Chiesa Madre di Curinga, scoperti lastroni in tufo del 1796

Scritto da Cesare Natale Cesareo.

Una scoperta inaspettata e di notevole interesse e bellezza quella che, durante i lavori di restauro e ampliamento del presbiterio della chiesa Madre di Curinga con l’avanzamento di circa 90 centimetri, è stata fatta dagli operai: durante lo smantellamento del pavimento in mattoni di graniglia, antistante l’altare, hanno notato che sotto lo spesso intonaco dei pilastri della navata centrale c’erano, non un manufatto in muratura, ma lastroni in tufo. Immediatamente il parroco don Pino Fazio, l’architetto Grazia Pascuzzi della diocesi di Lamezia Terme e l’ingegnere Francesco Chirillo, responsabile tecnico della ditta appaltatrice dei lavori, ha avvertito la sovrintendenza e le maestranze hanno provveduto a stonacare la parte inferiore delle colonne che sono apparse ricoperte per un’altezza di circa 80 centimetri da lastre di tufo. Inoltre, nella parte destra dell’ambone è stata scoperta un’incisione con la scritta A.D. 1796. Da sottolineare che nei vari libri che parlano della chiesa matrice non si fa alcun cenno a questa struttura in pietra della base dei pilastri. La data incisa inoltre ci dà l’esatta collocazione temporale della ricostruzione della chiesa dopo il disastroso terremoto del 1783: 13 anni di lavori per ricostruire la chiesa e ingrandirla, aggiungendo le due navate laterali (in origine c’era  la sola navata centrale). La Chiesa madre intitolata al primo dei discepoli, sant’Andrea Apostolo, tra qualche settimana apparirà interamente nella sua rinnovata maestosità e bellezza. Questo Grazie anche, dal punto di vista economico, ai consistenti finanziamenti dati dalla Diocesi ed anche dal Comune che ha contribuito insieme a molti cittadini e fedeli.