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Come San Francesco, mettiamoci a servizio degli ultimi, degli indifesi e degli oppressi

Scritto da Luigi Antonio Cantafora, Vescovo. Postato in La parola del Vescovo

 

Carissimi, la Solennità di San Francesco da Paola, compatrono della nostra città ci consente di ritrovarci insieme. Saluto con grande affetto la comunità dei Padri Minimi, il parroco P. Giovanni e tutti i sacerdoti presenti. Mi rivolgo con deferenza alle autorità civili, al Signor Sindaco e all’amministrazione comunale che anche quest’anno rinnovano il gesto dell’offerta delle chiavi al Santo. Un particolare pensiero rivolgo anche alle autorità militari qui presenti, che ringrazio per il loro operato finalizzato a rendere più sicura e pacifica la nostra convivenza civile a Lamezia Terme. Il nostro sguardo e la nostra attenzione sono rapiti da San Francesco a cui ci sentiamo particolarmente legati. Se andiamo con la mente alle parole del Vangelo, vi troviamo quasi un elogio del nostro santo. “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. In queste parole di Gesù si coglie un rovesciamento di prospettiva. Sapiente è, infatti, non chi è dotato di un’intelligenza umana o dotta, ma piuttosto i piccoli di cui parla il Vangelo, identificati come coloro che accolgono il Regno in semplicità. E alla luce di questo Vangelo, guardiamo al nostra Santo e al legame che ci unisce. Che tipo di legame abbiamo con San Francesco? Il primo legame con lui riguarda il Battesimo. Francesco battezzato appena nato è unito a noi tramite questo speciale vincolo. Insieme a lui ci riconosciamo cristiani. E di fronte alla sua storia di eremita e di taumaturgo, siamo chiamati a riscoprire la nostra vocazione battesimale: la vocazione a essere santi. I santi sono un frammento nel quotidiano dell’amore di Dio per l’umanità. Ognuno di noi è nato con un dono e un compito da parte di Dio. La santità è corrispondere alla chiamata di Dio ad essere così come Egli ci ha pensati e creati. Come abbiamo ascoltato dal Vangelo, si tratta di diventare piccoli - cioè umili, semplici e amorevoli - e dunque sapienti secondo il Regno di Dio. Perfino gli intelligenti e i dotti cui accenna Gesù, purché si facciano piccoli per il Regno. Esiste effettivamente un’intelligenza secondo i criteri umani, e ne esiste una secondo i criteri evangelici. É solamente la seconda che apre all’autentica e vera conoscenza di Dio. L’intelligenza secondo il Vangelo ci permette di diventare veramente grandi nella statura della santità. In San Francesco possiamo scorgere con quale forza ha vissuto il suo Battesimo. Carissimi, non sono stati i miracoli a rendere grande San Francesco, ma la forza del Battesimo che ha ricevuto. Per questo possiamo chiederci. Il Battesimo che ci accomuna con San Francesco di Paola, quanto è vivo in noi? Quanto è efficace nel nostro amore per il prossimo? Quanto è riscoperto come forza per la vita concreta? Un secondo legame con San Francesco lo troviamo nel suo essere calabrese. In un tempo in cui, la cronaca relega questa terra a pagine aspre e difficili, San Francesco ci ricorda le virtù della gente di Calabria. Alla sua scuola di umanità, possiamo dire che l’essere nati in questa terra non è una triste sorte. La santità personale di Francesco ha incontrato le virtù più belle che splendono nella gente semplice di questa terra, vero tesoro della Calabria. Così nel suo essere uomo di Dio, la grazia battesimale ha forgiato il suo carattere generoso, capace di sacrifici, tenace e resistente. Anche questo spiega il carattere penitenziale che ha voluto dare all’ascesi nell’ordine che ha fondato. San Francesco ci ricorda che noi calabresi possiamo essere capaci di grande cose e di effettuarle. Quali sono queste grandi cose? Non certo le opere tracotanti e superbe. Le grandi cose stanno nell’amore e nell’umiltà. San Giovanni Paolo II che morì nello stesso giorno di San Francesco, il 2 aprile, definì il nostro santo “come il santo della carità e dell’umiltà”. Solo l’amore crea e solo ciò che l’amore ha creato ha valore e perciò è destinato a durare. Se il Vangelo ci chiama a diventare “piccoli” è perché ci insegna a fare grandi cose in collaborazione attiva nella fede in Dio. Il Regno di Dio ribalta ogni prospettiva umana, operando un vero capovolgimento nella gerarchia dei valori sia umani sia religiosi; le Beatitudini ne sono il manifesto più bello. Le stesse parabole più volte sottolineano questo sconvolgimento: “Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi” (Cfr. Mt 19,30; Mt20,1-16). Farsi piccoli per il Regno, permette di conoscere Dio «in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio». (Efesini 13, 18-19) Permette di conoscere l’amore che lega il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e l’amore con cui Dio è legato a noi. Farsi ultimi, piccoli, secondo il vangelo, dunque, non è fatto solamente di acquisizione di alcuni valori o di uno stile di vita; essere piccoli comporta aprirsi a Dio che viene ad abitare in noi, nella nostra vita. San Francesco, che ha voluto definirsi “minimo” e lasciare questo nome ai suoi figli,  ne è la dimostrazione vivente. Un terzo legame con San Francesco riguarda invece la sua parola; nella sua voce noi riconosciamo la nostra voce.Francesco era sempre a disposizione dei poveri e degli infermi di ogni tipo. Ma, in modo speciale aveva a cuore gli operai e le vittime delle angherie e dei soprusi dei potenti che la cosiddetta “giustizia” del suo tempo non voleva o non era in grado di contrastare. Forse, soprattutto per questo, ci sentiamo legati al nostro Santo. Riconosciamo in lui la forza di gridare la sete di giustizia e il bisogno di pace che anima questa città. Come San Francesco, siamo chiamati a porci a servizio degli ultimi, degli indifesi e degli oppressi, a cui come Chiesa e anche come istituzioni, abbiamo sempre il dovere di dare voce affinché essi possano, a loro volta, parlare, servire, amare il prossimo. Carissimi, affidiamoci all’intercessione del nostro Santo. Il legame che sperimentiamo con lui in questa terra, sia un aiuto per poter vivere la grandezza del nostro Battesimo, la bellezza della nostra terra, la profondità della nostra fame e sete di giustizia. Così sia!