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Messaggio alla città in occasione della festa di Sant'Antonio

Scritto da Luigi Antonio Cantafora, Vescovo. Postato in La parola del Vescovo

 

Sorelle e fratelli carissimi, ringraziamo il Signore per così tanta devozione al protettore Sant’Antonio. È un dato di fatto che la devozione al nostro Santo è uno di quegli aspetti che caratterizzano la nostra comunità locale, cristiana e civile. Oggi siamo pellegrini festosi, non siamo un popolo sparuto e diviso come certi altri giorni. Il nostro Santo ha appena attraversato le nostre strade e, nella invocazione che sale a lui da tutti noi, si fa carico delle nostre speranze come anche dei nostri pesi, delle nostre fatiche, delle nostre delusioni, forse anche della rabbia di tanti. Sant’Antonio sappiamo che porta tutto questo al Signore, ma allo stesso tempo riconsegna anche a noi, in particolare a quanti hanno compiti di responsabilità e di servizio alla comunità, le attese di una comunità intera. L’ora presente chiama a raccolta tutte le forze di buona volontà per una grande sinergia. Lamezia ha bisogno delle mani di tutti e tutte, e noi, nel nostro piccolo, abbiamo attivato la scuola di formazione dell’Elis di Roma e abbiamo iniziato una scuola di incubatore d’impresa presso la Fondazione San Tarcisio. Una piccola cosa, ma Lamezia ha bisogno di tante piccole gocce, significative e concrete, perché si espandano lo sviluppo e la ripresa economica. Lavorare più persone, anche giovani, diventa antidoto verso tanti mali che affliggono il nostro territorio. È finito il tempo delle chiacchere e dei proclami. Certo non è il nostro compito, ma per amore della nostra città ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo chiamato a raccolta le forze sane, competenti per assumere questo compito. Cosa ci unisce stasera? Qual è il vincolo che ci lega? Ecco, fratelli e sorelle carissimi, rinnovare il legame di una comune appartenenza, è il primo frutto buono di questa nostra processione. Dobbiamo sentirci legati innanzitutto da un’unica fede per vincere ogni divisione, litigiosità e discordia e orientarci tutti al bene. Se c’è qualcosa in cui Sant’Antonio può aiutarci è il riconoscere e il ritrovare un’identità che rimane sfumata nella nostra Lamezia, e che dobbiamo scoprire e costruire insieme.  Sant’Antonio operò innanzitutto come evangelizzatore, fu nuovo moralizzatore, benefattore degli ammalati e dei poveri. E lui iniziò a parlare ad un città in sofferenza per il terremoto e la povertà, e Nicastro si scoprì un solo popolo. Ora Sant’Antonio ci conduca all’unità. Torni ad indicarci il nostro suolo, la nostra terra, quella che Dio ci ha donato e ci insegni a combattere le comuni sfide, impegnandosi fianco a fianco e non l’uno contro l’altro. I tempi in cui Nicastro (cittadina unita con Sambiase e Sant’Eufemia in Lamezia Terme) si votò a Sant’Antonio non sono stati più semplici dei nostri. Eppure questa devozione oggi ha eloquenza e valore. Per questo al Santo chiedo di benedirci con il dono della fiducia! L’augurio che rivolgo è di rinascere dall’alto, in questo periodo difficile, bisognoso di unità, di dialogo, di condivisione delle speranze e delle forze. L’alto della verità, della dignità, della solidarietà sia la misura di ogni scelta, di ogni priorità: e questo avvenga per le nostre case, per le vecchie e le nuove amicizie, per la Chiesa e la cultura, per l’economia e la politica. Che nessuno pensi di poter riuscire a cambiare le cose da solo, e che nessuno venga lasciato da solo nel “terremoto” devastante dell’oggi. Per questo Lamezia chiede di essere amata con un amore intelligente, lungimirante, concreto, realistico e disinteressato che sappia farci appassionare alla nostra città e sia capace di parlare ai cuori giovanili! In primo luogo la custodia del creato e la salute della gente; in secondo luogo guardare in faccia la mancanza e la precarietà del lavoro; e infine, ma non certo per importanza, la cultura e l’educazione di qualità dei nostri giovani e ragazzi, recuperando le nostre radici e guardando al futuro con più capacità e più fraternità. Sant’Antonio, che ha fatto tanto bene per la nostra terra, ci invita ad assaporare la felicità umana e cristiana nel fare anche noi, il più possibile, il bene per la nostra città. Domani celebreremo il Corpus Domini. Ci ritroveremo alle 19 per la S. Messa e poi per la processione. Vi aspetto davvero numerosi. Sant’Antonio ha nutrito un amore per l’Eucarestia da farci impallidire. L’ha difesa contro le eresie. L’ha adorata in modo speciale. Anche il radunarci attorno al Signore, nella festa del Corpus Domini, sarà un prova di autentica devozione al Santo.  Sant’Antonio, difensore dei poveri, di chi ha bisogno, di chi è senza aiuto e difesa, ci faccia sentire tutto il compito della sincera e concreta devozione a lui. Faccia risuonare per noi le sue parole forti e chiare: «Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere» (Discorso I, 226)