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Non è la terra a definire la nostra identità, ma l’appartenenza al Signore

Scritto da Vescovo, Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

Carissimi fratelli e sorelle vi saluto con affetto. Ringrazio tutti voi per la presenza e ringrazio quanti hanno preparato questa liturgia e animato questa giornata di sensibilizzazione. Un particolare ringraziamento a Suor Manuela Simoes, direttore dell’Ufficio Migrantes, per la sua dedizione e il suo impegno per tutti voi. In questa giornata noi abbiamo due piste di riflessione e preghiera: la Parola di Dio e la Parola del Papa con il suo messaggio. Un versetto del salmo mi sembra molto significativo: «Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai». Il salmista vuole annunciare la giustizia del Signore alla grande assemblea, vuole parlare, aprire la bocca, non tacere. Probabilmente alcuni di voi sanno che il Santo Padre vuole occuparsi in modo diretto della situazione dei Migranti. Perciò questo versetto mi sembra espressivo di ciò che Papa Francesco vuole fare. Inoltre il suo stesso messaggio per la giornata odierna pone attenzione ai migranti minorenni che, per la loro particolare condizione sono senza voce, vulnerabili e particolarmente fragili. Il messaggio del Santo Padre è rivolto a noi e a tutti gli uomini e donne di buona volontà. C’è una grande emergenza per questi piccoli, bambini, fanciulli, ragazzi e ragazze che essendo senza la tutela di adulti, molto spesso sono vittime di traffici, di sfruttamento, di abusi. È terribile quanto sta accadendo e quanto emerge dagli organi ufficiali di stampa. Giovani migranti senza genitori vengono lasciati a gente senza scrupoli, per aver salva la vita... ma a che prezzo? E noi assistiamo inermi e impotenti (alcuni sono anche indifferenti) a questa “strage degli innocenti” contemporanea! I media e le istituzioni parlano con eufemismi “di minori non accompagnati”, ma voi sapete bene che dietro ogni bambino c’è la storia di un abbandono, di una separazione dalla propria famiglia e dagli affetti più cari. Ma voi siete qui oggi, siamo qui oggi per celebrare la speranza che ci viene dal Figlio di Dio. Gesù viene indicato dal Battista come l’agnello di Dio e la prima lettura ci presentava la figura del “servo del Signore”. C’è qualcuno, carissimi, che ha preso sul serio la nostra umanità, che ha voluto prendere su di sé il male, il peccato di tutto il mondo. L’agnello è l’immagine della vittima innocente, di colui che si offre o che viene immolato per qualcun altro. Noi abbiamo così due sponde alle quali abbracciarci: Gesù, il Figlio di Dio che si presenta a noi come agnello, come servo del Signore, come vittima per tutti i peccati dell’umanità. Nel suo abbraccio noi stiamo bene, ci sentiamo confortati e liberati da ogni angustia. L’altra sponda è quella della denuncia attiva, della verità proclamata. Il Papa lo fa ma anche noi non possiamo essere passivi. La preghiera ci sostiene, l’intelligenza ci fa pensare, la volontà ci fa scegliere vie evangeliche nuove, perché occorre non solo parlare per denunciare ma parlare per costruire, per promuovere il bene. Papa Francesco ci indica alcune piste. La prima è riconoscere che questo fenomeno migratorio è dentro la storia della salvezza. Da Abramo in poi Dio ci salva rendendoci pellegrini per indicarci che non è la terra a definire la nostra identità, ma l’appartenenza al Signore. «Nessuno è straniero nella comunità cristiana che abbraccia ogni nazione, razza, popolo e lingua». Carissimi fratelli, questo significa che nessuno di noi dovrebbe sentirsi straniero o ospite, ma siamo tutti familiari di Dio e concittadini di Cristo. Un’altra pista di lavoro indicataci dal Santo Padre è l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Occorre qui un intenso lavoro da ogni punto di vista. Per questo occorre adottare soluzioni durature, dice il Papa. Da parte nostra possiamo ancora fare molto perché ogni persona si senta “a casa” nella nostra città, ma soprattutto i bambini e i ragazzi che sono il futuro della società, chiamata ad essere sempre più multietnica e multiculturale. Sarebbe bello che la nostra realtà, la nostra città, per quanto piccola, si distinguesse come modello di integrazione reciproca e di accoglienza. Chiediamo al Signore che renda il nostro cuore aperto e disponibile all’accoglienza vera.