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Riflessione sulla liturgia della 20'' Domenica del tempo ordinario

Scritto da Don Tonino Fiozzo. Postato in Il Vangelo della domenica

 

I “miracoli” e i “segni” che Gesù faceva per confermare la sua missione messianica e la venuta del regno di Dio, sono ordinati e legati strettamente alla chiamata alla fede. Questa chiamata in relazione al miracolo ha due forme: la fede precede il miracolo, anzi è condizione perché esso si realizzi; la fede costituisce un effetto del miracolo, perché provocata da esso nell’anima di coloro che lo hanno ricevuto, oppure ne sono stati i testimoni.

È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso. Tutto ciò spiega in modo sufficiente il particolare legame che esiste tra i “miracoli–segni” di Cristo e la fede: legame delineato così chiaramente nei Vangeli.

Vi è infatti nei Vangeli una lunga serie di testi, nei quali la chiamata alla fede appare come un coefficiente indispensabile e sistematico dei miracoli di Cristo. Tra questi, particolarmente toccante è il testo che racconta l’episodio della donna cananea, che per fede non cessava di chiedere l’aiuto di Gesù per sua figlia “crudelmente tormentata da un demonio”. Quando la cananea si prostrò dinanzi a Gesù per chiedergli aiuto, egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini” . Ed ecco la donna pervenire d’intuito a un atto insolito di fede e di umiltà. Dice: “È vero, Signore... ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Dinanzi a questa parola così umile, garbata e fiduciosa, Gesù replica: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (cf. Mt 15,21-28).

Solo con una fede forte, incrollabile non ci si perde, non ci si scoraggia, qualunque cosa accada.

La Cananea ha fede. Ha una grande fede. La sua fede non crollò. Non venne meno, anche perché non solo il suo cuore, ma anche la sua intelligenza prese parte nell'atto di fede. Non si può togliere il pane dei figli per darlo ai cagnolini, ma è atto di misericordia e di amore non togliere ai cagnolini le briciole che cadono dalla mensa del padrone. Non servono ai figli, sono molto utili ai cagnolini. Dinnanzi ad una tale argomentazione di intelligenza, l'Intelligenza Increata ed Eterna, non può non agire secondo la sua soprannaturale essenza; Gesù non può non concedere il miracolo. L'incomprensione tra fede ed intelligenza avviene solo quando l'uomo sostituisce la fede con i suoi pensieri e la verità dell'intelligenza con le sue supposizioni o pregiudizi scaturiti da una carne superba e concupiscente che aborrisce il mistero e presume racchiuderlo in una concezione razionalizzante di esso. La donna cananea insegna che l'uso retto dell'intelligenza commuove il Signore e ottiene il miracolo. Veramente grande è la fede di questa donna, ella va a Dio con il cuore, ma anche con intelligenza e sapienza, con quello spirito vivo che il Signore aveva posto in essa. Come la cananea, così ogni uomo deve andare a Dio: il Dio di Israele è anche il Signore di ogni uomo, perché è Lui il loro creatore. Per questo gli altri popoli, gli stranieri, saranno anch'essi riconosciuti da Dio, da lui amati e accol­ti nel suo regno. Anch'essi possono pregarlo e la loro pre­ghiera sarà sicuramente accolta ed esaudita. La condizione, per gli uni e gli altri, secondo quanto ci dice il profeta Isaia, è però una sola: la pratica della giustizia, il servizio di obbedienza e di a­scolto della sua voce. Chi riconosce Dio, lo adora, lo ser­ve, vive con rettitudine di coscienza, è da Dio accolto, è a Lui gradito. Ogni uomo vivrà per la sua fede, si salverà per l'ascolto della voce del Signore, per aver compiuto la sua volontà. La salvezza è nell'obbedienza a Dio: Giudeo o Greco, straniero o barbaro si salverà perché ha creduto, perché avrà aderito all’alleanza. La salvezza, come ribadisce san Paolo nella seconda lettura, non è opera dell'uomo, ma della misericordia di Dio che ci ha fatto grazia in Cristo Gesù. Chiunque voglia essere salvato, deve credere in Lui, deve avere fede nella sua persona, nella sua parola, nella sua vita di morte e di risurrezione.

Se la fede in Lui ci dona la giustificazione, la vita secondo la fede, per opera dello Spirito Santo, ci ottiene il regno dei cieli. Ogni uomo deve obbedire al Dio di Abramo, al Padre del Signore nostro Gesù Cristo, perché non c'è altro Dio, non c'è altra salvezza..

Se l'uomo ascoltasse il suo Dio, se vivesse secondo la sua parola! Certamente molta santità rischiarerebbe la faccia della terra. Ma l'uomo non ascolta il suo Dio e lo straniero non aderisce all'alleanza! "Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra" (Sal 66).