Conclusa la 41° Convocazione del RNS

Scritto da Redazione.

 

(Pesaro) Dal 1997 è il primo laico alla presidenza di un movimento ecclesiale che in Italia conta oltre 250mila aderenti, raggruppati in oltre 1.900 gruppi e comunità. Con nove missioni all’estero (tra cui Repubblica Moldova e Transinistria, Israele e Giordania), scuole di formazione, una casa editrice, una fondazione per la promozione di progetti di utilità sociale e una società di servizi per l’organizzazione di eventi, Rinnovamento nello Spirito si conferma un’attraente realtà carismatica capace di attirare, ogni volta, una massiccia partecipazione. A fare il punto della 41ª Convocazione nazionale, iniziata sabato 28 aprile e che si concluderà domani, 1° maggio, è il presidente, Salvatore Martinez, che sul tema scelto per l’edizione 2018, incentrata sulla parabola evangelica del buon Samaritano, aveva dichiarato: “Prendersi cura dei fratelli contribuisce a sconfiggere l’egoismo del mondo diffondendo la solidarietà che viene dall’amore, la sola che genera fraternità e amicizia durature tra gli uomini”.

Presidente, nonostante gli assestamenti logistici lo spostamento dell’annuale convocazione da Rimini a Pesaro non ha certo “disorientato” gli animi: 10mila presenze per questa edizione 2018 rappresentano un bel numero per RnS. Possiamo tracciare un bilancio di questa quattro giorni?
La 41ª Convocazione indica una lunga e bella storia ecclesiale; al contempo di fraternità e d’interazione del profilo sacramentale e carismatico. Ogni luogo è sempre valido per sperimentare tutto questo e, al di là di qualche ragionevole apprensione sul piano logistico, oggi possiamo affermare che ogni perplessità è stata fugata dall’ottima sinergia tra i responsabili del movimento, le istituzioni locali e lo staff organizzativo, assieme alla buona volontà di quanti hanno desiderato ritrovarsi per fare, prima di tutto, esperienza di Dio. Perciò, al disorientamento dettato dal cambio di location fa seguito il sentirsi comunque “in famiglia”: l’impianto e la finalità di questo evento nazionale non cambiano, la spiritualità prevale di certo sull’allestimento. Sul piano della resa del programma, ritengo comunque siano stati giorni di grande intensità spirituale.

Rinnovamento nello Spirito, lo vediamo anche da questo appuntamento a Pesaro, ha un “volto” giovane: che segnale rappresenta per la Chiesa italiana?
Il movimento viene salutato da Paolo VI come “espressione della giovinezza della Chiesa” e nasce proprio grazie all’impegno di alcuni giovani universitari americani. Io stesso avevo 25 anni quando divenni coordinatore regionale della Sicilia RnS e 31 quando divenni coordinatore nazionale del RnS. Il RnS vuole ancora essere il volto di una Chiesa giovane, che non vuole invecchiare e che trova nei giovani la misura di quella passione, di quella capacità di voler osare e di assumersi responsabilità che mi sembra rappresentino un ottimo viatico al superamento di tanta sfiducia, quella stanchezza e immaturità che si registrano nei nostri figli.

Sui giovani, ancor prima sui bambini, abbiamo posto sempre grande attenzione,

anche qui all’interno della Convocazione, con una pedagogia che li accompagna e li educa a mettere a frutto i doni di Dio ponendosi a servizio del prossimo.

Tra l’altro, è prevista anche una proposta pensata proprio in proiezione del Sinodo di ottobre rivolto ai giovani…
Abbiamo salutato con gioia la notizia di un Sinodo dei giovani che fa seguito a due Sinodi sulla famiglia; ci siamo resi disponibili come movimento a supportare la realizzazione di questo grande evento. I giovani non sono solo l’espressione più audace delle nostre comunità, ma all’interno del Rinnovamento nello Spirito individuano un ambito di evangelizzazione loro dedicato, a partire dalle diocesi. Dunque, c’è un vero protagonismo dei giovani all’interno del RnS. Tutto questo abbiamo cercato di travasarlo nel lavoro propedeutico del Sinodo dei giovani e cercheremo anche di testimoniarlo nella preparazione immediata che avverrà in Umbria, a Perugia, e che sfocerà nell’appuntamento pensato dalla Chiesa italiana per i giovani del nostro Paese. Questa è una tradizione che si rinnova, perché la nostra collaborazione, ad esempio alle Giornate mondiali della gioventù, è ormai storicizzata.

Rimanendo sul tema giovanile, che assieme a quello legato ai sacerdoti e alle famiglie costituisce uno degli ambiti centrali su cui si concentra l’opera di evangelizzazione del movimento, vogliamo raccontare l’esperienza di “Labora”, un progetto molto caro a RnS, volto a valorizzare l’offerta formativa delle giovani eccellenze cristianamente orientate?
Giovani, famiglie e sacerdoti indicano una soggettività sacramentale e sociale da cui non si può prescindere e a cui, come movimento, dedichiamo prioritaria attenzione nell’elaborazione dei nostri programmi.

“Labora”, nel tempo della crisi, rappresenta una risposta sistemica e interdisciplinare, capace di raccogliere e promuovere le tante ricchezze presenti nella vita delle nostre comunità locali.

Si tratta di un progetto creativo per costruire insieme, con rinnovato slancio, un autentico umanesimo cristiano, in sintonia con quanto auspicato dal Santo Padre. Partendo dai territori, dunque, in accordo con i vescovi, i giovani individuati vengono messi in contatto con testimoni autorevoli di diverse aree professionali, per determinare, secondo modelli cristianamente ispirati, processi generativi che permettano ai ragazzi stessi di maturare una leadership di servizio sociale e politico nei luoghi dove la Provvidenza li condurrà.

RnS e il mondo della missione, oltre a quello delle carceri e degli ospedali. Nell’”ospedale da campo” a cui ci richiama papa Francesco per sanare la “cultura dello scarto”, qual è il vostro impegno a favore della promozione umana?

Da sempre il Rinnovamento ha mostrato propensione verso il contesto ospedaliero e carcerario, perché è decisivo vivificare, attraverso lo Spirito, gli spazi di sofferenza e di morte sempre più crescenti intorno a noi. A queste forme di povertà si sono aggiunte nuove dimensioni di disagio, pensiamo all’immigrazione, alle frammentazioni familiari. La cultura di Pentecoste è una delle sfide a cui più guardiamo da molti anni come sostanziale replica alla “cultura dell’indifferenza”, da coltivare con impegno. Ci sono molte iniziative strutturate a livello nazionale, ma è importante sottolineare come tantissima gente avverta il desiderio di essere realmente protagonista della Chiesa “in uscita” e spingersi fino ai luoghi di missione più inconsueti. Quando questo accade c’è da rallegrarsi: vuol dire che lo Spirito Santo, allenatori dei martiri, è all’opera e, quanto più le situazioni sembrano essere contraddittorie tanto più si manifesta quell’audacia che viene dalla fede e che si trova nel popolo di Dio.

È del gennaio scorso la sua nomina a rappresentante personale della presidenza italiana dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) 2018 per la Dimensione 3 “Diritti umani”. Cosa rappresenta questo suo ulteriore incarico?
Ogni anno uno dei 57 Paesi membri dell’Osce è chiamato a ricoprire la presidenza. Il 2018 è l’anno della presidenza italiana. Attraverso questa nomina ho potuto constatare quanto sia decisiva per la nostra Europa “la cultura del dialogo e dell’incontro” a cui costantemente ci richiama il Pontefice.

Molte forme d’intolleranza e di discriminazione, che talvolta riguardano anche i cristiani, sono generate dalla difficoltà di trovare una “grammatica morale comunitaria”, un ethos globale nella promozione umana che unica tutti, e non solo i credenti, attorno al tema della dignità dell’uomo, che va preservata sempre.

Il 2018 è anche l’anno del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, con al centro la delicata questione della libertà religiosa. Siamo in attività, attendiamo ovviamente il prossimo Governo, ma il lavoro avviato è certamente prezioso.

Guardando alle prospettive future, quali sono gli orientamenti (e gli auspici) del Rinnovamento nello Spirito?
Il domani germoglia sempre nel presente che vogliamo e costruiamo. Diventa difficile stare nei panni dello Spirito Santo: lui ci introduce nell’avvenire della fede; noi possiamo pregare e umilmente lasciarci condurre da lui. I gruppi, le comunità, la nostra gente ci interpella, chiedendo soluzioni per anticipare un futuro buono e giusto in un presente faticoso.

Il mio auspicio allora è che il Rinnovamento sia vero Rinnovamento,

che non ci siano sconti di grazia, di abitudine, del “già fatto” che ci facciano perdere la parresìa, l’entusiasmo, la passione di dire ancora che siamo a servizio di Dio e dell’uomo a partire dai carismi che il Signore ci ha elargito. Certo, nell’immediato, le prospettive riguardano la dimensione missionaria, così che tutti i nostri servizi e ministeri si percepiscano in un nuovo dinamismo. Le “parole chiave” ce le ha suggerite Papa Francesco, al Circo Massimo, lo scorso anno: effusione dello Spirito, lode e servizio dell’uomo. Così si fanno la storia della Chiesa e la storia del mondo; così si può intravedere il bene che filtra nelle pieghe del male e riscatta tanti figli di Dio perduti, rigenerati da quell’esperienza di misericordia che trova nella comunità cristiana la propria forza.

(Fonte Agensir)