Stampa

Solo Dio poteva scegliere l’impotenza di un bambino per manifestarsi come luce nella notte

Scritto da Vescovo, Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

«È apparsa la grazia di Dio che ci porta la salvezza!». Così abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Carissimi, è Natale! Nella gioia di questa notte, pur tra le mille contraddizioni del nostro tempo, Dio nasce ancora, Dio viene nella storia:«è apparsa la grazia di Dio che ci porta la salvezza!». Nel cuore della notte la Chiesa celebra la nascita del Figlio di Dio e questo è un mistero grande per noi! L’Incarnazione è il grande evento che permette la salvezza che si realizza in Cristo Gesù morto e risorto per noi! Solo Dio poteva inventare questa strada di piccolezza per dirci quanto ci ama ... appassionatamente! Lui - l’Onnipotente - si fa Bambino, Lui - l’Eterno - entra nella storia, Lui – il Salvatore - si fa piccolo, neonato, bisognoso di tutto. Solo Dio poteva scegliere l’impotenza di un bambino per manifestarsi come luce nella notte. E in questa notte il contrasto tra la luce e le tenebre è fortissimo. C’è un popolo che cammina nelle tenebre – così proclama il profeta Isaia; questo popolo vede una grande luce... non siamo forse noi questo popolo? Quante tenebre ci avvolgono! L’indifferenza di ieri e di oggi, una certa pigrizia, l’indolenza, la rassegnazione, il male sempre in agguato, la lontananza da Dio, le nostre contraddizioni, il nostro peccato... Tutto ciò è tenebra per noi, eppure Dio viene qui, proprio qui come luce. Dov’è la luce? Chi la sa riconoscere? Il racconto evangelico ci dice che i pastori, proprio coloro che avevano meno strumenti culturali (infatti non conoscevano la Scrittura), coloro che non erano osservanti della legge (il lavoro con gli animali li rendeva “impuri”), questi sono coloro che accolgono la nascita di Gesù. Accolgono l’annuncio degli angeli e si mettono in cammino. Per accogliere Gesù nella nostra vita, bisogna che ci liberiamo da ogni forma di presunzione e di pretesa di sapere, di conoscere, di credere di essere noi a gestire il mondo e l’esistenza! I pastori, abituati alle veglie e alla fatica delle intemperie, vegliavano sul gregge. Le parole del profeta sono accolte da persone semplici come loro:«Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio». Abbiamo tutto da imparare da loro! Essi ci insegnano la pazienza, l’attesa, l’accoglienza dell’annuncio, la gioia. Ancora, sono maestri nella prontezza a muoversi, nel riconoscere il figlio di Dio in quel Bambino adagiato nella mangiatoia, nella semplicità dell’adorazione. I pastori ci dicono che la vita si può spendere per gli altri, che vale la pena sacrificarsi con amore, che la semplicità è la via preferenziale di Dio per mostrarsi, senza orpelli, senza baldacchini, senza finzioni. C’è infine un altro tema che emerge in queste letture: è la pace. La pace viene annunciata dagli angeli agli uomini che Dio ama, ma viene donata da questo Bambino indifeso e bisognoso di tutto: è Lui il “Principe della pace”. La pace non è solo assenza di guerre, ma è la capacità, il dono di annullare le guerre che serpeggiano dentro e fuori di noi con la forza dell’amore. Dio viene! non ostenta la sua Onnipotenza ma manifesta il suo amore con la tenerezza di un Bambino. Lui non alza gli scudi, non si difende, ma dipende da noi, non pretende ma si offre. La pace è un dono dall’alto, un dono di Dio, da accogliere. Natale è allora la festa dell’accoglienza a tanti livelli: accoglienza di noi stessi dei nostri limiti e risorse, accoglienza degli altri con i loro limiti e possibilità, accoglienza dei progetti di Dio anche quando sono così imprevisti, accoglienza della sua volontà, accoglienza dei poveri, accoglienza dell’umanità con tutte le sue differenze... Vogliamo accogliere Dio, questo Dio così impotente nella nostra vita?