Un “no” alla droga da Papa Francesco

Scritto da Luigi Mariano Guzzo.

 

“La droga non si vince con la droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi”. Ancora una volta Papa Francesco non è politically correct. Le sue parole non lasciano l’ombra del fraintendimento. Il “no” secco, deciso, convinto alla droga il Santo Padre lo pronuncia lo scorso 20 giugno nella Sala Clementina durante  l’incontro con i partecipanti al trentunesimo “International Drug Enforcement Conference” (IDEC), che si è svolto a Roma dal 17 al 19 giugno. L’idea della Conferenza –fondata nel 1983 e composta da 109 nazione, tra cui l’Italia, quest’anno paese ospitante- è quella di promuovere la cooperazione tra funzionari antidroga, al fine di condividere informazioni e di sviluppare approcci coordinati. Un’occasione importante che ha permesso a Papa Francesco di calamitare l’attenzione del mondo intero sul “male” della droga, un male che, solo in Europa, affligge un numero sempre crescente di giovani. Papa Francesco ripete così il suo “no ad ogni tipo di droga”, come già  aveva  detto nell’udienza generale dello scorso 7 maggio nel salutare i familiari dei ragazzi di San Patrignano, comunità di accoglienza per giovani che vivono forme di dipendenza e di emarginazione sociale. La condanna del Papa riguarda quanto le “legalizzazioni delle cosiddette ‘droghe leggere’, anche parziali”, quanto le “droghe sostitutive”, definite “un modo velato di arrendersi al fenomeno”. Non c’è spazio insomma per i compromessi. E –continua Papa Francesco “pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema”. Il “no” di Papa Francesco schiude, beninteso, tanti “sì”. Già, “sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport, sì al lavoro, sì a più opportunità di lavoro”. E’, infatti, quando si perde l’orizzonte di senso della propria strada che si ricorre all’illusione della droga. Ed il pensiero del Papa va ai giovani “né né”, cioè “né studio né lavoro”: sono loro la categoria più a rischio. Il ragazzo che non studia e non lavora –dice il Santo Padre- “entra in questa mancanza di orizzonte, di speranza, e la prima offerta sono le dipendenze, tra le quali la droga”. La strada della prevenzione della droga passa così dalla messa in campo di politiche sociali che guardino all’opportunità di lavoro, all’educazione, allo sport ed alla vita sana”. La Chiesa è in prima linea per l’aiuto dei giovani che cadono nella spirale della droga: “con il suo amore creativo – afferma ancora Papa Francesco- è andata loro incontro. Li ha presi per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché potessero riscoprire la propria dignità, aiutandoli a far resuscitare quelle risorse, quei talenti personali che la droga aveva sepolto, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio)”. Ma per il Papa il lavoro di recupero non basta. C’è bisogno di prevenzione. E se i giovani che escono dalla spirale della droga sono un segno di “fiducia”, come comunità cristiana abbiamo il dovere di dire ogni giorno il nostro sì alla vita. Se diciamo sì alla vita, insomma, non ci sarà più spazio per alcuna forma di dipendenza, droga compresa. Le parole di Papa Francesco rappresentano quindi semi di speranza da gettare anche nelle nostre terre, in cui la droga è la cartina di tornasole di organizzazione criminali che abortiscono la vita di molti giovani calabresi. In “no” alla droga è, ancor di più per noi calabresi e meridionali, anche un “no” alla mafia, alla cultura dell’odio, al crime organizzato che  vogliamo gridare con forza.