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Non amare il prossimo è già ucciderlo nel cuore!

Scritto da Fra' Umile (Mdv). Postato in Il Vangelo della domenica

Questa domenica entriamo nello specifico del discorso della montagna, che ci mostra la bellezza e l’altezza della vita cristiana! Siamo nella parte inerente le cosiddette “sei antitesi”, che potremmo anche definire come “i 6 approfondimenti”, o “i 6 salti di qualità”. Oggi ne leggiamo le prime 4, che trattano temi quali l’omicidio, l’adulterio, il divorzio e il giuramento. Innanzitutto Gesù dice che non è venuto ad abolire la Legge dell’Antico testamento, che specialmente attraverso i comandamenti esprime la volontà di Dio, ma per darle compimento, vivendola appieno, svelandone il suo vero centro, l’amore! Gesù è il primo che compie ogni giustizia, ossia la volontà del Padre, amando i fratelli, e propone la giustizia maggiore, quella del Vangelo, ossia una giusta relazione con Dio, vera, profonda, non superficiale o legalista: «La sua presa di posizione non è dunque contro la legge dell’Antico testamento, ma contro una sua interpretazione riduttiva offerta dagli scribi e dai farisei... legalista e letteralista, secondo la quale se il decalogo dice: Non uccidere, basta fermarsi alla lettera della richiesta evitando l’assassinio. Se il precetto impone di non commettere adulterio, è sufficiente non aver rapporti sessuali con un’altra persona sposata… Gesù invece, nello spirito autentico della profezia biblica, spezza questo schema così caro anche a tanti cristiani (ma che male faccio? non ho ammazzato nessuno, non ho rubato, non ho tradito mia moglie), riscoprendo il Decalogo nella sua radicalità. Non si è giusti solo in alcuni atti esterni e in alcune ore del giorno ma si è sempre e totalmente consacrati all’Amore del prossimo rispettandolo e aiutandolo» (Ravasi). Gesù infatti riporta i comandamenti alla radice che è il cuore! Nella prima antitesi di tratta in un certo modo del quinto comandamento: non uccidere. Molti nell’esame di coscienza lo saltano a “piè pari”, pensando si tratti solo dell’uccisione fisica. E invece Gesù con le sue parole di rivela un’altra cosa: non amare il prossimo è già ucciderlo nel cuore! Adirarsi, dire parole dure e offensive, disprezzare, ma anche negare la parola, non aver cura dell’altro è già una forma di omicidio! Gesù arriva addirittura a dirci: se all’altare ti ricordi che qualcuno ce l’ha con te (nota bene: magari per te nei suoi riguardi è tutto a posto!), lascia lì il tuo dono e vai prima a cercare di riconciliarti con lui; sì, perché la vita è un cammino di riconciliazione, dove alla fine non importerà se hai avuto ragione o meno, ma se hai amato, vivendo da figlio di Dio. Con la tua vita, con l’aver cercato la riconciliazione o meno, scrivi la sentenza che il giudice leggerà. Gesù ce la legge ora, perché le nostre sentenze cambino (S. Fausti). E se stanotte il buon Dio ci chiamasse a sé? Varrebbe la pena avercela con certe persone? Perché non cercare di riaprire qualche relazione? Gesù parla poi del tradimento. Anche qui tanti pensano di essere a posto, non avendo tradito materialmente. Ma Gesù va al cuore; guardare un’altra persona con desiderio, è già tradire nel cuore!, è già un separarci dall’Amore (e dunque ci si deve confessare!), perché si riduce l’altra persona a un oggetto di piacere. Il Signore ci esorta dunque a tagliare con tutte quelle occasioni che ci possono portare a peccare: come diceva simpaticamente san Filippo Neri, quando la sconfitta è inevitabile la miglior difesa è la fuga! Per quanto riguarda il divorzio, diciamo in breve che la Legge di Mosè lo prevedeva in alcuni casi. Gesù invece propone il Vangelo, il di più. L’indissolubilità, voluta sin dall’origine da Dio, non è intesa come un duro obbligo, ma come dono del cuore nuovo; possiamo amare con lo stesso amore dal quale siamo amati, per sempre e fedelmente. Il fallimento della relazione uomo-donna è il fallimento della verità profonda dell’uomo, che lo rende simile a Dio, ossia la capacità di amare. Ma amare per sempre si può! Infine c’è il problema del rapporto con parole e con il giurare: il nostro parlare è chiamato a essere sì sì no no: cioè se la mia parola è schietta e sincera, non ho bisogno di far giri di parole, arrampicate libere su gli specchi.. Se dico sì è sì, se dico no è no, e il di più viene dal maligno: ricordiamocelo bene!!!