Stampa

Terremoti, le specificità del territorio cosentino

Scritto da Mario Pileggi. Postato in Georischi, georisorse e il bene comune

Sulla sismicità storica del territorio cosentino e sulla “faglia della Valle del Crati” si è scritto molto e c’è tanto da ricordare. Sulla specificità del Distretto sismico Valle del Crati e della faglia che attraversa il territorio, ad esempio, si è occupato anche Cortese, autore, tra l’altro, della prima Carta Geologica d’Italia e numerose pubblicazioni sulle specificità geologiche anche vari territori europei e altri continenti. Nella “Descrizione geologica della Calabria” ritenuta tutt’oggi l’opera scientifica più completa e valida sulla geologia della regione, Cortese scrive: “La faglia della bassa valle del Crati, che da Pantelleria traversa la Sicilia e va per Stromboli a tagliare la Calabria...”.  E, dopo la dettagliata descrizione delle altre grandi faglie che attraversano la Calabria, aggiunge: “Queste faglie hanno distrutto il continente tirrenico, aprendo la via al mare esterno in tutte le direzioni”. Significativa di una ricorrente perdita della memoria storica e scarsa attenzione alle specificità territoriali è poi il riferimento ad una precedente e più nota opera storica: “I terremoti di Sicilia e Calabria nel secolo XVIII” del Carbone Grio.  Sulla perdita della memoria storica sulle faglie del territorio cosentino lo scienziato Cortese sottolinea: “La valle del Crati non è passata in rassegna nel libro del Carbone-Grio, ma sappiamo quanto essa sia infestata dai terremoti”. E, sulla rilevanza degli effetti prodotti dagli stessi terremoti nel capoluogo di provincia, evidenzia: “A Cosenza vi sono case baraccate, fatte in previdenza di periodi di convulsioni telluriche, e ivi troviamo nei contratti di affitto la clausola che il proprietario della casa, colla famiglia, ha il diritto di andare ad abitare nella casa baraccata, coll’inquilino, quando si manifestassero indizi di terremoto. L’adozione di quel tipo di costruzione, che fu fatta nel basso Chilì, a Lima, a Lisbona dopo il terremoto del 1755, nell’europa orientale, e nell’asia Minore, a Benevento, a Norcia, fu consigliata dai frequenti e potenti terremoti cui vanno soggette quelle regioni, e se a Cosenza si riconosce di adottare lo stesso sistema è una prova che quei movimenti non devono essere né rari né innocui”. Dati utili al recupero della memoria storica sulla sismicità della zona sono anche riportati in altre opere dello stesso Cortese come, ad esempio, “Il terremoto di Bisignano del 2 dicembre 1987”. Ulteriori dati e rifermenti sulla sismicità del territorio cosentino sono contenuti in varie di altri autori locali come Vincenzo Padula.