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Venerdì Santo: "Dio ci ama con l'amore di chi sembra perdente"

Scritto da Luigi Antonio Cantafora, Vescovo. Postato in La parola del Vescovo

 

 

Abbiamo ascoltato il racconto della passione di Gesù secondo il vangelo di Giovanni. A differenza di quella narrata dai sinottici, troviamo in questo racconto un succedersi vertiginoso di eventi e dialoghi. Ieri con la Lavanda dei piedi e l’Istituzione dell’Eucaristia abbiamo contemplato il Mistero del dono di Dio in Gesù nostro Maestro e Signore. Oggi il nostro sguardo è concentrato sul corpo di Gesù, torturato, vilipeso e crocifisso per amore! Ma in tutto ciò che sopporta, Gesù si manifesta come l’uomo per eccellenza («Ecce homo!»: Ecco l’uomo) sia quando Pilato lo fa flagellare, sia quando i soldati lo disprezzano e lo deridono. Egli sembra attirare tutti davanti a sé. Quando sta di fronte a Pilato per essere condannato, il suo modo di essere, mite ma fermo, è in realtà un giudizio per chi lo accusa. Quando sta in croce, appare come collocato su un trono da cui regna. Quando viene scritta la sua condanna, in verità è confessato come «Gesù il Nazareno, il re dei giudei»E al vertice di tutto questo, quando Gesù muore, secondo il quarto vangelo «consegna lo Spirito», effonde cioè lo Spirito santo sull’intera creazione. La passione di sofferenza e di morte diventa gloria nella passione, gloria dell’amore di Gesù «fino alla fine». Ecco la gloria nascosta nella Passione: la gloria dell’amore! Nei giochi ambigui degli uomini Dio sa fare il suo gioco, non con l’astuzia di chi è vincente, ma con l’amore di chi sembra perdente, per usare a tutti misericordia. Si carissimi, Dio ha sofferto. Nel Credo diciamo di Gesù che «patì sotto Ponzio Pilato» ma potremmo dire, con la chiesa antica: «Dio patì». «Il Padre non è impassibile, ma soffre la passione dell’amore» (Origene: Omelie su Ezechiele 6,6;). Dio ha sofferto, ha sofferto come si soffre nell’amore. Non c’è solo il dolore fisico o solo quello psicologico, ma c’è un dolore, una sofferenza più profonda che ognuno di noi conosce come ferita che brucia: soffrire per amore. Anzi, non c’è amore senza sofferenza, questo noi uomini lo sappiamo bene, ma Dio lo sa prima e più profondamente di noi. Ecco allora Dio, l’Amante nella passione. Egli soffre per amore perché soffre per il male che noi ci facciamo. Il male inflitto a Gesù vittima, infatti, è l’icona dei mali, delle sofferenze che infliggiamo agli altri, della mancanza di amore con cui li facciamo soffrire. Ma, attenzione: «non siamo noi che abbiamo amato Dio, ma è lui che ha amato noi». Dio dalla croce di suo Figlio ci chiede di credere all’amore, ci attira tutti alla croce perché «vuole che tutti siamo salvati». Dio ci aspetta e ci ama perfino mentre noi siamo suoi nemici perché lo rifiutiamo e non vogliamo che entri nella nostra vita. Dio ci perdona proprio lì nelle profondità oscure del nostro essere dove non accettiamo Lui, dove non accettiamo il nostro prossimo, e neppure dove accettiamo nemmeno noi stessi. Ma attenzione, dolore e sofferenza in sé non hanno nessuna capacità di redenzione.Solo l’amore, che comprende la felicità ma in certe situazioni anche il «soffrire per amore», salva. Colui che ama si offre all’altro, all’amato. Non c’è amante che non porti anche la croce inscritta nella sua carne. Giovanni più di ogni altro ha espresso questa croce, qual è stato il rifiuto, il tradimento, l’abbandono di Gesù da parte dei suoi. Così dall’ultima cena alla croce noi contempliamo prima un Dio che, inginocchiato, si china su di noi, per lavare i nostri piedi. Sulla croce noi vediamo il suo amore per noi e la sua sofferenza per la nostra lontananza da Lui e il nostro rifiuto.In ogni caso Gesù sempre si dona e ci attira a sé invitandoci a tornare da Lui, perché egli ci ama e non può cessare di amarci.