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E' tempo di decidersi: tu cosa vuoi fare?

Scritto da fra' Umile (Mdv). Postato in Il Vangelo della domenica

Il tempo di Avvento è un tempo in cui siamo chiamati a svegliarci, a prepararci non solo al Natale, ma a ciò che esso significa: l’incontro con Dio, che ci visita negli eventi di ogni giorno e soprattutto nell’ora della morte. Il Battista ci invita a prepa-raci alla visita del Signore: già nella vita se arriva un ospite e ti trova impreparato, non fai una bella figura; così e più ancora è con Signore: se ci visita e ci trova impreparati, dispersi in cose inutili o peg-gio ancora nel peccato, perdiamo grazia, gioia e salvezza. Perciò Giovanni grida: convertitevi, il regno dei cieli è vicino, cioè manca poco al suo arrivo. Convertirsi in greco biblico significa cambiare mente e vita; «è anche un appello forte a far sorgere dalle ceneri di una religione incolore, inodore e insapore, una fede operosa e impegnata» (G. Ravasi), rendendosi conto che l’arrivo del Signore è imminente: perciò ci fa bene chiederci: ma io sono pronto a incontrarlo? Gesù in me che cuore trova? Pieno di che? E citando il profeta Isaia, Giovanni prosegue: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Questi termini nell’Antico testamento indicano la legge del Signore: è come se Giovanni ci dicesse: raddrizzate la Via di Dio, smettetela di storpiarla, addomesticando la Sua Parola, cercando di adattare la Sua volontà alle vostre esigenze. Quante volte banalizziamo i comandamenti, riducendo il Vangelo a una pianta da potare: questo sì, questo no.. questo mi piace.. quello no… pregare sì, perdonare no.. fare l’offerta sì, smettere di imbrogliare no.. andare a messa sì, smetterla con la sessualità disordinata no.. andare ai ritiri sì, rispondere alla chiamata di Dio no.. C’è invece da mettersi davanti a Lui, davanti alla Sua Parola, tornando a guardare la volontà di Dio su di noi: ma tu chiedi al Signore cosa voglia da te? Giovanni, uomo austero grida dal deserto, invitandoci a tornare a una relazione più intima con Dio: quanti si sono annacquati e intiepiditi? Forse anche tu un tempo cercavi di più il Signore, vivevi una maggior intimità con Lui, hai persino intuito cosa volesse da te, ma poi.. hai addomesticato le Sue vie, cercando di adattarle alle tue! Razza di vipere, come pensate di sfuggire dall’ira divina? L’ira divina è un termine ebraico che ci dice che Dio non è indifferente, che i nostri atti han-no delle conseguenze: le cose fatte male e i peccati causano dolore a noi e agli altri. Se abbiamo fatto soffrire qualcuno e non ci pentiamo, pensiamo forse che Dio non ami quella persona? Che non le renderà giustizia? Non è vero che fare il male o il bene è lo stesso: quante volte già nella vita ci troviamo a pagare le conseguenze dei nostri errori? Questo ci fa bene, perché ci fa aprire gli occhi sulla verità delle cose: la vita è un dono che non va sprecato, anzi, va vissuto e donato! Sta venendo il liberatore, colui che brucia le scorie, che fa chiarezza, che libera da ciò che non è buono. È tempo di decidersi: c’è chi vuol restare nell’ambiguo, nel torbido, nell’egoismo, rifiutando il Messia, e chi invece vuol approfittare di questo tempo di grazia per semplificarsi, per ritornare in sé stesso, staccandosi dal male, e decidendosi per il bene. E tu, cosa vuoi fare?