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In noi c'è la fede matura di Giovanni?

Scritto da Fra' Umile (Mdv). Postato in Il Vangelo della domenica

Giovanni Battista vede Gesù venire verso di Lui; illuminato dallo Spirito Santo, riconosce che è proprio Lui il Salvatore, e ne proclama la divinità: questi è l’agnello di Dio, colui che esiste da prima di me (= da sempre) ed è colui che battezza in Spirito Santo, cioè che immerge nella spirito di Dio. Un Dio però diverso dalle nostre attese di gloria e potenza, che disorienta pure Giovanni. «Siccome il più grande peccato dell’uomo è l’orgoglio, causa prima della nostra infelicità, che ci fa allontanare da Dio e dal nostro prossimo, Dio venendo al mondo ha preso la strada letteralmente opposta: quella dell’umiltà» (cardinale Comastri). Soffermiamoci sul primo termine: Gesù è l’agnello di Dio, come a dire: non aspettatevi potenza e dominio, ma bontà; non aspettatevi terrore, ma fiducia; non aspettatevi esibizioni, ma umiltà; non aspettatevi un trono, ma la croce!”. Ecco l’agnello di Dio. C’è già tutto in questa immagine che ripetiamo ogni domenica a Messa. Ma in noi c’è la fede matura di Giovanni? C’è l’accettazione della via di Cristo, via dell’umiltà, della mansuetudine, della pazienza, della misericordia, dell’amore? La nostra comunione è con Cristo e con le sue scelte? Ma questo termine non dice solo mitezza: si riferisce infatti alla liturgia ebraica, dove al centro c’era il sacrificio dell’agnello pasquale, in ricordo del sangue dell’agnello sparso sugli stipiti delle porte che al tempo di Mosè li aveva preservati dall’angelo della morte (che sterminò i primogeniti egizi), ed era stato versato la notte in cui gli ebrei vennero liberati dalla schiavitù in Egitto! Questo, insieme alla frase successiva, ci indica la missione di Gesù: è venuto per togliere il peccato del mondo. Egli è la vera vittima che realizza la nuova pasqua, la liberazione dal peccato e spalanca le porte della terra promessa, del cielo! Gesù è l’agnello di Dio che ci salva dallo sterminio vero, dalla morte interiore, da ciò che ci fa realmente soffrire, che non è la malattia o l’economia, ma il peccato che ci separa da Dio, e ci rende schiavi, che ci porta vivere infossati nel baratro delle nostre colpe, dei nostri vizi, dei nostri egoismi, chiusi nell’odio, maliziosi, cattivi, materialisti... Noi possiamo fare tante cose belle, nella storia sono state fatte tante belle scoperte… ma da soli il perdono non riusciamo a darcelo. Uno può sorvolare, può cercare di farsene un ragione, può sforzare di accettarsi, ma se non si scopre amato, perdonato, la sua vita non cambia, si sente perso. Gesù è venuto a salvare ciò che era perduto! Se non ci salva Lui, sarà un continuo sforzarsi per cercare di “essere all’altezza delle tue aspettative”, o coprendosi di maschere e buone maniere, rincorrendo così la felicità senza mai trovarla, tentando di riparare quei danni che, a conti fatti, non è in nostro potere ripa-rare. Solo Dio ci può perdonare, ridarci vita, darci fiducia; è per questo Dio si è fatto uomo in Gesù: «Chi non si sente peccatore, chi si sente sempre a posto e sono sempre gli altri a sbagliare, chi non avverte il proprio peccato e non ha il coraggio di battersi il petto, non incontrerà mai Cristo per quello che è veramente: colui che toglie il peccato del mondo, il tuo peccato! Se vogliamo che la nostra vita cambi, deve cambiare il nostro cuore, e questo solo Dio lo vuole e lo può fare! Gesù è venuto per raddrizzare dentro di noi i nostri pensieri e le nostre intenzioni», è venuto a perdonare e a ridarci la vita, quella vita vera che il maligno vuol strapparci facendoci allontanare da Dio, mettendo a repentaglio la nostra vita eterna! E questa grazia grande la possiamo accogliere ogni qualvolta lo desideriamo nel sacramento della confessione con il sacerdote, dove veniamo purificati nell’intimo del cuore e otteniamo quelle grazie necessarie per lottare e vincere quei difetti che forse sono radicati nel nostro carattere, e che spesso sono motivo di sconforto e scoraggiamento. Che grazia bella, che ci libera, ci aiuta a migliorare, a diventare più umili e amorevoli, impedendo che cadiamo nella tiepidezza! Non temiamo dunque di accogliere l’agnello di Dio che ci salva, che ci perdona e ci nutre, specialmente nella celebrazione Eucaristica, dove si fa pane di vita eterna per amore nostro!