho fame? cosa mi sazia veramente? Nella prima lettura abbiamo ascoltato che ciò che ci sazia è il cibo che ci dà il Signore. Forse non è un alimento poi così gustoso e desiderabile e allora noi bramiamo altre cose più appetitose: il successo, la carriera, i soldi, il possesso, la bellezza… Ma la cupidigia, in ogni sua forma, è un disordine! Noi come gli Ebrei nel deserto non ci accontentiamo della manna che è un cibo leggero, impalpabile, che il Signore dà giorno per giorno senza poterlo accumulare. Noi vogliamo un cibo più sostanzioso, sicurezze di ogni tipo che però ci rendono schiavi, come le cipolle e la carne d’Egitto. Nel deserto, davanti alla fatica del vivere, il popolo allora rimpiange la schiavitù e la sua “memoria è malata”, perché deforma la realtà. Il popolo infatti ricorda come un bene ciò che è stato un male e preferirebbe il cibo della schiavitù anziché il cibo della libertà. «Recuperiamo la memoria: questo è il compito, recuperare la memoria; e impariamo a riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato» (Papa Francesco, Omelia Corpus Domini 2014). Gesù ci dona questo cibo che è il suo corpo nelle specie del pane e il suo sangue nelle specie del vino. Capiamo bene allora che la manna del deserto era figura di un cibo che soddisfa questa fame profonda. Il cibo che Dio ci dona è un cibo di fiducia che nutre l’esistenza. «Ti ho nutrito di manna che tu non conoscevi». Fidati! Dio ti nutre e non ti abbandona. «Il Corpo di Cristo è capace di dare “vita eterna”, perché la sostanza di questo pane è Amore» (Papa Francesco, ibid.). L’Eucaristia è allora quel cibo e quella bevanda disponibile a tutti, perché l’amore che si comunica nell’Eucaristia, è sempre a dis posizione di ogni persona affamata, povera e bisognosa di rigenerare le proprie forze. Possiamo dire ancora che l’Eucaristia non è un nutrimento “per me”, ma per tutti e quindi è il cibo che ci unisce come fratelli, è il sacramento della comunione. Si domanda l’apostolo: «Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo?» quindi il pane eucaristico ci fa vivere una duplice comunione: col Signore e con i fratelli. E noi pur essendo molti, poiché ci cibiamo di quest’unico pane, siamo un corpo solo in Cristo. Allora nasce spontanea la domanda: come vivo l’Eucaristia? La vivo in modo individualistico, come una realtà esclusiva tra me e il Signore, o so aprirmi anche ai fratelli e sorelle che condividono lo stesso pane alla stessa mensa? È vero infatti che la comunione con Signore è una realtà in cui ciascuno è interpellato personalmente, ma questa realtà non esclude gli altri. La comunione con il Signore include anche i fratelli e sorelle nella fede, tutti coloro che fanno parte del corpo di Cristo. E questo corpo ha molte membra. Spesso queste membra sono sofferenti, afflitte, orfane, povere. Per questo la comunione con Signore allarga, estende, abbraccia la famiglia umana, ogni uomo e donna di ogni condizione, lingua popolo e nazione, uniti dal prezioso corpo e sangue di Cristo Gesù. In questa celebrazione sono presenti alcuni cori della Diocesi e daremo il mandato ai ministri straordinari della Comunione. Cori e ministri, pur essendo realtà diverse hanno il compito di portare il Signore: attraverso la lode gli uni, attraverso la preghiera e il pane eucaristico gli altri. Per questo, Signore, ti chiediamo di fare di noi un popolo di fratelli, solidali nel bene. Signore, guarisci in noi la “memoria malata” che deforma la realtà e non si accorge dei doni ricevuti. Trasforma i nostri lamenti in danza, ciò che ci rattrista in gioia. Allontana ogni forma di cupidigia che ci rende schiavi e donaci la fiducia dei figli. Amen