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La parola del Vescovo

Natale, quale futuro per Lamezia Terme?

Paolo Emanuele · 6 anni fa

Come tradizione il giorno di Natale Mons. Vescovo ha presieduto il Solenne Pontificale alle ore 12.00 nella Chiesa Cattedrale. Meditando sul mistero della Natività, il Vescovo ha invitato i cristiani ad assumere le proprie responsabilità per il futuro della città. “Quale sarà il futuro della nostra città? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che dipenderà dalle scelte sagge o meno di ogni cristiano che la abita. Il futuro sarò diverso se prevarrà l’egoismo o l’amore, la reciproca diffidenza o la cristiana fede”.

Di seguito il testo dell’omelia.

Sorelle e fratelli carissimi «Oggi la luce risplende su di noi» così ci fa pregare la liturgia. è venuta nel mondo «la luce vera quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) proclama Giovanni, all’inizio del suo Vangelo. Perciò, ci ha invitato il profeta Isaia, «Venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Et Verbum caro factum est. «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14a). In questo versetto del Vangelo, Giovanni sintetizza l’assoluta novità del cristianesimo. La luce è una persona reale: il «figlio unigenito che viene dal Padre» (Gv 1,14).

Con la parola “carne” Giovanni ha volutamente scelto un termine che ben esprime la situazione dell’uomo. Che cosa è la carne? La carne è tutto ciò che passa che è mortale. Ma non solo è mortale questa carne, questa nostra carne è stata ferita dal peccato e, per questo, domanda «riscatto» (Gal 4,5).

Ebbene il «Natale del Salvatore è il natale della nostra salvezza» (Prefazio), il natale del riscatto della carne che noi uomini siamo. Dice Sant’Atanasio: «Dio si è fatto portatore di carne perché l’uomo possa divenire portatore di Spirito». Il Verbo ha assunto la nostra carne e la carne è diventata il «cardine di salvezza»[1]. Per questo, i Padri della Chiesa arrivavano a dire: «Dio si è abbreviato fino a rendersi visibile agli occhi, palpabile alle mani, portabile sulle spalle». Scrive Agostino e insiste: «Egli nacque affinché noi rinascessimo»[2]. La nascita del Dio Bambino è per noi qui ed ora una rinascita. In che modo avviene la nostra rinascita?

Quali porte per noi apre il Natale del Signore? Rispondono i Padri della Chiesa: «Al mortale è promessa la vita, al peccatore è rimesso il peccato e anche il mondo rinasce». Al mortale è promessa la vita! in concreto a te, a me, a noi tutti è donata la vita senza fine. Dice il Prologo: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Al peccatore è rimesso il peccato, ecco perché San Leone Magno dice: «Non è bene che ci sia tristezza nel giorno in cui si nasce alla vita. Nessuno è escluso dal partecipare a questa gioia: il peccatore può gioire perché è invitato al perdono. Anche tu, peccatore, fatti coraggio, perché anche tu sei chiamato alla vita». Infine «anche il mondo rinasce». L’amore di Dio fa rinascere anche la famiglia umana, anche la nostra città, attanagliata dalle difficoltà della crisi ormai non solo economica, ma anche sociale e istituzionale.

Quale sarà il futuro della nostra città? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che dipenderà dalle scelte sagge o meno di ogni cristiano che la abita. Il futuro sarò diverso se prevarrà l’egoismo o l’amore, la reciproca diffidenza o la cristiana fede. Cristo è uno stimolo ad agire, a cercare il bene creativamente, a impegnare la propria esistenza con dedizione. Diceva Papa Francesco: «Da qui viene il grande “regalo” del Bambino di Betlemme: Lui ci porta un’energia spirituale.

Un’energia che ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze, perché è un’energia che riscalda e trasforma il cuore. La nascita di Gesù, infatti, ci porta la bella notizia che siamo amati immensamente e singolarmente da Dio, e questo amore non solo ce lo fa conoscere, ma ce lo dona, ce lo comunica!»Questa energia nuova ci fa ritrovare il senso. Sembriamo vivere in un mondo in cui quello che manca è proprio il buon senso delle cose. Si assistono a scelte, prese di posizioni, compor tamenti che prima di tradire il Vangelo, smentiscono a chiare lettere il buon senso comune. Giustamente San Gregorio Nazianzeno diceva: «Venera questa grotta: grazie ad essa, tu, privo di senso, sei nutrito dal senso divino, il Verbo divino stesso».

E di questo senso divino della vita e delle cose abbiamo tutti bisogno per non condannare la nostra società a un declino inesorabile. Eppure fratelli, questo messaggio tanto bello e semplice non è scontato nei suoi risultati. Il Vangelo ci mette in guardia: «A quanti però lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati».

Fratelli carissimi, il Vangelo ci dice che c’è una generazione di cristiani che è “dal mondo”, nel cui cuore e nelle cui azioni c’è un comportamento mondano, che tende cioè al successo nel mondo. Questa generazione mondana produce orgoglio, egoismo, avidità, corruzione, falsità: tutta una serie di comportamenti che sembrano garantire la felicità e il successo e che invece producono un progressivo degrado personale. Ma c’è una generazione che viene dall’amore di Dio e che produce autentici figli di Dio, disposti al sacrificio, alla costruzione, al bene reciproco. Nello scorso novembre mi sono recato in Terra Santa con cento pellegrini della nostra Diocesi. Varcando la basilica della Natività a Betlemme, resto sempre colpito dal fatto che per entrare nella Basilica che custodisce gelosamente il tesoro della Grotta della Natività a Betlemme, bisogna chinarsi, abbassarsi.

A me personalmente, quando attraverso quella porta, ricorda che per incontrarsi con Cristo è necessario farsi piccoli. I grandi, o, meglio ancora, coloro che si considerano grandi, mai comprenderanno il mistero scandaloso dell’incarnazione. Nel Natale Dio si rivela non come uno che sta in alto e che domina l’universo, ma come Colui che si abbassa, discende sulla terra piccolo e povero, significa che per essere simili a Lui noi non dobbiamo metterci al di sopra degli altri, ma anzi abbassarci, metterci al servizio, farci piccoli con i piccoli e poveri con i poveri. Ma è una cosa brutta quando si vede un cristiano che non vuole abbassarsi, che non vuole servire. Un cristiano che si pavoneggia dappertutto, è brutto: quello non è cristiano, quello è pagano. Il cristiano serve, si abbassa[3]. Miei cari fratelli e sorelle, in questo Natale il nostro ricordo va a quanti non celebreranno il Natale: a coloro che non hanno un tetto e dormono nelle nostre stazioni, a coloro i quali, a causa della crisi che stiamo vivendo, hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese; a coloro che sono tristi per la scomparsa di una persona cara.

Questo Gesù che è nato nella storia e che nasce in me, diventi la luce che orienta, la forza che ci sospinge, la certezza che ci rasserena e ci pacifica, la profezia che in ogni presente ci annuncia un futuro che nessuna catastrofe fa naufragare, che anche nelle ore più disperate mi annuncia la speranza che non delude: Dio è con noi!

[1] Tertulliano, De resurrectione mortuorum VIII, 6-7.

[2] Agostino, Sermo 192, 1.

[3] Catechesi Papa Francesco, 18.XII.2013.