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Il vero coraggio è sapersi fidare di Dio

Scritto da fra' Umile (Mdv). Postato in Il Vangelo della domenica

Nel Vangelo di quest’oggi san Matteo ci presenta come avvenne la nascita di Gesù, aiutando il lettore a capire sin da subito: chi è Gesù? Da dove viene? Come può essere “figlio di Davide”, e al contempo “figlio di Dio”? Sin dalle prime righe è chiaro: l’angelo rivela a Giuseppe che Colui che è in Maria è generato dallo Spirito Santo. E Giuseppe, prendendo con se Maria, darà al bambino la paternità legale, rendendolo così discendente della casa di Davide, mettendogli il nome “Gesù”, che significa “Dio salva”: Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Sì, perché Gesù è l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Ecco la gioia del Natale: Dio che si è fatto uomo come noi, per rivelarci chi e lui e chi siamo noi, salvandoci dal peccato, dalla schiavitù del nostro egoismo, rendendoci capaci di amare! Tornando al Vangelo, ci soffermiamo sulla figura di san Giuseppe e su come ha fatto spazio a Gesù nella Sua vita: così come per Maria, non è stato semplice per questo giovane entrare nel mistero di Dio: ci è voluta tanta fede e tanto coraggio! Egli era fidanzato ufficialmente con Maria: prima che andassero a vivere insieme, la trovò incinta. Che turbamento avrà vissuto il povero Giuseppe! Che pensare? Egli amava davvero Maria, ne conosceva le virtù e avendola ascoltata, ha voluto crederle, intuendo che in tutto ciò non poteva che esserci la mano di Dio. Non solo: Giuseppe secondo la Legge avrebbe potuto denunciarla, condannandola alla lapidazione e invece, da uomo giusto, si fa da parte per non essere d’intralcio a quest’incredibile opera di Dio: si fida di Maria e non agisce per vendicare il suo “orgoglio ferito”, ma cercando in tutto la volontà di Dio e il bene dell’amata. Che esempio meraviglioso! E così la rettitudine e la carità di Giuseppe vengono premiate. Il Signore infatti gli parla in sogno, dicendogli di non temere perché veramente ciò che accade in Maria è opera Sua, e gli af-fida un compito: prenderla con sé come sposa ed essere papà del “Dio-bambino”, suo custode e modello. Emerge qui l’attenzione e l’attento discernimento di Giuseppe che si mostra tanto coraggioso, al punto di dire il suo sì a questa grandissima missione: rischia tutto il suo amore e il suo futuro sulla Parola di Dio, certo che non sarebbe stato deluso! Ecco il vero coraggio: sapersi fidare di Dio! Giuseppe mette da parte i suoi progetti per abbracciarne uno più grande, quello di Dio. Chissà con quanta premura, delicatezza e stupore si sarà accostato a Gesù: insomma, fare da papà a Dio non sarà mica stato facile! Che bello pensarlo e che aiuto per esaminarci nel nostro rapporto con Gesù: è abitudinario? Freddo? Apatico? Più che mai abbiamo bisogno dell’esempio e dell’intercessione di san Giuseppe in un’epoca in cui troppi giovani pensano solo ai loro interessi e non alla volontà di Dio, che li chiama per la salvezza degli altri; dove troppi uomini hanno abdicato il ruolo di padri, preferendo fare gli eterni figli, anzi, gli eterni infanti; o hanno svalutato il ruolo di sposi, preferendo l’immaturo latin lover; dove troppi pensano solo al lavoro, facendo mancare la loro presenza in famiglia o rendendola pesante con atteggiamenti irosi o solitari; insomma, in un epoca in cui l’uomo ha perso la gioia e il senso di essere uomo! Perciò vogliamo chiedergli di pregare per noi, perché possiamo accostarci al Signore con la stessa stima, rispetto, tenerezza e pronta obbedienza; e perché doni a tanti giovani il coraggio di puntare in alto, corrispondendo alle proposte di Dio, alte proprio perché divine!