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Referendum, le ragioni del SI e del NO

Redazione · 2 anni fa

Votare in modo consapevole, senza seguire gli slogan ma esprimendo la propria volontà in modo sensato e ragionato. Questo l'auspicio del presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, che, senza dare indicazioni di voto, ha segnalato ai cattolici che andranno alle urne il prossimo quattro dicembre un metodo e una prospettiva: votare consapevoli, in vista del bene comune del Paese. E questo è stato il metodo che ha anche seguito la Chiesa di Lamezia ospitando il confronto tra la ministra Maria Elena Boschi e il docente di Diritto costituzionale dell’Università degli Studi Roma Tre, Alfonso Celotto, iniziativa organizzata dall'Unione cristiana imprenditori e dirigenti (Ucid) di Lamezia Terme, presieduta da Daniele Ciranni, in collaborazione con “Lamezia Nuova”, il periodico della Diocesi di Lamezia Terme. La ministra del governo Renzi e il costituzionalista si sono confrontati sulle ragioni del SI e del NO, rispondendo alle domande del presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri. Boschi ha parlato di un “referendum decisivo”, illustrando nei dettagli i diversi passaggi della riforma che per la ministra “serve a rendere l'Italia un Paese più efficiente e più giusto. Si supera il bicameralismo perfetto – ha detto - , con una sola Camera che darà o revocherà la fiducia al governo e l'altra che rappresenterà le autonomie locali. Finisce l'eterno ping pong che ha contraddistinto fino ad oggi il nostro Paese: se vincerà il SI solo pochissime leggi dovranno essere approvate sia dalla Camera che dal Senato come avviene oggi. La riforma supera la sovrapposizione delle competenze tra Stato e Regioni determinata dalla riforma del Titolo V del 2001, ristabilendo la centralità dello Stato in materie chiave come la sanità, in modo da uniformare la qualità dei servizi per tutti i cittadini italiani”. Una semplificazione che non c'è per il costituzionalista Celotto per il quale “il bicameralismo perfetto non viene superato, ma si creano tanti nuovi procedimenti legislativi che renderanno ancora più farraginoso il sistema. Si delinea un sistema che funziona peggio e contraddittorio: avremo uno Stato centralista o autonomista – ha chiesto - ? Che funzione avranno le Regioni? Come sarà eletto il Senato visto che il testo della riforma non lo dice? Ci sono tanti nodi e tante contraddizioni in questo testo che ci convincono che questo sistema peggiorerà il funzionamento dello Stato”. Diverse le tesi sulla riduzione dei costi della politica. Per Boschi i risparmi sono di circa 500milioni “dalla riduzione dei senatori che passeranno da 315 a 100 e dal tetto agli stipendi dei consiglieri regionali, che non potranno guadagnare più dell'indennità del sindaco del Comune capoluogo di Regione. E' chiaro – ha aggiunto - che queste misure non risaneranno il bilancio dello Stato, ma è un segnale di serietà. Tutti i partiti avevano promesso in campagna elettorale di tagliare i costi della politica e ridurre il numero di parlamentari. Noi abbiamo scelto di rispettare quanto avevamo dichiarato ai cittadini. Non possiamo chiedere sacrifici ai cittadini se la politica non dà il buon esempio”. Di diverso avviso Celotto per il quale “la Ragioneria dello Stato parla di risparmi per 50 milioni di euro e, per quanto riguarda le Regioni. di 115 milioni. Se consideriamo che le Regioni costano 208 miliardi – ha evidenziato - , stiamo parlando di un risparmio dello 0,05%. Un risparmio irrilevante perché restano in piedi la struttura del Senato, l'apparato organizzativo che ha dei costi significativi. E soprattutto non era necessario cambiare la Costituzione per ridurre gli stipendi dei consiglieri regionali”. Se per Boschi, vincendo il NO, l'Italia perderebbe un'occasione storica di innovare il sistema Paese perchè “una nuova riforma forse vedrà la luce tra dieci anni visto che tutti quelli che votano NO non hanno un'idea di come riformare la Costituzione”, per Celotto “altre sono le emergenze del Paese, altre le questioni che ingessano il sistema Italia e che non consentano al Paese di crescere. Non c'è nessuna urgenza di riformare la Costituzione per risolvere i problemi dell'Italia”. Un confronto concentrato sui contenuti della riforma più che sulla polemica politica, quello svoltosi nel salone del seminario, concluso dall'intervento del vescovo Luigi Cantafora che ha ribadito che “è fondamentale vi siano tavoli dove discutere e confrontarsi. La Chiesa non entra nel merito del prossimo referendum, ma non può rinunciare alla sua missione di stimolare l'attenzione per il bene comune. Solo così riavremo una politica vera, autentica”.