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Monito del vescovo Luigi Cantafora a conclusione della festa di S. Francesco. ‘Ndrangheta, corruzione, ricerca del potere per se stesso, schiavitù… i nemici della pace

Antonio Cataudo · 3 anni fa

In una Lamezia ovest addobbata con le luminarie e con le bandierine e gigantografie di S. Francesco di Paola, si sono conclusi nella tarda serata del 2 giugno i festeggiamenti patronali in onore di S. Francesco di Paola, preceduti da un partecipato novenario preparatorio, ritornato alla chiesa Matrice, riportata al suo antico splendore dopo i lavori di restauro, che l’hanno interessata per circa 15 mesi.

Un fiume di persone ha partecipato sin dall’inizio alla processione, accompagnando la statua del Santo Taumaturgo e la sacra Reliquia del Dito di S. Francesco, che si può venerare nell’omonima chiesa (dalla quale era uscita dieci minuti prima, preceduta dagli statuari e seguita dalla banda musicale cittadina, per l’avvio verso la Matrice).

L’uscita del simulacro di S. Francesco dalla chiesa Madre (ai lati della statua due Carabinieri in alta uniforme, assieme al comandante della Stazione CC di Sambiase, luogotenente Domenico Medici), preceduto dagli stendardi delle varie parrocchie, movimenti e associazioni, è stata salutata da una miriade di luccicanti scaricati da cannoncini di cartone a pressione, in un tripudio festoso di colori; il tutto addolcito dalle note eseguite dalla banda musicale.

Una volta sul sagrato la statua, imponente, maestosa, bella, è stata sollevata a braccia dagli statuari per la “girata”; e, discesa la scalinata, è stata di nuovo fatta girare per l’inchino alla chiesa Madre, che l’ha “ospitata” per tutto il novenario. Durante il percorso, a portare la statua si sono alternati gli statuari di S. Francesco di Paola, di Sambiase e di S. Eufemia. Lungo il tragitto -seguito interamente dal sindaco Speranza assieme alla giunta- il simulacro, che ha attraversato in lungo e in largo le vie cittadine, è stato fatto fermare di fronte a qualche ammalato in carrozzella che è stato sospeso per poter baciare il santo, oppure per qualche neonato avvicinato davanti alla sacra effigie di S. Francesco di Paola. Alla chiesa del Carmine, dove la Reliquia e la statua sostano per qualche minuto, ad attendere la processione S.E. il vescovo, Luigi Cantafora, che dopo l’incensazione ha presieduto la processione sino al termine della stessa.

All’arrivo della processione in Piazza 5 Dicembre, dopo un momento di preghiera il vescovo di Lamezia Luigi Cantafora ha rivolto il messaggio alla Città, invocando la pace per Lamezia: “chi desidera la pace… per questa Chiesa di Lamezia e per questa città di Lamezia Terme –ha detto il presule-, non può starsene a braccia conserte o, peggio, ritirarsi indietro. La pace non si accontenta dei buoni propositi, degli slogan e delle bandiere; la pace, ci insegna San Francesco, si ottiene frenando, sacrificando il nostro egoismo. E sacrificare se stessi, gli interessi della propria parte per il bene collettivo –ha aggiunto monsignor Cantafora-, è un duro prezzo per chi è abituato a non vedere le reali necessità del prossimo”.

Il vescovo nel suo Messaggio rivolto alla Città ha i nemici della pace. Questo il suo monito: “è nemica della pace qualsiasi azione tramata di nascosto! è nemica della pace la ’ndrangheta! è nemica della pace la corruzione! è nemica della pace la ricerca del potere per sé stesso, o per soverchiare gli altri! è nemica della pace la schiavitù e lo sfruttamento del prossimo, in tutte le sue forme. Non avremo la pace in questa città, se ancora regnerà indifferenza verso i poveri, il disprezzo per la verità e la disistima tra noi. Non avremo la pace se il proprio tornaconto avanzerà a discapito del bene comune e del bene degli ultimi”.

L’ultima parte del Messaggio di Mons. Cantafora ha riguardato l’impegno dei cristiani nella promozione del bene comune: “siamo una città bella, ricca di risorse umane e spirituali, ma troppo spesso sterilmente e dannosamente litigiosa. Tra cristiani persistono le liti, le inimicizie, gli odi fratricidi e le contese! Questo tipo di comportamento non è forse la prima semina della guerra? Non siamo forse noi cristiani, con la nostra mancata testimonianza, i primi a contrastare la pace vera?”.

In ultimo ha affidato la città di Lamezia all’intercessione di San Francesco di Paola affinché “con quella confidenza fraterna, che la comune origine calabrese ci consegna, ci ottenga dal Signore giorni di pace, colmi di opere di pace, benedetti dalla pace del Signore che invochiamo per noi, la nostra città e il mondo intero.

Dopo aver impartito la benedizione, Cantafora ha voluto sottolineare il ruolo della famiglia, che vede la Chiesa impegnata in tale direzione in vista della XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, in programma dal 4 al 25 ottobre 2015 e del successivo Convegno nazionale, sempre incentrato sul tema della famiglia, che si terrà nel mese successivo (novembre) a Firenze (appuntamenti, questi, che precedono l'Anno Santo Straordinario 2016, Giubileo della Misericordia, un evento per la Chiesa universale e per il mondo intero indetto da Papa Francesco nella ricorrenza del 50° anno dalla chiusura del Concilio Vaticano II. Il Giubileo della Misericordia si aprirà l'8 dicembre 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016).

Ha poi voluto ringraziare il sindaco di Lamezia Gianni Speranza, che a giorni terminerà il suo mandato.

Dopo i fuochi pirotecnici, la Reliquia del Sacro Dito e la statua di San Francesco di Paola, con al seguito i fedeli, hanno fatto rientro nella chiesa di S. Francesco.

Antonio Cataudo