Giornata dei migranti: i piedi di una bambina, la nostra coscienza

Scritto da Salvatore D'Elia.

 

Questa foto è stata pubblicata ieri sul profilo Twitter di Medici Senza Frontiere. Sono i piedi di una bambina migrante, scappata a piedi dalla Macedonia per arrivare in Serbia. Subito dopo la naturale commozione, di fronte a un marchio così evidente della tragedia condivisa da tanti bambini come lei in tante altre parti del mondo, viene da pensare noi. Al freddo patito in tutta Italia in questi giorni e ai consigli degli esperti su come proteggerci, magari coprendo adeguatamente mani e piedi. Oppure ancora al lusso di parcheggiare, magari in doppia fila, di fronte ai negozi per risparmiarci il minimo cammino. Alla vigilia della 103esima Giornata Internazionale del Migrante e del Rifiugiato, dedicata da Papa Francesco proprio alla realtà dei migranti minorenni, davanti agli occhi abbiamo l'immagine di piedi sfigurati, che hanno provato il freddo e il gelo, che hanno camminato tanto fino a far sfibrare a poco a poco la pelle e a trasformarsi. Le persone non sono numeri, ma è bene soffermarsi su alcuni dati riguardo alla realtà dei bambini e dei ragazzi che approdano nel nostro Paese, senza essere tutelati né dai genitori e né da alcuno, destinati a diventare senza voce, senza nome, senza volto. I dati del Ministero, aggiornati alla fine di ottobre, parlano di circa 16mila stranieri minori non accompagnati in Italia. Segnalati burocraticamente con l'acronimo “msna”, sono bambini e ragazzi che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili. Secondo il report di monitoraggio del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sono oltre 7mila i minori non accompagnati che risultano irreperibili. Molti di loro si allontano in modo autonomo poco dopo l’arrivo in Italia: tanti, infatti, sperano di raggiungere parenti, amici o la propria comunità di riferimento nei paesi del nord Europa, come la Svezia, la Germania o il Regno Unito. Non è raro il caso di minori entrati nel circuito dell’accoglienza che solo in un secondo momento scompaiono: i lunghi tempi necessari talvolta per la nomina tutore legale, così come per l’esito delle domande di ricongiungimento tendono a scoraggiare i ragazzi che di fatti “spariscono”, diventando senza nome e senza volto. Nel messaggio per la Giornata di domani, Papa Francesco ci mette di fronte il dramma di questa realtà parlando dei minori come vittime “tre volte” dei fenomeni criminali collegati ai processi migratori “perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”. E indica alcune piste da seguire per cercare di dare risposte concrete: protezione, integrazione, soluzioni durature. Cercando di non lasciarle parole, ma di sostanziarle con atti concreti che interpellano la responsabilità della politica a tutti i livelli, a cominciare dalle istituzioni che raggruppano Stati e Paesi diversi come l'Unione Europea. Ma è il primo punto toccato dal Pontefice nel suo Messaggio che, dal dramma concreto e visibile, così plasticamente rappresentato dalla foto dei piedi della bambina macedone, arriva al dramma del cuore dell'uomo: la coscienza non può tacere di fronte al bambino, al piccolo, all'indifeso, vittima di sfruttamento, usato e abusato. Cristo nel Vangelo si identifica con loro, fino a porre nel nostro atteggiamento nei confronti dei più piccoli il criterio con cui saremo giudicati alla fine dei tempi. E il linguaggio evangelico, sempre connotato dallo stile della misericordia e dell'accoglienza, usa parole terribili riferite a chi si approfitta dei più piccoli: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. I bambini ci guardano”, era il titolo di un film di Vittorio De Sica degli anni '40. Ed è la realtà che il Papa vuole ricordarci con la Giornata di domani. I bambini non hanno colpa. Qualsiasi argomentazione, anche la più valida, come il business collegato ai fenomeni migratori, si ferma di fronte ai piedi della bambina macedone e di fronte al dramma umano di tante bambine e bambini come lei. I piccoli non hanno nessuna colpa. I piccoli chiamano in causa la nostra coscienza. I loro volti spenti dalla tristezza, i loro occhi chiusi dalla stanchezza di viaggi interminabili, le loro paure, le loro mani e i loro piedi congelati dal freddo o paralizzati dagli stenti sono la faccia più drammatica di ciò a cui noi adulti non siamo stati capaci di dare risposte adeguate. Quei volti, quelle mani e quei piedi sono di fronte ai nostri occhi per ridirci continuamente, per ridire alla nostra coscienza, che fermi non possiamo più stare.