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Gesù ha scelto la debolezza per mostrarci il suo amore

Scritto da Vescovo, Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

Carissimi, entriamo nel mistero più grande della nostra fede, quello di Dio che, facendosi uomo, ha donato la vita per noi, ha effuso la sua vita, come un profumo sparso per noi, per amore! Abbiamo ascoltato la proclamazione solenne del racconto della Passione del Signore. È questo amore gratuito che sempre ci stupisce. Non riusciamo a cogliere tutta la grandezza di un amore così. Veramente il nostro Dio è un Dio misterioso! E allora ci fermiamo oggi a cogliere l’amore di Dio attraverso alcuni passaggi. Prima di tutto la mitezza di Gesù. Viviamo in un tempo che ama gli effetti speciali! Ma Dio non agisce così. Umanamente ci aspetteremmo proclami ufficiali per annunciare l’amore di Dio, apparati e grandi preparativi scenografici per dimostrarlo. Il Signore, a cui dobbiamo comunque tutta la solennità della nostra adorazione, proprio perché è Dio, si umilia, si abbassa per chinarsi su di noi, sue creature amate. Vuole entrare nella nostra vita come nella città di Gerusalemme, con mitezza, per portarci la pace come dono suo! Ai tempi di Gesù, come oggi, la violenza dilagava; il male, sempre prepotente, fa chiasso, sembra imporsi sulla scena del mondo  con la complicità dei Pilato dei turno. Ma se al male rispondiamo col male, con la vendetta – che è lo stimolo immediato - non facciamo altro che aumentarlo. È ciò che accade ancora oggi, in modo terribile, a casa nostra, nella nostra città e nel mondo. Il mondo oggi è la nostra casa e dove c’è un dolore è anche il nostro dolore. Se entriamo anche noi con Gesù dentro le piaghe della storia, cominceremo a comprendere cosa significhi essere miti, essere uomini e donne di pace. Poi il perdono. Mentre le cattive notizie fanno rumore e scalpore, le buone notizie hanno un effetto positivo quando sono incarnate nella testimonianza di una persona. Quando c’è una testimonianza di perdono, lascia una scia profonda. C’è un modo diverso, profondamente libero di rispondere alla violenza: è il perdono. Nel vangelo di Matteo Gesù affronta in silenzio le ingiurie, affida al Padre il suo dolore e grida: Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato? Mentre la vendetta è istintiva, è la reazione immediata allo stimolo di una trasgressione, a chi ti fa del male, il perdono non re-agisce, è pacato, è una ri-decisione inaspettata, un agire nuovo. Il perdono è un atto libero. Non è la negazione dei propri diritti, ma è lasciare aperto uno spiraglio alla vita dell’altro. Il perdono non è cedere alla debolezza, non è sconfitta, ma è forza, amore. Ancora in questa settimana siamo stati avvolti da un circuito di violenza. Famiglie, lavoratori, gente semplice si trova vittima innocente di tanta violenza malavitosa. Gli ultimi fatti sono come tante stazioni della Via Crucis di questa città. Ecco questo è il tempo di rispondere attivando processi di pace. Ecco questo è il tempo di proteggere i giovani da chi vuol farne leve del male. Carissimi, davanti a noi solenne e alta splende la croce di Gesù. Su quella croce si è riversata la violenza di ogni tempo. Ma, Dio non ha scelto la via della potenza, della forza che si impone e della prepotenza che distrugge; Egli ha scelto la via della debolezza per mostrarci il suo amore gratuito. E ciò è scandaloso per noi.  Egli entra a Gerusalemme con benevolenza e mansuetudine, accetta l’incongruenza dei nostri gesti e delle nostre parole: che facilmente e superficialmente passano dall’Osanna al Crucifige, fino ad affrontare la croce. Avrebbe potuto fuggire, avrebbe potuto assumere lo stile di chi lotta e reagisce anche con la violenza, avrebbe potuto resistere. Egli invece sceglie fino alla fine il bene, sceglie di fare il bene e di accogliere su di sé tutto il male. Questo è lo scandalo della croce!Entriamo in questa grande settimana e chiediamo al Signore di poter entrare nei sentimenti di Gesù, nei suoi silenzi, nel suo modo di amare, di vivere e di morire: con piena mitezza, perdonando, amando fino alla fine.