Stampa

La locomotiva accogliente

Scritto da Oreste Paliotti. Postato in Favola

Che ci faceva quella locomotiva rugginosa con relativo tender nell’aiuola di uno squallido parcheggio a pochi passi, è vero, dalla stazione ferroviaria, ma invisibile ai più a motivo della sua posizione decentrata? Evidentemente, nelle intenzioni di chi ce l’aveva messa, doveva valorizzare quello spazio anonimo evocando, con la sua mole, l’epoca gloriosa della trazione a vapore. Peccato che l’occasione fosse andata sprecata! Infatti chi utilizzava il parcheggio si allontanava in tutta fretta da quel luogo disseminato di rifiuti e dalle sue panchine che perdevano pezzi, senza degnare d’un’occhiata la vecchia locomotiva immersa in un funereo silenzio. Perfino le tortore sdegnavano di posarvisi, e lanciando il loro verso lamentoso andavano in cerca di migliori appoggi sulle palme e i ficus della vicina piazza. Ma un giorno qualcosa cambiò. La locomotiva sparì dietro un recinto di plastica all’interno del quale s’indovinava una certa attività. Così per alcune settimane. Poi i teli vennero tolti ed essa apparve come nuova, luccicante di ottoni e fragrante di vernici. Pronta, si direbbe, per riprendere servizio. Nell’aiuola ora spuntavano perfino dei faretti per l’illuminazione notturna. Per diversi giorni qualcuno venne ad ammirarla, perlopiù genitori con i loro bambini. Ci fu perfino chi, approfittando dell’assenza di qualsiasi recinzione, osò salire sull’abitacolo per farsi fotografare. Poi di nuovo il silenzio, l’abbandono. Del resto l’incuria che continuava a regnare attorno non invogliava nessuno a passeggiare in quello spazio così poco accogliente. Poco accogliente? E invece no: una notte alcuni stranieri di passaggio, adocchiata la locomotiva, decisero di farne il proprio alloggio provvisorio…:erano due sposi bulgari, la donna in attesa di un bambino, e il fratello di lei. Si sistemarono alla meglio nel tender, zaini e fagotti sostituirono il carico di un tempo: l’acqua e il combustibile per la macchina. Questo per qualche settimana. Poi, di nuovo via. Venuti da lontano, erano diretti chissà dove, in cerca di un ipotetico lavoro. Rimaneva la locomotiva, emblema del loro viaggio della speranza. Non furono i soli ad approfittare di quel provvidenziale rifugio. Ancora oggi di tanto in tanto, per una notte o più, il tender si popola di ospiti di passaggio. A volte vengono fatti sgombrare dalle forze dell’ordine, ma sempre poi vi fanno ritorno (la pazienza di chi è abituato a subire i colpi della sorte!). La locomotiva non dice mai no a nessuno, ora che ha un senso il suo essere lì. (da Città Nuova)