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La notte delle meraviglie

Scritto da Oreste Paliotti. Postato in Favola

 

 

Può capitare una volta all’anno, o anche dopo più anni. E sempre in una data diversa, imprevedibile. Che cosa? La “notte delle meraviglie”. La chiamano così perché è una notte davvero speciale, incantata, in cui tutto è possibile. Ma se ne accorge solo chi ha gli occhi bene aperti, e ancor più il cuore. Sentite cosa può succedere! È notte, appunto, notte fonda. Per le strade periferiche ormai deserte vaga un poveraccio: sta passando in rassegna i cassonetti dell’immondizia, nel caso gli capiti di trovare qualche oggetto buono da rivendere l’indomani al mercato delle pulci. Ecco, ha trovato qualcosa: sembra un cofanetto. Pesa! Lo apre e per poco non gli viene un accidente: è pieno di pietre preziose e di monili d’oro che mandano bagliori sotto la luce del lampione. Il poveraccio, ormai non più poveraccio, traballando come se fosse ubriaco (ma è l’emozione, perché non ha bevuto neanche un goccio d’alcol) si dilegua col suo tesoro.

 

Che volete? È la notte delle meraviglie!

 

Contemporaneamente, in una piazza del centro in stile umbertino, due vittorie alate di bronzo si animano e rinfoderano le spade che davano loro un piglio battagliero: finalmente possono riposarsi un po’ guardarsi attorno e scambiarsi commenti, appollaiate sulle rispettive colonne. Ora hanno decisamente un aspetto più dimesso e casalingo. L’avesse saputo l’artista che le scolpì!...

 

Trasferiamoci nelle adiacenze della ferrovia. Furtivamente, col suo arsenale di bombolette spray, un graffitaro sta dirigendosi verso alcuni vagoni che stazionano su un binario morto, con l’intenzione di migliorarne l’aspetto. Ha avuto una giornata pesante, sta cascando dal sonno, ma non importa... per l’arte si fanno questi ed altri sacrifici! Già da tempo ha adocchiato il vagone su cui sbizzarrirsi, ma giunto lì nei pressi rimane senza fiato, mentre lo zainetto pieno di bombolette gli casca di mano. Sotto la luce della luna, che ora splende come non mai attraverso uno squarcio delle nuvole, il vecchio triste vagone gli appare tutto arabescato d’argento, come avvolto in una guaina ricamata che nasconde ogni bruttura. Il mistero gli si svela accostandosi ancora di più: migliaia di lumache stanno decorando con le loro scie che s’intrecciano in mille capricciosi disegni le pareti di lamiera.

 

«Che meraviglia! – dice fra sé il graffitaro –. E io che ci sto a fare qui?». Così decide che è meglio tornarsene a letto.

 

Questa stessa notte un angelo pietoso plana nel parco dove alcuni extracomunitari dormono al riparo degli alberi. O sonno tanto atteso, che seppellisci problemi e pene! L’angelo apre un grosso fagotto, come se dovesse preparare un picnic, ed ecco, sul lenzuolo spiegato sul prato, come su uno schermo luminoso, appaiono delle immagini... ciascuno potrà scorgervi qualcosa del paese d’origine, della propria città, della propria gente. Qualcuno degli addormentati, scosso dall’angelo, si sveglia, si alza traballante, ancora sotto l’effetto del sonno: viene aiutato ad entrare nel paesaggio a lui familiare. Solo qualcuno però... il lenzuolo non può contenerne di più. Poi l’angelo riannoda lenzuolo ed uomini insieme e riprende la strada del cielo. E i rimasti? Sarà per un’altra volta, in un’altra di queste notti straordinarie.

 

È sempre buio, la luna splende alta nel cielo: tutto può ancora accadere... Sotto i vecchi ponti il fiume scorre placido con un mormorio uguale. D’improvviso tutto sembra bloccarsi di colpo, mentre cala uno strano silenzio. Cosa sta succedendo? Un’ombra si muove incerta lungo la riva. È una signora a cui non mancano fama e ricchezze, ma sentendosi disperatamente sola, ha preso una decisione estrema: crede così di risolvere definitivamente i suoi problemi.

 

Ha disceso la scaletta che s’immerge nel fiume, ma al momento di lasciarsi andare alla corrente, tastando col piede, tocca qualcosa di solido. Sorpresa, butta un sasso sull’acqua. Incredibile: rimbalza sulla superficie dura come fosse il selciato di una strada! Scuotendo la testa, la donna risale lentamente la rampa, e intanto ride, ride, ride...

 

Che ve ne pare? Non è questa la notte delle meraviglie? (da Città Nuova)