·

Cultura e Società

Al "Fusco" l'integrazione passa attraverso l'alfabetizzazione

Paolo Emanuele · 2 anni fa

Attivare percorsi di integrazione partendo dall’insegnamento della lingua italiana con un metodo semplice e accessibile a tutti. Un clima familiare, come quello delle scuole di un tempo, in un punto di ritrovo per tante famiglie di immigrati che scelgono di camminare insieme, all’insegna dell’accoglienza e dell’aiuto reciproco. E’lo spirito del progetto avviato da suor Marilena Calomino che da diversi mesi, nell’atrio della portineria dell’Istituto Tommaso Maria Fusco a Lamezia Terme, accoglie famiglie e singole persone provenienti da altri Paesi per insegnare loro le basi della lingua italiana. Da settembre dello scorso anno, famiglie egiziane, curde, siriane, indiane, tanti giovani studenti appena arrivati in Italia che incontrano difficoltà a scuola, hanno bussato alla porta della comunità lametina delle Suore Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue in Viale I Maggio. Ad accoglierli ogni pomeriggio è proprio suor Marilena che, con l’ausilio di immagini o semplici conversazioni, realizza per ciascuno di loro dei percorsi di prima alfabetizzazione. “Questo percorso – spiega suor Marilena – nasce da un’esperienza vissuta l’estate scorsa, quando mi è stato chiesto di aiutare una famiglia siriana appena arrivata qui a Lamezia. All’inizio non è stato semplice: la lingua italiana è particolarmente complessa e ancor più complesso è trasmettere competenze linguistiche di base a chi parla lingue molto diverse dalla nostra, come l’arabo. Giorno dopo giorno però, dai genitori ai due bambini, tutta la famiglia ha iniziato a comunicare autonomamente e a svolgere le attività fondamentali per chi arriva nel nostro Paese: andare negli uffici per le varie pratiche, provare a trovare lavoro, fare la spesa… Nei mesi successivi, grazie al sostegno delle mie consorelle e della mia superiora suor Maria Agnese Zagarella, ho voluto proseguire quell’esperienza dando la possibilità alle persone e alle famiglie straniere di avviare dei percorsi di prima alfabetizzazione qui, nella portineria del nostro istituto. Nulla di impegnativo o di formale fino ad ora: tra un caffè e una chiacchierata, l’insegnamento della lingua italiana diventa un’occasione per stare insieme, per fare comunione e accoglienza. Tanti studenti stranieri mi dicono di trovarsi molto meglio a scuola, donne e uomini di vari Paesi iniziano a muoversi autonomamente a Lamezia per trovare lavoro e svolgere le normali attività della vita quotidiana”. Il desiderio di Suor Marilena, che per 50 anni ha insegnato nelle scuole e a Roma ha collaborato a dei percorsi di alfabetizzazione per le suore che dall’estremo oriente venivano a studiare in Italia, è quello di “avviare nella nostra città una scuola di alfabetizzazione, per trasmettere alle persone che provengono da altri Paesi di acquisire le competenze di base della nostra lingua. Lo si potrebbe fare mettendo in rete le tante realtà che già da anni qui a Lamezia sono impegnate sul fronte dell’accoglienza e del sostegno all’integrazione e dando la possibilità a chi ha voglia di fare volontariato di impegnarsi. Insegnare e istruire sono “opere di misericordia”, ci ricorda la Chiesa, ed azioni fondamentali per costruire una comunità inclusiva e accogliente. La portineria – conclude suor Marilena – è il luogo dei nostri incontri pomeridiani e dove svolgo il mio servizio di portinaia per la comunità. E’il simbolo della “porta aperta” della Chiesa verso tutte le donne e tutti gli uomini, a cui ci richiama sempre papa Francesco”.