L'ultimo saluto della città a Marcello Le Piane

Scritto da Salvatore D' Elia.

 

 

Una vita di immagini. Immagini realizzate per raccontare la nostra terra, il nostro Paese, tra le sue bellezze e le sue tante ferite. Ma soprattutto immagini di una vita. La vita di un uomo “buono e generoso”. E poi le immagini più vere e immortali “che sono quelle che portiamo nel cuore”.  Così Don Roberto Tomaino ha ricordato Marcello Le Piane, nel corso della celebrazione dei funerali, in una Cattedrale che non ce la faceva a contenere le tantissime persone venute a salutarlo per l'ultima volta tra amici, colleghi, tante persone che magari lo hanno solo conosciuto attraverso lo schermo eppure ciò è bastato per coglierne la professionalità e soprattutto la grande umanità. La fede apre un varco, orienta versa la luce, anche quando “senza avere neppure il tempo di dire arrivederci” un padre di famiglia se ne va, il giorno dopo che la sua amatissima figlia aveva compiuto diciotto anni.  Ed è la stessa fede che,  ha ricordato Don Roberto Tomaino, “interpella a domandarsi: che cosa rimane di una vita?”. La risposta era quello che sabato 24 giugno tutti abbiamo visto, ascoltato e toccato con mano in Cattedrale: gli occhi lucidi, i palpiti del cuore, le parole interrotte dal pianto di tanti colleghi che hanno ricordato come per Marcello l’amore per la famiglia, per la sua adorata figlia Maria Francesca, e la passione per il suo lavoro camminassero insieme.  Qualcuno ha detto: “nessuno amava questo lavoro come lo amava lui. Nessuno era bravo come lui.” Anche la Chiesa lametina dice un grande grazie a Marcello Le Piane, ha ricordato Don Roberto nel corso della celebrazione. La Via Crucis del venerdì santo ogni anno su Corso Numistrano trasmessa in tutta la regione. La storica celebrazione di apertura della Porta Santa il 13 dicembre 2015. Durante tutto l’anno una presenza discreta, sempre pronta a dare suggerimenti, un uomo di fede che – ha ricordato Don Roberto – “iniziava la giornata leggendo un passo del Vangelo, che gli dava la carica, la forza per affrontare le sue lunghe giornate di lavoro”. A presiedere il rito di commiato, il Vescovo Luigi Cantafora, che ha rivolto ancora parole di consolazione e speranza ai familiari di Marcello, prima di consegnare alla terra il suo corpo, continuando a pregare perché la sua anima possa contemplare al  più presto il volto di Dio. Per dirla con S. Paolo, non come in uno specchio riflesso, ma faccia a faccia. Solo silenzio, negli ultimi momenti prima che il feretro lasciasse la Cattedrale. Un silenzio rotto solo da qualche singhiozzo.  Silenzio da parte di tutti, mentre tanti professionisti della comunicazione della città portavano a spalla la bara.  Silenzio per fare spazio alle immagini. Quelle immagini che sono state la vita quotidiana di Marcello. Che ci lascia tutti più soli. Lui, che ha realizzato tante immagini per gli altri, oggi ci lascia la sua immagine, quella tanto sta circolando in queste ore, con l’inseparabile telecamera sulla spalla. La porteremo nel cuore, faremo tesoro dei suoi suggerimenti, conserveremo la memoria del dono della sua vita.