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Lascia la via della violenza e camminiamo insieme nella via della pace!

Scritto da Vescovo, Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

Carissimi, avvicinandosi le festività natalizie, desidero rivolgermi a tutti con un augurio. Ringrazio ciascuno di voi per la presenza così gradita e affettuosa. Ringrazio tutte le autorità civili e militari qui presenti, in particolare il signor Sindaco al quale rivolgo un particolare saluto e augurio, volendo raggiungere, per suo tramite, l’intera cittadinanza. Di anno in anno, questo appuntamento ci consente di ringraziare tutte le istituzioni e le persone di buona volontà che si adoperano per il bene comune. Vorrei rivolgere tre brevi parole per questo Santo Natale. La prima parola la rivolgo a Gesù Cristo a nome di tutti i miei fratelli nella fede ed è un atto di adorazione: “Tu, Signore, sei la manifestazione di Dio; sei l'incarnazione dell'Infinito Amore. Ti contemplo Bambino nel presepe, ma sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! Tu solo sei la Via, la Verità e la Vita; Tu hai parole di vita eterna”. Una seconda parola poi la indirizzo alla nostra Chiesa di Lamezia Terme che il Signore mi ha chiamato a servire nella carità: viva intensamente la comunione e l'unità nelle singole realtà parrocchiali, nelle associazioni, nei movimenti, nei gruppi ecclesiali. Sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose, consacrati e consacrate e fedeli tutti siano manifestazione di quella profonda e visibile unità per cui il Signore ha pregato e offerto la vita sulla Croce. Nella comunione visibile e manifestata dalla famiglia dei figli di Dio sta il vero e credibile annuncio del Vangelo alla famiglia umana! Un’umanità divisa impone in maggior misura una Chiesa unita. Spesso vi è l’impressione che le grandi persecuzioni che soffrono i cristiani nel mondo, non tocchino la nostra fede e la nostra vita da credenti. Solo domenica scorsa, in Egitto, un ultimo attentato nella Cattedrale ortodossa di San Marco ha provocato 25 morti. E il 2016 si appresta a chiudere con 7.100 cristiani uccisi. La violenza anti-religiosa si colloca dentro un quadro più ampio, è così diffusa nel mondo che la persecuzione di cristiani e altre minoranze appare come una forma di violenza ignobile in un mondo sempre più brutale. Il terrore genera terrore e in esso ogni arma pare plausibile, anche la persecuzione, anche la menzognera giustificazione religiosa. Il terrore sta esasperando il fenomeno dell’emigrazione obbligata. Di fronte a una fede debole, la testimonianza e il sacrificio dei martiri sono un richiamo forte a risvegliare il nostro essere cristiano. «Sono i perseguitati per la fede a essere nel cuore della Chiesa. Non i cristiani che vivono da pagani» (Francesco, Angelus 26 dicembre 2016). Ricordare i nostri martiri nell’avvicinarsi del Natale ci aiuta a evitare «il falso Natale dal sapore dolciastro». Questi nostri fratelli e sorelle, uccisi a causa del Vangelo, ci fanno comprendere che la violenza viene sconfitta solo dall'amore. Una terza parola, infine, voglio far giungere a tutti gli amici che sono alla ricerca di Dio o che hanno fatto la scelta di non credere oppure non vivono pienamente la nostra fede: nessuno è estraneo al Natale di Gesù Cristo, nessuno è estraneo alla Chiesa. La nostra missione di cristiani è quella convivere in amicizia con l’umanità, fraternamente accanto, facendovi sentire la vicinanza di un Dio che è Amore. Avvertiamo un mondo malato di violenza, presente perfino nei luoghi più sacri: la famiglia, la scuola, lo sport, la politica, e non ne è esente l’ambiente ecclesiale ... Solo per portare qualche esempio. Il Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace ha voluto indirizzarsi al mondo intero con un messaggio intitolato “La non-violenza: stile di una politica per la pace”. La violenza e la pace sono all'origine di due opposti modi di costruire la civiltà. La violenza genera gravissime e negative conseguenze sociali: il Santo Padre coglie questa situazione nell'espressione “terza guerra mondiale a pezzi”. La pace, al contrario, genera positivi e graditi effetti sociali e consente di realizzare “il” vero progresso umano. In questo modo, la non violenza assume un significato più ampio e nuovo. La non violenza non è solo aspirazione, e rifiuto morale della violenza e degli impulsi distruttivi; essa è soprattutto un metodo realistico e efficace, un insieme di pratiche individuali e di popolo costruttrici di speranza e di vita comune nella pace piuttosto che nelle ostilità. Permettetemi ora di rivolgere un pensiero a chi vivrà questo Natale con difficoltà e sofferenza. Le recenti statistiche nazionali ed europee testimoniano i disagi e le povertà presenti nella nostra intera regione. Penso ai bambini che soffrono per le famiglie divise e con genitori part-time. Penso agli anziani soli, senza figli, chiusi nelle loro case o in strutture di ricovero. Penso alle tante famiglie che si stanno prendendo cura dei parenti con malattie gravi o rare e difficili. Ancora l’attenzione di tutti noi si rivolge a chi soffre per la perdita e la mancanza di un posto di lavoro, un’assenza che può dare origine a fenomeni di violenza familiare e anche sociale. Ma, sollecitato dalle parole del Santo Padre, vorrei rivolgermi a chi ha fatto della violenza lo stile degradato della propria esistenza. Come profetizza Isaia che leggeremo nella notte santa, il Natale viene per spezzare i bastoni degli aguzzini e fermare i mantelli intrisi di sangue. Pertanto vorrei rivolgermi a ogni uomo e a ogni donna di questa città e diocesi: lascia la via della violenza e camminiamo insieme nella via della pace! I migliori auguri per un Santo Natale nella pace del Signore