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Funghi commestibili e funghi non commestibili

Scritto da Oreste Paliotti. Postato in Favola

«Mamma, mamma, guarda cosa ha trovato Stefano!». La vocetta di Alessia echeggiò sotto gli abeti. Poi la bambina sbucò correndo nella radura dove la mamma stava preparando il picnic, mostrando qualcosa. Immediatamente comparve dietro di lei Stefano, gridando a squarciagola: «Ridammelo, è mio». «Calma, bambini, lasciatemi vedere» intervenne la mamma. Alessia stringeva trionfante in mano un grosso fungo dal cappello rosso picchiettato da puntini bianchi. «Ma è velenoso! – esclamo costernata –. Buttatelo via. Questi funghi non vanno assolutamente colti, anzi voi bambini non dovete cogliere funghi di nessun genere...». Alessia alzò indifferente le spalle e, lasciato cadere a terra il fungo, lo spiaccicò, suscitando le ire di Stefano: «Era così bello, ne avevo visto uno come quello anche in Biancaneve e i sette nani!». E, in lacrime, andò a cercare conforto dal nonno, sdraiato nella veranda della vicina baita. Svegliato nel bel mezzo di un pisolino, nonno Umberto faticò un po’ prima di rendersi conto di cos’era accaduto dal racconto disordinato del nipotino, ancora con i lacrimoni. Quando realizzò che si trattava di una storia di funghi “buoni” che si erano rivelati invece “cattivi”, spalancò gli occhi: «Che combinazione! Quando mi hai svegliato, stavo appunto facendo un sogno, un bel sogno tipo Disneyland, che aveva come protagonista un fungo... Un fungo “cattivo”, come tu lo hai chiamato, che soffriva perché voleva diventare “buono“ e non sapeva come fare...». «Tu mi stai imbrogliando – rispose il bambino, sospettoso –. Non ci credo...». «Allora non vuoi sentirla, la storia? Peccato: vuol dire che riprenderò a leggere il giornale». «E vabbè – consentì Stefano –, dimmela». Nonno Umberto si prese il bambino sulle ginocchia e cominciò: «Fungo Cattivo era proprio sconfortato e non faceva che lamentarsi. Si chiedeva: “A che mi serve avere un cappello così bello e colorato? Tutti mi sfuggono perché hanno paura di me. Neppure le formiche vengono a farmi visita, perché dicono che attorno a me circola un’aria avvelenata. Ed io sono stufo di stare da solo”. «Dal ramo di un albero il saggio gufo gli rispose: “Guarda che essere quello che sei è la tua fortuna. Gli altri funghi, quelli cosiddetti ‘buoni’, i villeggianti vengono a coglierli e se li pappano...”. «“E con ciò? Almeno servirei a qualcosa” replicò il fungo dal cappello rosso a puntini bianchi. «“Guarda guarda – osservò ammirato il gufo –, non ti sapevo così altruista! Ma allora sei ‘buono’, altro che ‘cattivo’. È proprio vero che non bisogna farsi mai ingannare dalle apparenze”. E tutto felice di aver fatto una scoperta che aumentava la sua saggezza, volò via per andarlo a dire agli altri animali del bosco. «Intanto Fungo Cattivo meditava tra sé e sé: “Ma insomma, sono buono o cattivo? O da cattivo starei diventando buono? Non ci capisco più niente...”. «In quel momento si avvicinò canterellando un bambino, in cerca di fiori, di qualche sassolino o animaletto... Scorse il fungo e lo guardò affascinato...». «Sembra proprio che stai descrivendo me...» intervenne Stefano, ormai rabbonito. «Ah sì, ora che ci penso – proseguì il nonno –, nel sogno quel bambino somigliava un poco a te. Fungo Cattivo (che poi così cattivo non era) ebbe un sussulto e pensò: “Se quello mi coglie, vuoi vedere che è capace di assaggiarmi e poi magari muore? No, bambino, non farlo!”. «Ma la sua vocetta era troppo sottile per essere percepita da un essere umano. Così il bambino colse il fungo e si mise a correre per mostrarlo al nonno...». «È vero – esclamò Stefano, colpito da quella coincidenza –, volevo appunto mostrartelo. Ma non mi sarei mai sognato di mangiarlo... almeno crudo!». «Già, ma quel fungo altruista non poteva saperlo... Intanto cosa succede? Arriva la sorellina di quel bambino...». «Uffa! C’è sempre una rompiscatole, anche nei sogni» brontolò Stefano. «Nonno Umberto continuò come nulla fosse: “Arriva lei, vede il bel fungo e glielo toglie di mano, mettendosi poi a correre...”. «Proprio come Alessia! E poi?». «E poi lo sai come è andata a finire. Il povero fungo è finito spiaccicato a terra... ma giurerei che una fine così, pur di non fare del male a nessuno, l’abbia accettata volentieri. In fondo, era proprio “buono” quel fungo». (da Città Nuova)