Stampa

Tu che sei stato rapito dalla vera Sapienza insegnaci che solo Cristo dà il giusto sapore alla nostra esistenza

Scritto da Luigi Antonio Cantafora, Vescovo. Postato in La parola del Vescovo

 

 

Carissimi, i giorni intensi di preparazione alla festa di Sant’Antonio sono giunti al momento culminante con la celebrazione Eucaristica di oggi e la Processione tradizionale che si svolgerà domani. Un caro saluto alla comunità dei Padri, al Padre Provinciale P. Pietro, al quale auguriamo un ministero ricco e fecondo in questo delicato servizio d’autorità. Mi rivolgo poi con affetto al caro Padre Bruno, parroco e figlio di questa chiesa e città e ai sacerdoti presenti. Saluto anche il Signor Sindaco, le autorità civili e militari che rinnovano oggi, con la loro presenza, un gesto di antica devozione e tradizione. Della vita di Sant’Antonio vorrei ricordare un episodio che mi colpisce molto: potremmo chiamarla la sua conversione. Antonio si affaccia nella Chiesa come un intellettuale, è un professore dell'Università. Entra nell’ordine degli Agostiniani, l’ordine religioso erede della cultura e della sapienza di Agostino d’Ippona, tra i più grandi luminari della Chiesa. Potremmo considerare Antonio non solo un intellettuale, ma un aristocratico nutrito del pensiero classico. Ma questo uomo così dotto,  viene colpito dall’esempio di alcuni frati che sbarcavano dal Marocco, seguaci di Francesco d'Assisi, ancora vivo. Il desiderio di annunciare il Vangelo e di scegliere la missione fuori dall’ambiente calmo e ricco del mondo accademico, lo affascina e lo attira. Antonio rivela così la sua indole generosa e il suo spirito genuino nel cercare di vivere il Vangelo. Egli si lascia affascinare dalla figura di questi fraticelli, semplici; si era accorto che questi frati, in un secolo in cui c’erano tante sofisticazioni, cercavano le cose essenziali, il buon sapore di una vita evangelica senza compromessi. Questo incontro ha significato per Antonio la conversione, il cambiamento di prospettiva. I più superficiali possono ritenere che sia stato un raptus, ma possiamo dire che il frate portoghese ha avuto il bisogno di essere come “travolto” dalla Sapienza di Dio, una sapienza nuova che dava sapore alla vita. La sua conversione ha rappresentato un nuovo inizio e una nuova vocazione. Sant’Antonio, nell’esempio dei frati missionari in Marocco, ha trovato una sapienza viva, quella che ti porta a donare la vita per l’opera di un Altro, un Altro che non si fa solo conoscere, ma sentire e concretamente amare. Ti fa comprendere che è troppo poco sapere che Dio esiste, ma che vive anche in te e ti fa sperimentare che ama te e tutte le sue creature. In un’ammonizione San Francesco insegna:  “Sono morti quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l’attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono, con la parola e con l’esempio, all’altissimoSignore Dio, al quale appartiene ogni bene” (Ammonizione VII). Sant’Antonio ha fatto esperienza che è molto più facile imparare qualcosa, imparare delle idee religiose, delle filosofie, ma ben più difficile e ben più grandioso è imparare a conoscere il Signore, incontrandolo e riconoscendolo in tutte le situazioni esistenziali. Infatti sapere dei concetti è qualcosa che ti dà delle sicurezze ideali, però, entrare nella relazione con il Signore, è molto di più, anzi è esattamente il contrario: lasciare ogni apparente sicurezza e porre ogni certezza in Lui. Appoggiarsi a Gesù di Nazareth, all’Uomo-Dio continuamente in cammino, significa sapere che più ti avvicini a Lui, più perdi quella che pensavi fosse “la tua vita”, per ritrovare la vita vera. Per questo lo scrittore sacro nella prima lettura ci ricorda che la sapienza è qualcosa che si può solo ricevere, o forse, ancora di più, la sapienza è l’arte del saper ricevere, l’arte dei figli che ricevono la vita dal Padre. Per Antonio la nuova conversione a Dio, e vivere la missione che il Signore aveva pensato per lui, è coincisa con la conversione ai poveri, agli ultimi, ai bisognosi. Mi fa molto riflettere che Nicastro e Sambiase abbiano scelto come Santi protettori due Santi che si distinguono per la passione per i poveri. Sono Santi che hanno a cuore gli ultimi! Infatti, Sant’Antonio ha condiviso con la gente l’esperienza delle sofferenze delle tribolazioni, ha difeso il popolo contro i tiranni, è stato sempre accanto ai più deboli, ha spartito “la milza e la tenda con i poveri”. Questo è stato Sant’Antonio, perciò i poveri gli vogliono bene. E noi che ci sentiamo poveri, perché bisognosi di aiuto, sappiamo di poterci rivolgere a lui con tutto il cuore. S. Antonio, amico e protettore, sentendoci oggi voce di tutta l’umanità che alza cuore ed occhi al cielo, ci affidiamo ancora una volta alla tua intercessione. Guarda con bontà a questa città di Lamezia Terme perché possa essere sempre nel mondo custode di quel patrimonio di amore e solidarietà che tu hai testimoniato con la tua vita. S. Antonio, amico e protettore della nostra città, aiutaci ad amare di più il Signore e il nostro prossimo, a sperare di più nella pace, a credere di più nei frutti dell’unità e non in quelli del conflitto. Ci rivolgiamo fiduciosi alla tua intercessione per questo nostro mondo inquieto, troppe volte segnato dalla violenza e dall’odio. Tu che hai saputo disarmare i cuori e a riportare serenità nelle famiglie, aiutaci a coltivare pensieri ed atteggiamenti di pace e di profondo rispetto dell’altro. Tu che sei stato rapito dalla vera Sapienza insegnaci che solo Cristo dà il giusto sapore alla nostra esistenza umana e cristiana. Amen