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Cultura e Società

Presentato il libro di poesie in vernacolo sambiasino Icica, di Ciccio Scalise

Paolo Emanuele · 6 anni fa

Pubblico delle grandi occasioni nella serata di ieri, giovedì 21 novembre, al Teatro Politeama di Lamezia Terme per la presentazione del libro di poesie su Sambiase “Icica…”, di Francesco (“Ciccio”) Scalise, con la prefazione del critico letterario Tommaso Cozzitorto e la presentazione dell’amico di sempre di Scalise, Raffaele D’Augello. Una manifestazione organizzata dall’associazione culturale “InOper@” (un sodalizio di giovani, che in un anno ha già raggiunto grossi consensi, facendosi apprezzare ovunque per l’impegno e la serietà con cui porta avanti lodevoli iniziative), con il patrocinio del Comune di Lamezia ed in collaborazione con la “community Igers” di Lamezia, che in occasione della serata ha esposto e proiettato alcune foto scattate nel corso degli Instawalk organizzati nei mesi scorsi nel centro storico dell’ex Comune di Sambiase.

Dopo il saluto del sindaco della città Gianni Speranza, che ha augurato a Ciccio Scalise di “continuare in questa sua passione e di fare tante altre cose belle”, è stata declamata da Gianna Parlatore la poesia che ha dato il titolo al libro “Icica…”, cioè quello che si dice al mercato, al bar, nel salone del barbiere, in piazza. Tutto questo Ciccio Scalise lo ha raccontato nei suoi versi per consegnarlo alle nuove generazioni.

La moderatrice della serata Elena De Fazio, dell’associazione culturale “Inopera@”, chiamata sul palco da Salvatore D’Elia, che cura le pubbliche relazioni dello stesso sodalizio, ha dapprima presentato l’autore e successivamente ha spiegato come Scalise “si è fatto portare in tutto e per tutto da noi dell’associazione. Ed è stata questa semplicità che noi abbiamo apprezzato in lui e soprattutto nelle sue poesie”.

Nel corso della serata, intermezzi musicali a cura del dj Cristian Palaia, mentre sullo sfondo del palcoscenico venivano proiettate foto storiche riguardanti Sambiase, con il suo suggestivo centro storico, i vagli, le viuzze, le chiese e quant’altro.

Primo relatore della serata il critico letterario Tommaso Cozzitorto, che ha curato la prefazione del libro, il quale ha subito posto l’accento su come si è pervenuti alla stesura dell’opera di Scalise. “Sono stato contattato da Raffaele D’Augello –ha detto Cozzitorto-, il quale mi ha chiesto di leggere le poesie di Scalise e di scrivere qualcosa. E la cosa che ho notato subito –ha aggiunto il critico letterario- è il contributo che Scalise ha voluto dare al quartiere Sambiase. In questo libro vi è un recupero delle atmosfere, che ti calano nello stato d’animo. Quello che mi ha appassionato è anche il lavoro filologico, perché Scalise si esprime in un vernacolo vicino al sambiasino antico. <> -ancora Cozzitorto- ci da quel senso del racconto al focolare, che fa da contrasto con la moderna tecnologia. In realtà, l’interiorità è proprio l’ispirazione del poeta”. Cozzitorto ha ricordato che nel libro “vi è anche una devozione verso San Francesco di Paola, veramente sentita”, soffermandosi anche su un altro punto, “la rivalutazione di Savutano”. Per Cozzitorto c’è un sottile filo che lega il tutto, in una parola “il titolo unifica tutto il libro”, dove c’è “una poesia dedicata a Papa Francesco, come si sta rappresentando in noi in questo periodo”. Alla fine del testo c’è un glossario, dove poter leggere queste antiche parole con la traduzione in senso moderno. Cozzitorto ha poi ricordato “la dedica che vi è all’inizio (nda, Scalise ha dedicato la raccolta al figlio Gianluca, scomparso all’età di 21 anni), che da l’ispirazione emozionale del pensiero”, invitando tutti a leggere il libro, “ed ecco che vengono fuori racconti di amicizia, di emigrazione; insomma, si possono trascorrere un paio d’ore di grande serenità per cogliere quella che è la realtà di oggi”.

Ancora un’altra poesia di Scalise, “A crisi” e poi si è passati all’intervento di Matteo Scalise, giovane dottore in Scienze storiche, che ha esposto in sintesi la storia di Sambiase, dal periodo post- bellico, dagli anni ’50 ai giorni nostri, facendo notare che la produzione poetica di Scalise inizia dagli anni ’60, che si aprono con il boom economico e con la Chiesa che sente di rinnovarsi e convoca il Concilio Ecumenico. Altro intermezzo musicale e altra poesia, declamata da Iris Pino.

Poi ha preso la parola l’autore, che in un misto tra italiano e dialetto sambiasino e con qualche battuta ha strappato tanti applausi ai numerosi presenti che gremivano il Politeama. “Non mi aspettavo veramente questa partecipazione. Questo libro, Icica… è nato –ha detto in dialetto sambiasino- grazie a Raffaele D’Augello che ha contattato Cozzitorto, il quale dopo aver letto le poesie, ha insistito perché andassero pubblicate”.

Ciccio Scalise, dopo una doverosa sfilza di ringraziamenti, ha parlato dei suoi dieci anni che è stato con la famiglia a Conflenti, per motivi di lavoro (“da operaio Enel a Capo Nucleo -come ricorda D’Augello nella scheda di presentazione dell’autore-; poi, esigenze di servizio lo chiamano a Gizzeria Lido, ritornando così nella sua Sambiase”), invitando poi sul palco il presidente del Consiglio comunale conflentese, Giovanni Strangis, che nel suo breve intervento ha parlato della vicinanza di Lamezia e Conflenti “come un fatto storico”, soffermandosi a livello ecclesiale “sulla venerazione comune alla Madonna di Visora”. E poi rivolgendosi a Ciccio Scalise si è congratulato per queste sue liriche, per questa sua poesia, che “ci amalgama”.

Il nipote Antonio Scalise, a nome di tutti i parenti, ha consegnato una speciale targa ricordo. Ancora sul palco per un breve saluto il vicesindaco di Lamezia, Milena Liotta. “Nel libro, Scalise ci richiama alla memoria –ha sottolineato Liotta-, all’esigenza che è quella di non dimenticare. E ciò al fine di lasciare una traccia della memoria collettiva, con l’esigenza di lasciarla dal suo punto di osservazione. <>, appunto quello che gli altri dicono di rappresentare una certa realtà. Il vernacolo è di per sé, per definizione popolare –ancora il vicesindaco di Lamezia- quella lingua che nasce dal basso, ma che raggiunge larghe fasce della collettività. Mi farebbe piacere che i giovani recuperassero questo dialetto”. Milena Liotta ha concluso con l’auspicio di “rinsaldare la nostra identità per rilanciare la nostra storia, così da poter consentire di tracciarne una più grande per Lamezia”.

Saluti finali dalla presidente dell’Associazione “In opera@”, Elena Ruberto e poi Ciccio Scalise si è messo a disposizione per apporre il suo autografo sui libri acquistati.