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Impara da Maria a fidarti di Dio che vuole il tuo bene

Scritto da Vescovo, Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

 

Un saluto carissimo a tutti voi che partecipate con affetto e preghiera a questa celebrazione eucaristica, nella solennità dell’Annunciazione del Signore, durante la quale don Marco sarà ordinato presbitero. Oggi facciamo anche memoria del nostro anniversario episcopale e, al termine di questa celebrazione, firmeremo il decreto di erezione canonica del Monastero intitolato a Santa Maria delle Grazie e della Misericordia a Conflenti, che domani inaugureremo. Saluto i genitori di Marco, i suoi formatori: il rettore del Seminario S. Pio X e del Seminario Minore Pontificio dove Marco è ospite a Roma, gli amici e i fedeli della parrocchia di S. M. Maggiore accompagnati dal parroco, don Leonardo Diaco, i sacerdoti qui presenti. Ci siamo radunati per accompagnare con la nostra preghiera questo passo così importante di Marco e anche per dare lode al Signore, per ringraziarlo per la fedeltà alla Sua Chiesa.«Ecco io vengo per fare la tua volontà». Questo, carissimi fratelli e sorelle, è il ritornello che risuona più volte in questa liturgia. Se siamo qui oggi, se don Marco è qui oggi, è certamente per compiere la volontà del Signore. Ogni chiamato infatti, risponde alla voce del Signore e lo segue e, con questo atto di obbedienza, aderisce non alla propria, ma alla volontà di Dio. Se tutti, come battezzati, siamo invitati a questa adesione al Signore, a seguire il Maestro, il presbitero lo è in modo particolare Certo le tappe del discepolato sono diverse per ciascuno. Don Marco ha sentito la chiamata e l’ha verificata durante tutti questi anni di formazione. Ma anche la sua famiglia è stata coinvolta nell’obbedienza alla volontà del Signore. Così anche noi, come chiesa, ogni volta che il Signore suscita una vocazione, siamo impegnati a pregare con responsabilità e a sostenerla. Oggi, solennità dell’Annunciazione, facciamo memoria della nostra salvezza grazie al sì di una giovane donna, Maria di Nazareth. In questo giorno ricordiamo con gratitudine il nostro anniversario di ordinazione episcopale, dono e mistero grande che il Signore ha voluto affidarmi. È un giorno che ha dato inizio a una storia per me, insieme con voi, Chiesa mia sposa. Lui mi ha amato tanto! Pertanto, abbiamo voluto che proprio in questo giorno, don Marco fosse consacrato presbitero. Inoltre l’iniziativa delle 24Ore per il Signore, voluta da papa Francesco in questi due giorni, ci aiuti a pregare molto per le vocazioni! Oggi, come chiesa di Lamezia, siamo in festa per tanti “sì” al Signore e ci uniamo così in un coro unanime, al consenso di Maria: « Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Con il “sì” di Maria Dio fa il suo ingresso nella storia assumendo la carne umana. Grazie al nostro “sì” al Signore il popolo riceve la grazia e la salvezza. Dio attende il nostro sì, il nostro consenso, la nostra adesione amorosa a Lui, per manifestarsi al mondo, per donare la sua misericordia. «Dio che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te», diceva S. Agostino[1]. Qui scopriamo l’umiltà di Dio che ci dona una così grande dignità e responsabilità nell’opera di salvezza! Così, nell’atto dell’Incarnazione, Dio comunica alla natura umana, la sua Vita eterna, divina; addirittura “si fa carne”! Questo è un mistero grande, da qui ha inizio il tempo della salvezza. E in questo avvenimento, nel grembo di Maria, vengono edificate le fondamenta della Chiesa. E mentre viviamo questo evento di grazia, ci mettiamo “alla scuola di Maria”, per imparare da Lei come si collabora all’opera di Dio. Anche ad acconsentire, si impara! Se tu hai vissuto sempre come un ribelle, vivrai le esperienze della vita con ribellione. Ma se tu impari da Maria ad acconsentire, a vivere una resa a Colui che vuole il tuo bene e la tua felicità, tu entri in un circuito diverso: ti fidi, rispondi con amore e con docilità. E ti affidi a coloro che testimoniano la volontà del Signore nella tua vita: i fratelli nella fede, i superiori, la stessa storia. Questo vale per tutti i credenti. La nostra fede non è credere a dottrine, ma è un incontro con Gesù. Impariamo da Lui e da sua madre a fidarci di Dio, ad acconsentire alla sua azione nella nostra vita. Il mistero dell’Annunciazione ci ricorda proprio questo: a partire da un Eccomi, il Signore tesse una storia che ci supera. Per questo ci rivolgiamo a Maria, perché ci assista nella consacrazione di don Marco, perché tutto avvenga per la maggior gloria di Dio e il bene della Chiesa.Carissimi, il Vescovo è chiamato a pascere il gregge come popolo di Dio. Questa cura è impossibile senza la costante supplica che il Signore mandi santi operai nella sua messe perché guidino, sostengano e custodiscano le comunità. Attraverso i presbiteri, primi collaboratori, il Vescovo può raggiungere l’intero popolo di Dio. E grazie a questa fedeltà di Dio, i presbiteri possono donarsi ai fratelli con quella “carità pastorale” che li rende capaci di consegnarsi teneramente, fino ad assumere lo stesso “odore del gregge”, come dice Papa Francesco. Il nostro odore e il nostro profumo dicono il tipo delle nostre relazioni. Profumare di Cristo, come ci esorta Paolo, è frequentare Cristo fino ad averne il suo odore che si diffonde ovunque noi siamo. Profumare del proprio gregge, allora significa, frequentare solo il proprio gregge! In questo momento storico, è urgente più che mai che i preti sappiano “gettare e allacciare ponti” tra Dio e il mondo. Occorrono anche preti “sentinelle”, desti, che sappiano con maturità non solo generare il popolo ma guidarlo verso Cristo, Via, Verità e Vita. Per questo non si può essere veri pastori se ci risparmiamo, se non doniamo noi stessi, tempo, energie, ascolto, parola, pur con le nostre fragilità. I preti siano testimoni e si diventa tali “quando attraverso le nostre azioni, parole e modi di essere, un Altro si offre e si comunica” (Benedetto XVI). E noi comunichiamo Cristo se siamo veri servi della comunione, se sappiamo vivere la fraternità, l’amicizia con gli altri sacerdoti e all’interno del popolo, attraverso relazioni adulte, mature, che facciano crescere tutti «verso la piena maturità di Cristo» La cultura dell’incontro, del dialogo, è la via privilegiata per una vera pastorale. Se l’incontro è la via, l’icona del Buon Pastore è il modello della pastorale. Un Pastore che si fa carico delle sue pecore, cercate, amate e salvate gratuitamente da Dio, per la sua grande misericordia. Non venga mai meno l’amore per la pecora perduta, anche perché lo siamo per prima noi!Caro Marco, tra poco sarai ordinato presbitero, ma non dimenticare mai di essere discepolo del Signore.La tua vita avrà consistenza solo se continuerai ad essere discepolo di Cristo. Stare “con Lui” è l’unica garanzia per vivere con un cuore indiviso, nascosto nel Signore. Il presbitero non è un uomo “liberamente solitario”. È l’uomo delle relazioni: la prima relazione è con Dio, al quale doni, prima di tutto e di tutti, il tuo cuore nella preghiera e nella celebrazione dei santi misteri. Il Signore fa alleanza con te, e il tuo cuore è ricolmo di un amore sponsale che trabocca e trasforma la tua esistenza. Tutto di te: corpo, cuore, pensieri, affetti è custodito dal Signore.Poi le relazioni con tutti coloro che il Signore ti affida. Nonostante la tua giovane età, sii pastore premuroso, non autoreferenziale, disinteressato, magnanimo e generoso. Ti raccomando: non lesinare il tuo tempo e le tue energie per i poveri, i lontani: tanti santi sacerdoti si sono accorti di aver servito l’umanità di Cristo in loro.Il Signore Gesù ti ha costituito presbitero per vivere con Lui. La celebrazione dell’Eucarestia, sia il luogo privilegiato per manifestare questa riconoscenza e crescere nella passione per Cristo e per i fratelli.Essere un prete dal cuore appassionato è il vero dono che Dio può farti. Solo così puoi diventare padre.Sii forte e disponibile ad annunciare l’evangelo della gioia, vero miracolo per il nostro tempo, spesso malato di tristezza. I tempi sono difficili, le forze del mondo lottano contro la Chiesa e dentro di essa quando non viviamo relazioni vere, di autentica fiducia.Ma noi viviamo la nostra obbedienza a Cristo, Lui è il Signore e nulla ci può separare dalla sua persona. Vivi per questo la tua obbedienza filiale al Vescovo con rettitudine di cuore.Sappi che in noi e nei nostri successori troverai sempre un sostegno, un’ancora anche in momenti difficili.Di tutto e sempre ringrazia Dio e sii contento e gioioso come Maria per le meraviglie che ha compiuto in te! Con lei anche tu puoi cantare: «Grandi cose ha fatto per me il Signore e santo è il suo nome»..