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“Convertitevi!”, non rimanete più nella tenebra

Scritto da Fra' Umile (Mdv). Postato in Il Vangelo della domenica

L’arresto di Giovanni il Battista segna l’inizio della missione di Gesù. Egli parte da una terra periferica, la Galilea, un crocevia dove convivevano ebrei e pagani, diverse culture e religioni, abitudini sane e distorte. Proprio da questa terra “confusa, tenebrosa”, il profeta Isaia aveva preannunziato che sarebbe rifulsa una grande luce: ed ecco la luce vera, quella che illumina ogni uomo: Dio in Gesù irrompe nella storia e viene a regnare nei cuori di chi lo accoglie! Gesù parte proprio da questo luogo confuso; Egli spesso parte dagli ultimi, dalle “periferie esistenziali”; quante volte nella nostra vita il Signore ci è venuto incontro mentre eravamo intrisi di pagane-simo, dissipati in tante abitudini sbagliate, schiavi del nostro io, delle cose materiali, dei nostri vizi… Gesù ci cerca e ci chiama a seguirlo, buttando via le speranze ingannevoli, per non lasciarci intiepidire dal benessere, dall’arrivismo, dalla vuota apparenza… “Convertitevi!”: non rimanete più nella tenebra, in questa situazione ambigua, della serie un po’ pagani un po’ credenti. È ora di cambiare: basta razzolare nel fango, sei fatto per il cielo! Basta tener un piede in due scarpe: se lo vuoi, puoi essere davvero libero nella Verità! Gesù chiama i suoi primi discepoli ad uscir fuori dalle tenebre, per diventare anch’essi luce per gli altri; sono delle persone semplici, immerse nel loro lavoro quotidiano. Il Signore passa e li chiama a seguirlo: alla sua chiamata esteriore corri-sponde un appello interiore nel cuore, qualcosa di profondo che li tocca a tal punto da dargli il coraggio di lasciare subito tutto. Da Gesù promana una bellezza irresistibile, e la sua chiamata è irresistibile! Nulla vale Cristo, nessuno ama come Lui, nessuno può donare ciò che dà Lui! Li sceglie non perché sono bravi, o perché sono già degli apostoli, ma perché diventino apostoli: «Come l’artigiano, che ha visto delle pietre preziose, ma non tagliate, le sceglie non per quello che sono, ma per quello che possono diventare»; è l’invito a realizzare la propria umanità seguendo il Signore. Solo seguendo Lui possiamo giungere a pienezza! Che bello sapere che Dio ci cerca, ci chiama: quanti però fuggono dalla sua chiamata, quanti passano il tempo a parlare, a sognare a occhi aperti, senza però decidersi a muovere passi concreti! «La decisione importante è quella di lasciarci conquistare, di non fuggire tutta la vita, di non chiudere sempre gli occhi davanti a tutti i segni, spesso strani e inattesi, che Dio ci fa balenare dinnanzi» (cardinale Ravasi). Qui vediamo la gioia dell’aprirsi alla fede, dello scoprire la propria vocazione e del rispondervi, del capire chi siamo e qual è la missione che ci è stata affidata dal buon Dio. Questo sarà, per i discepoli, l’inizio di un cammino entusiasmante, impegnativo e affascinante, il primo di una lunga serie di sì che dovranno rinnovare giorno dopo giorno; un cammino non esente da prove, da difficoltà e cadute, ma sempre sostenuto dalla certezza dell’amore e dalla misericordia del Signore! I discepoli fino a quel giorno hanno lavorato con impegno, pescando pesci; da quel momento però, sono chiamati a qualcosa di più: sono chiamati ad andare dietro di Lui, ad ascoltarlo, ad imitarlo. Lui farà di loro una “nuova creazione”, dei pescatori di uomini, cioè che portano la sua salvezza alle persone, traendole fuori dal mare della confusione e del peccato, dal modo di vivere falso, incostante, ipocrita per metterle al sicuro, nella “barca di Pietro” figura della Chiesa. A noi fidarci di Lui, che sa trarre da ciascuno di noi una meraviglia.