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La giraffa del re di Francia

Scritto da Oreste Paliotti. Postato in Favola

"L’animale che il pascià d’Egitto ha inviato al nostro sovrano è uno dei più felici acquisti che avremmo potuto fare: una giraffa vivente non è mai arrivata in Francia e l’Europa civilizzata non ne ha più viste per diciotto secoli…”. Così si leggeva fra l’altro in una curiosa lettera indirizzata il 28 novembre 1826 dai dirigenti del museo di storia naturale di Parigi al prefetto di Marsiglia. In quel porto, infatti, aveva gettato le ancore un veliero con un carico straordinario per quell’epoca: la prima giraffa mai vista nell’Europa moderna, un prodigio di natura offerto dal viceré d’Egitto Mehmet Ali a Carlo X di Francia. Il re ne fu lusingato, ma da persona pratica pensò bene di dirottare l’ingombrante dono verso il Jardin de Plantes di Parigi, una via di mezzo tra l’orto botanico e lo zoo. Questo esemplare era stato catturato ancora cucciolo in Sudan, e per vie misteriose trasportato prima a Khartum e poi, superando le rapide dell’immenso Nilo, al Cairo, in Egitto. Di lì, su una nave il cui ponte era stato bucato per far uscire l’altissimo collo dell’animale, aveva attraversato – non sappiamo con quanto suo gradimento – il Mediterraneo. Incredibile fu anche il trasferimento a Parigi: si trattava di far percorrere 1000 chilometri alla giraffa, munita di una mantella per proteggerla dal clima più freddo e umido del suolo francese, provvedendo ad ogni tappa a far costruire un apposito alloggio per lei. Che importava se l’impresa costava spese non indifferenti allo Stato? L’orgoglio di possedere un così curioso animale valeva bene qualche sacrificio. Si sa, le giraffe sono inaffidabili a causa dei loro sbalzi di umore. Sembrano così pacifiche con quegli occhioni languidi forniti di lunghe ciglia, e poi d’improvviso per un nonnulla si spaventano: guai allora a chi è alla portata dei loro calci micidiali! Questa figlia del Sudan, invece, si dimostrava straor­dinariamente mite e arrendevole, come se ce la mettesse tutta a farsi benvolere: forse era consapevole di essere l’ambasciatrice di un mondo lontanissimo, esotico, e ci teneva a far bella figura con la progredita Francia? Intanto, in giro non si parlava d’altro che di lei, Zarafa (così era stata chiamata); dovunque passava, sia nelle campagne che nelle città, la gente accorreva come attratta da una calamita; a volte l’animale doveva sfilare in mezzo a due ali di folla festante, manco fosse arrivato re Carlo in persona! Ma anche in mezzo alla confusione, Zarafa continuava a mostrarsi imperturbabile. Del resto, a incuterle fiducia, aveva accanto uno della sua stessa terra africana: Atir, il suo custode arabo che l’avrebbe accudita per ben 18 anni. Rimasta a lungo l’unica giraffa del Jardin desPlantes parigino, solo negli ultimi sei anni Zarafa ebbe come compagna un altro esemplare più giovane della sua specie. E quando morì il 12 gennaio 1845, fu rimpianta da molti. Oggi le spoglie imbalsamate della giraffa del re di Francia si ammirano in un piccolo museo a La Rochelle, sulla costa occidentale della Francia. (da Città Nuova)