Trame, per non strumentalizzare la posizione della Chiesa lametina

Scritto da Salvatore D'Elia.

 

Un festival partito con la colonna sonora delle polemiche, tra protocolli “della discordia” e discussioni infinite a mezzo stampa su chi possa vantare il patentino della legalità. Un festival costretto a stringere la cinghia, per il mancato contributo economico da parte del comune che ha fatto di Trame un punto fermo delle sue politiche culturali, destinando alla manifestazione negli anni scorsi buona parte dei fondi Pisu per la cultura. Polemiche, accordi fatti e smentiti, dichiarazioni più o meno pesanti, il tutto surriscaldato da un clima da pre campagna elettorale sia per le prossime elezioni regionali sia per le amministrative dell’anno prossimo. E in campagna elettorale, si sa, “una parola è troppa e due sono poche”, basta una parola per dare involontariamente un assist a una parte o a all’altra. E’ questo il quadro in cui si inserisce e soprattutto viene interpretata la dichiarazione a firma del direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della nostra Diocesi Don Roberto Tomaino, diffusa agli organi di stampa nel pomeriggio di venerdì 20 giugno, sull’intervento del magistrato Nicola Gratteri al Festival dei Libri sulle mafie nella serata del 19 giugno. Non torneremo sui contenuti della dichiarazione, ma qualche riflessione sul contesto e sulle modalità di interpretazione possiamo farla. Innanzitutto la Chiesa lametina non ha scomunicato Trame, né ha lanciato una sorta di “anatema” nei confronti di chi organizza il Festival e dei tanti volontari che con sincero spirito di servizio permettono da quattro anni la realizzazione della manifestazione. Anzi, proprio nella dichiarazione, Don Roberto ha ricordato “il sostegno dato sin dall’inizio allo spirito della manifestazione” esprimendo “rammarico” per ciò in cui viene trasformata da chi la sfrutta per un’occasione di visibilità personale, attaccando gli altri senza possibilità di contraddittorio.  Oltre all’uso improprio della parola scomunica, piuttosto che strumentalizzare la Chiesa va colto lo spirito “costruttivo” di quella dichiarazione, che vuole offrire un contributo di pensiero al modo in cui viene pensata la manifestazione: è utile usarla come palcoscenico per lanciarci a vicenda “frecciate avvelenate”? E’ utile, se invece di mettere insieme le forze, di contribuire a ricostruire il tessuto sociale, lo disgrega con dichiarazioni spesso ingiuriose, che fanno di tutta l’erba un fascio? E lo spirito costruttivo della nostra dichiarazione viene rimarcato quando si scrive che, per contrastare la criminalità organizzata, serve un’azione di squadra, che veda insieme le forze dell’ordine, la  magistratura, la Chiesa e le diverse espressioni della società civile. Tutt’altro, dunque, da una guerra della Chiesa all’antimafia o da un atteggiamento presuntuoso di chi non gradisce il confronto con gli altri. Ben vengano questi confronti se, oltre le schermaglie e le logiche da “tutta l’erba un fascio”, si va al cuore dei problemi per cercare insieme le soluzioni.  Con quella dichiarazione – seconda considerazione – la Chiesa di Lamezia non entra in alcun modo nella guerra tra bande che ha più volte contraddistinto la politica e la società lametina all’insegna del “Trame si, Trame no”. Il nostro dissociarci è ben diverso da chi lo ha fatto per ragioni di altro tipo ed è legato alle dichiarazioni rilasciate nel contesto della manifestazione da parte di Nicola Gratteri e a chi ha diffuso quelle dichiarazioni, in particolar modo l’assurdo accostamento tra catechismo e pedofilia che non aveva alcun nesso con i temi del festival e dell’incontro con Gratteri. E infine, una terza considerazione. Comprendiamo le dinamiche della comunicazione e anche quelle della politica in periodi roventi da campagna elettorale, quando si fa presto a mostrarsi vicini alla Chiesa e al suo magistero. E un dubbio, perché anche noi ne abbiamo, sorge spontaneo: perché questa Chiesa così “brutta, sporca e cattiva” improvvisamente torna utile e tutti diventano suoi amici, indicando con il dito “visto, anche le gerarchie ci danno ragione?”. Noi abbiamo l’amore per una Verità con la V maiuscola, non la superbia e la presunzione di piccole verità terrene. Per questo, rispetto a questo atteggiamento double face, coltiviamo con altrettanto amore il beneficio del dubbio.