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"Il Risorto e l'illuminato" messi a confronto nell'ultima opera di Medaglia

Scritto da redazione. Postato in Cultura e Società

“Il risorto e l’illuminato”. Questo il titolo dell’ultimo lavoro letterario di Nicola Medaglia presentato nei giorni scorsi a Curinga e che si propone di capire l’uomo nella sua manifestazione più intima e ancestrale, nel rapporto con se stesso, nel rapporto con la tensione verso l’assoluto e la perfezione. Due figure storiche che, anche se lontane anagraficamente, hanno segnato profondamente i loro tempi attraverso la loro vita e i loro insegnamenti rivoluzionari. Due Figure che in un contesto storico ed in un substrato sociale molto diverso si ritrovano accomunati da concetti e insegnamenti simili: la non violenza, il rispetto degli altri, della natura  e del personale cambiamento interiore. Concetti che si ritrovano nel “discorso di Benares per Budda”, che si manifesta nella necessità di seguire il sentiero delle otto tappe spirituali per raggiungere il Nirvana che libererà l’uomo dalle cicliche e molteplici rinascite;  e nel “discorso della montagna” o delle “beatitudini” per Gesù di Nazareth, nel quale la liberazione dell’ uomo si estrinseca attraverso la purezza del cuore e delle azioni, per raggiungere la meta prefissata che è  il congiungimento col Padre e quindi il raggiungimento della pienezza dell’essere.  Un tema  ed un libro molto coinvolgenti che l’autore ha cercato di trattare in maniera quasi asettica nonostante la sua profonda religiosità nella fede cattolica. L’incontro è stato coordinato da Cesare Natale Cesareo che ha delineato per grandi linee i punti fondamentali delle due grandi religioni il buddismo e il cristianesimo attraverso le figure di Budda e di Gesù. Dopo i saluti del parroco di Curinga, don Pino Fazio, che ha messo a disposizione i saloni parrocchiali e ha sottolineato come la chiesa cattolica si è aperta verso il confronto costruttivo verso le altre religioni cercando di coglierne i principi comuni ed universali che rendono l’uomo ricercatore di pace e di giustizia, ha preso la parola Patrizia Maiello, vicesindaco di Curinga, che ha evidenziato come momenti come questi aprano le menti e fanno crescere la comunità.  Nel corso del suo intervento Rosa Anna Gambardella che ha incontrato il buddismo di Nichiren Daishonin nel 2010 e dal 2011 è  membro dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, nel complimentarsi con l’autore che “è riuscito a divulgare in maniera chiara e scorrevole concetti filosofici e religiosi traendo quello che li accomuna e quello che li divide”, ha raccontato la sua esperienza personale e come questa sia ed è in simbiosi con la dottrina buddista che “non prescinde dall’essere o aderire ad altre fedi. Nel buddismo – ha aggiunto - non c’è un legame con un Dio Trascendente, ma la perfezione o l’illuminazione (il Nirvana, ndc) si raggiunge attraverso una tensione interiore personale che ci fanno sentire parte di un tutto; parte di un universo fatto di rispetto della natura, di tutti gli esseri viventi, di adesione incondizionata alla  non violenza, di rispetto degli altri, e soprattutto personale cambiamento interiore. Quindi è stata la volta di Salvatore Mongiardo che nella sua relazione ha spaziato attraverso un percorso storico tra esperienze filosofiche e religiose occidentali e orientali coinvolgendo in questo suo excursus Pitagora, Budda e Cristo; cogliendo attraverso i loro insegnamenti, le loro esperienze di vita quelle risposte che l’uomo cerca nei confronti dei grandi interrogativi della vita e della morte. In Budda la ricerca tra bene e male è meccanica, fatalista, dettata dal principio di "causa-effetto", il karma; nel cristianesimo la vita dell’uomo è il rapporto privilegiato con Dio e la salvezza viene da Lui. Il concetto che Mongiardo ha evidenziato è quella ricerca dell’uomo di esorcizzare la morte inevitabile, nel buddismo con le rinascite, nel cristianesimo con la resurrezione. Nelle conclusioni, affidate a Medaglia, sono emerse le oggettive differenze tra le due grandi figure Cristo e Budda, ma sono state altresì messe in luce le cose che accomunano le due grandi religioni. L’autore ha ringraziato i relatori che con grande umiltà ma grande preparazione hanno saputo cogliere quello che è stato l’ intento principale del libro: quello di avvicinare di più alla conoscenza di esperienze positive che hanno influenzato e influenzano gran parte dell’ umanità che è sempre alla ricerca dei suoi perenni perché.